Fatti
Una fusione da rilanciare. La sindaca: «Con Chiuppano lavoriamo in sinergia: abbiamo abbinato protezione civile, servizi tecnici e istruzione. Nei prossimi anni realizzeremo un parco da tremila metri quadri»
Sette anni fa, il 16 dicembre 2018, fu la maggioranza dei cittadini di Chiuppano (700, il 57,66 per cento) a dire di “no” alla fusione con Carrè, che invece (931 “sì”, il 74,90 per cento) si pronunciò largamente a favore del progetto di istituzione del Comune di Colbregonza. Un nome che forse non scaldò il cuore degli elettori. Ma adesso Valentina Maculan, insegnante all’Engim di Thiene, nel settore della formazione professionale, eletta sindaco di Carrè nel 2019 e confermata nel 2024, si augura che, in questa consiliatura, la fusione tra i due municipi possa finalmente realizzarsi.
Come si rapporta la giunta con i cittadini? «Tante volte, in consiglio comunale, ci manca il confronto. Per questo convochiamo periodicamente degli incontri pubblici. E poi siamo persone che vivono le dinamiche del paese, siamo fortemente immersi nel tessuto sociale e associativo. Carrè è una cittadina di 3.500 abitanti e questo ci aiuta ancora a tenere viva la relazione diretta. Come amministrazione siamo particolarmente attenti alle politiche del sociale, che implicano l’apertura al dialogo, all’accoglienza, all’aiuto agli ultimi. Anche con don Alfredo Neri, nel rispetto delle reciproche sfere di competenza, c’è un ottimo dialogo».
Quali sono le priorità dell’amministrazione Maculan? «Abbiamo lavorato sul polo scolastico, che è il nostro grande cantiere. La scuola primaria è comunale, la scuola secondaria di primo grado è intercomunale con Chiuppano: la sede è a Carrè, ma lo stabile è tutto in comproprietà. Siamo intervenuti sull’efficientamento energetico del nostro plesso, sulla sistemazione sismica di entrambi gli edifici. Con il 2026 chiudiamo tutto il relamping: ogni anno abbiamo ricavato risorse per passare per stralci all’illuminazione con lampade a basso consumo energetico. Abbiamo operato sul miglioramento della viabilità, dotandoci di piani strategici per la gestione del territorio: come il piano intercomunale delle acque con Zanè, Thiene e Sarcedo. Facciamo opere di regimazione delle acque. Tutti i veicoli comunali pian piano stanno diventando mezzi elettrici, attuando il Paesc, il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima. Nei prossimi anni saremo impegnati nella sistemazione di un’area verde che di recente abbiamo acquisito da un privato: tremila metri quadrati nel cuore del paese, che trasformeremo in un grande parco. Promuoveremo un concorso di idee, poi lavoreremo intercettando i giusti filoni di finanziamento».
Tante le proposte sul tavolo, ma il personale comunale è ridotto. «Abbiamo 15 dipendenti, tanti sono part-time. Per far fronte alle carenze di personale, stiamo lavorando fittamente con il Comune di Chiuppano, che ha 2.300 abitanti. Dal 2024, con il nuovo sindaco abbiamo rilanciato l’associazionismo. Abbiamo già abbinato i servizi tecnici, la protezione civile, i servizi informatici, l’istruzione pubblica. Per cultura e manifestazioni abbiamo già un calendario condiviso degli eventi. Stiamo lavorando insieme verso un nuovo referendum, favorendo un percorso dal basso e tenendo sempre informata la cittadinanza. Gli assessori sono molto bravi perché dialogano fittamente tra di loro. Tutte le iniziative che proponiamo sono patrocinate da entrambi i Comuni. Insomma, noi ci sentiamo già “fusi”».
