Mosaico
Non nostalgia, ma creatività e interesse per il presente e il futuro. È questa la chiave di lettura per la 25a edizione di “Euganea Film Festival”, la rassegna di cinema indipendente che da un quarto di secolo anima l’estate dei Comuni alle pendici dei Colli Euganei. A presentare il programma che andrà in scena dal 28 agosto al 6 settembre è il direttore artistico Giovanni Benini: «Ciò che da sempre contraddistingue questo evento sono le tematiche legate all’ambiente, al territorio, al clima. Anche quest’anno proporremo pellicole che si “immergono” in questi temi, rivolgendosi sia a un pubblico cinefilo – in grado di apprezzare una programmazione di ricerca – sia a una platea più larga, ma sempre attenta al rapporto tra essere umano e ambiente».
Saranno 49 le opere in cartellone, provenienti da 25 Paesi. Le proiezioni – sparpagliate tra i Comuni di Este, Monselice, Baone, Cinto Euganeo e Montegrotto Terme – saranno in continuità con lo spirito del festival degli anni precedenti, ma non mancheranno delle novità. «Ci sarà una nuova sezione dedicata ad autrici e autori under 35 che affiancherà la prima residenza artistica dedicata al cinema del reale. E, ancora, sono in programma masterclass, laboratori, workshop, ospiti del calibro di Marco Paolini e la sonorizzazione dal vivo di Uomini di domenica a cura di Krano, David di Donatello per le musiche de Le città di Pianura. Da segnalare anche l’incontro dal titolo “L’acqua zè morta!” con Marco Paolini, insieme all’attrice e musicista Maria Roveran e al regista Giovanni Pellegrini, in una riflessione condivisa sul legame tra arte, acqua e territorio, in collaborazione con la Fabbrica del Mondo», prosegue Benini.
Uno spazio è dedicato ai più piccoli con EFF Walks e Lab: per gli 8-14 anni è in programma “Ciak, si anima!”, a cura di Giovanni Bertozzi, dedicato allo stop motion e al doppiaggio, mentre dagli 8 anni in su andrà in scena “Futuro a colori!”, a cura dell’associazione Alidarte Aps, un laboratorio creativo dedicato al riuso dei materiali.
A fianco alla rassegna di opere cinematografiche, il festival propone, come da tradizione, un concorso strutturato in diverse sezioni. Sette saranno i film in lizza per la categoria dedicata ai lungometraggi, affrontando tematiche come l’ecoansia, le trasformazioni ecologiche, i movimenti ambientalisti, le grandi questioni politiche e sociali contemporanee, fino ai paesaggi segnati dall’intervento umano. Uno spazio sarà poi destinato a 15 corti che verranno presentati in tre programmi tematici – Facing the world, Beyond the human e Common ground – esplorando il rapporto tra individuo, comunità e altre forme di vita. A valutare le opere in concorso saranno due giurie composte da personalità di primo piano del panorama cinematografico internazionale.
In occasione dei 25 anni del festival, Marco Trevisan, presidente di Euganea Movie Movement, l’associazione che organizza l’evento, trae un bilancio: «La sostenibilità, per noi, non è soltanto un tema di programmazione, ma il principio che guida ogni scelta artistica e organizzativa. Essere arrivati fin qui significa aver costruito, anno dopo anno, una comunità di artisti, istituzioni e spettatori che condivide questa visione. È questo il patrimonio più prezioso del festival e il punto di partenza per guardare al futuro».
A Trevisan fa eco il direttore artistico Benini che conclude guardando al futuro: «25 anni cosa sono per un festival? Sono migliaia di immagini che hanno attraversato uno schermo. Sono piazze, giardini, sale cinematografiche. Sono chilometri percorsi con un telo, un proiettore e il cinema caricato su un furgone. Sono incontri che continuano a produrre altri incontri. Ma soprattutto sono il tempo necessario perché un’idea metta radici. La prima edizione di Euganea Film Festival nasceva nel 2002, come risposta alla chiusura dell’unica sala cinematografica dei Colli Euganei. Da allora il mondo è cambiato molte volte: l’affermarsi della globalizzazione, la crisi economica, la pandemia, le guerre, l’accelerazione della crisi climatica. Anche il cinema è cambiato, insieme al modo di guardarlo, produrlo e condividerlo. Quello che non è cambiato è la convinzione che il cinema possa ancora essere uno spazio di pensiero critico, di incontro e di comunità. Un luogo in cui osservare il presente senza semplificarlo, costruendo un dialogo continuo tra la creatività contemporanea e i territori che la accolgono».