Il parroco: «Ogni venerdì, alternando le quattro zone del paese, porto la comunione agli ammalati e agli anziani. Il mio annuncio è Parola, pane di vita, luce del mondo»
È a Carrè da 15 anni. «Sono arrivato qui nel 2010 – ricorda don Alfredo Neri – Un’esperienza bella, che affronto con tanto entusiasmo e tanto impegno. Sintetizzo così il mio annuncio: parola, pane di vita, luce del mondo». Originario di Arre, in precedenza don Alfredo aveva lavorato per dodici anni a Campo San Martino, dove l’amministrazione gli aveva conferito la cittadinanza onoraria. «Già prima di essere nominato a Carrè, desideravo venire a lavorare in queste zone, perché ho insegnato a Thiene. Ho trovato molti giovani che avevano frequentato l’istituto per geometri e che hanno messo su famiglia. Quando ho bisogno, i padri Giuseppini di Thiene mi danno una mano per l’attività pastorale».
Ogni fine settimana la parrocchia di Carrè garantisce ai fedeli ben quattro messe. «Francamente non saprei quale eliminare perché la gente viene a ogni funzione. Abbiamo il gruppo liturgico con ministranti e lettori. Così, oltre alla chiesa di Santa Maria Assunta, riusciamo a valorizzare anche il santuario della Madonna della Fratta, dove ogni domenica, al termine della messa delle 16, facciamo un momento di festa. In questo periodo invernale c’è anche il focolare: stiamo lì insieme, prendiamo qualcosa di caldo, c’è sempre qualcuno che porta da mangiare. L’anno scorso, dopo un piccolo restauro, al santuario abbiamo fatto una festa bellissima; era presente anche il vescovo».
L’ultima messa domenicale, delle 18.30, viene trasmessa su Radio Kolbe. «Me l’hanno chiesta perché c’è un clima di famiglia. Io ho anche proposto che alcune comunità vengano collegate con la chiesa in cui celebra un parroco, per dar modo, anche a chi non può andarci di persona, di partecipare alla celebrazione festiva». La tecnologia, insomma, può essere utile: «Mi è capitato per un funerale assai partecipato, in chiesa non ci si stava, abbiamo messo un ripetitore e lo schermo sia nel salone della parrocchia che nella chiesetta di Santa Lucia, dove c’era un ministro straordinario per la comunione. I fedeli erano contentissimi».
«Abbiamo un bel gruppo di Azione cattolica – aggiunge – Ogni anno arrivano nuovi animatori: dal 6 all’8 dicembre hanno fatto un corso di formazione a Pian delle Fugazze. Abbiamo tre gruppi per il canto: la corale, il gruppo dei giovani e quello delle mamme. Ho anche diviso il paese in quattro zone; ogni venerdì, alternando le zone, porto la comunione agli ammalati e agli anziani».
Nella prima domenica di Avvento il parroco ha avuto un occhio di riguardo per i più piccoli: all’offertorio è stata portata sull’altare una cesta di libri di fiabe, che poi gli alunni della prima elementare si sono portati a casa. Il 13 dicembre viene festeggiata santa Lucia nella chiesetta del Trecento che le è dedicata: «Quando sono arrivato era abbandonata, così l’ho subito riattivata. Tutte le mattine vi celebro la messa. Sono sempre presenti almeno una trentina di persone». Don Alfredo osserva che anche il mestiere di parroco si sta evolvendo, ma certi valori restano. «Sono sempre attento ai segni. I segni parlano, come le persone. Mia mamma mi diceva: “Mi raccomando, quando incontri le persone, saluta tutti, dì delle belle parole a tutti e vestete puitto”. Io porto sempre i miei segni sacerdotali, non me vergogno, e la mia camicia con il colletto. Si capisce subito che sono un prete. Questo facilita anche il ministero». Però bisogna anche sapersi rapportare alle novità. «Recentemente sono stato chiamato a un funerale, in forma privata, nella chiesetta dell’obitorio, prima della cremazione. Ho portato il saluto ai presenti, ho letto un brano del Vangelo, ho tenuto una breve omelia e ho benedetto la salma. I convenuti hanno apprezzato».
«Fino al 1911 eravamo un unico Comune: Chiuppano era una frazione di Carrè e poi si è staccata per l’esplosione del settore del tessile. Abbiamo due parrocchie, entrambe in Diocesi di Padova, e possono contribuire a creare un clima favorevole alle fusioni tra Comuni».