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Da mozzare il fiato, ma fragile. Il sindaco: «Bellezza paesaggistica e storia convivono con la fragilità territoriale: nel 2024 le frane sono state 75. L’ex ospedale psichiatrico sarà un centro per chi soffre di Alzheimer»
In tanti conoscono Marostica per il centro storico e le tradizioni legate agli scacchi. Questo Comune però è una realtà complessa, in cui bellezza paesaggistica e storia devono convivere con la fragilità del territorio. Lo fa presente il sindaco Matteo Mozzo, eletto nel 2018 alla guida dei circa 14 mila residenti e confermato un lustro più tardi. «Era la mia prima candidatura a sindaco, avevo solo 28 anni e puntavo più che altro a entrare in Consiglio comunale. Con grande sorpresa mia e della squadra, sono stato scelto – spiega il primo cittadino classe 1990, agrotecnico di professione, alla guida di una coalizione civica appoggiato dalla Lega e da Fratelli d’Italia – Evidentemente, dopo due commissariamenti che avevano bloccato iniziative e progetti, la gente voleva ripartire».
La ripartenza, continua Mozzo, è stata scandita dal tuffo in più bandi possibili. «Abbiamo ottenuto nel primo mandato quasi 7,4 milioni di euro di contributi. Li abbiamo potuti investire grazie all’adozione del Pat. Sono andati alle nostre scuole per oltre due milioni di euro. Al completo recupero per 2,2 milioni del teatro Politeama dopo trent’anni di attesa, inaugurato a novembre scorso, altra chicca in pieno centro storico. Alla sicurezza idrogeologica». Quest’ultima è un imperativo in agenda in questo secondo mandato, soprattutto dopo il maltempo e gli smottamenti di giugno 2024: «Quasi due terzi della superficie comunale è collinare: i nostri cittadini possono godere di panorami mozzafiato, ma devono temere particolarmente le frane, ben 75 nel solo 2024. Per fortuna il ministero competente ci ha concesso un finanziamento di 5.530.000 euro. A questa aggiungiamo la manutenzione e la pulizia dei corsi d’acqua nei tratti di nostra competenza, per frenare inondazioni di ogni tipo: un lavoro portato avanti dalla Protezione civile e dai gruppi degli Alpini». Il volontariato è un altro tema che fa gongolare Mozzo. «Ho passato una vita nella pro loco come volontario, da quando ero sedicenne. E nel Comune di Marostica ci sono tante persone che dedicano il loro tempo in forma gratuita. Basti pensare alle oltre ottocento persone che curano la manifestazione degli scacchi viventi a settembre, con uno zoccolo duro di duecento attive tutto l’anno tra costumistica e organizzazione. E, ancora, sono operative una quarantina di associazioni sportive e almeno 45 culturali, cui abbiamo rimesso a nuovo parecchi impianti».
Ma tra i traguardi, a detta di Mozzo ce n’è uno che è particolare motivo di orgoglio: «Durante i tristi mesi del Covid, ci siamo accorti di un bando regionale per accogliere i malati di Alzheimer al primo stadio della malattia. In conferenza dei sindaci abbiamo perciò deciso di trasformare il nostro ex ospedale psichiatrico in un primo centro di trattamento, progetto pilota in un’ottica di programmazione di ampio respiro. Finanziato con ben 15 milioni di euro, di cui l’80 per cento di contributi regionali, ospiterà all’inizio una ventina di persone con questo disagio. Oltre a operatori del settore, i malati potrebbero essere seguiti anche da giovani coppie in forma di volontariato: i primi avrebbero un supporto in più, i secondi beneficerebbero di sgravi e incentivi per venire a vivere qui; e si formerebbe, nel contempo, un nuovo senso di comunità». Quindi, anche un obiettivo ambizioso di contrasto del calo demografico e del conseguente spopolamento, presente anche a Marostica ma per il sindaco in fase di inversione.
Il parroco: «Anche se piccole sono comunità dove la gente tende ancora a dare una mano nei momenti difficili. Non manca mai chi supporta le celebrazioni a beneficio dei fedeli»
La Diocesi di Padova include quattro parrocchie all’interno del territorio comunale di Marostica: Pradipaldo, Valle San Floriano, Crosara San Luca e Crosara San Bortolo. Si tratta di piccoli centri in quanto a popolazione, quasi più contrade per le rispettive caratteristiche storiche e di conformazione. Le seguono i due presbiteri don Luigino Bortignon e don Giampietro Ravagnolo, assieme alle confinanti Rubbio, Conco e Fontanelle dell’Altopiano dei Sette Comuni. «Nessuna di esse supera i mille abitanti, tutte quattro assieme ne fanno duemila. Addirittura una, Pradipaldo, a stento raggiunge i 200 – spiega don Luigi – Si tratta comunque di comunità vive, dove la gente tende ancora a darsi una mano, soprattutto nei momenti di difficoltà».
Ci sono altri aspetti che il parroco apprezza. «Le celebrazioni risultano ancora partecipate da una parte della popolazione – è una delle note positive – Inoltre, grazie al supporto di altri due preti più anziani e dei sacrestani riusciamo a garantire almeno una messa durante il fine settimana; e non manca mai chi legge o supporta la celebrazione in qualche modo a beneficio dei fedeli». Questo, nonostante lo spopolamento generale che interessa la zona (come purtroppo molti altri analoghi territori di montagna e di pianura): restano sempre meno giovani e la contestuale presenza di stranieri è trascurabile.
I problemi oggettivi dovuti alla diminuzione dei residenti sono comunque compensati da un’accurata programmazione alle spalle; in questo caso, diventa necessaria anche per la distribuzione dei parrocchiani su un territorio sufficientemente vasto e variegato. «A livello pastorale le abbiamo suddivise in tre gruppi, in base… all’altitudine. Ci sono le tre parrocchie dell’Altopiano, fuori dal territorio comunale di Marostica. Quindi, quelle “mediane”, nella fattispecie le due Crosara. Infine, Valle e Pradipaldo. Al di là delle difficoltà oggettive dovute allo spopolamento progressivo, ognuna ha dimostrato una buona autonomia organizzativa nel gestire gli eventi parrocchiali».
Per esempio, per quel che riguarda l’associazionismo a tema religioso: «In tutte le parrocchie è attivo un gruppo della parola, che mette assieme adulti, anziani e anche qualche giovane nel discutere la Parola di Dio e saperla adeguare ai tempi che cambiano; si incontrano, a scaglioni in base al raggruppamento parrocchiale, nei diversi lunedì del mese».
E non soltanto loro. «Ma vale la pena citare realtà come i singoli gruppi degli Alpini, che pure sono presenti in ciascuna di queste frazioni e si rendono utili in più occasioni». Mancano, invece, le sezioni locali dell’Azione Cattolica e degli scout Agesci per la scarsa disponibilità di potenziali iscritti. «A Marostica, fuori dalle nostre parrocchie, esistono comunque dei gruppi scout». E al momento non sono attivi neppure dei gruppi missionari. «A Pradipaldo c’era un prete che ha fatto il missionario e aveva sollevato l’attenzione su questi temi. Ma non ci sono gruppi strutturati». Quanto alla cultura, quasi nulli i riferimenti alla storia cimbra ancora ben ricordata nei paesini contermini.
Gli abitanti di questi centri possono contare comunque su alcuni servizi veri e propri nonché su strutture per l’aggregazione. Nonostante si tratti spesso di immobili costruiti con altre finalità. «A Valle San Floriano l’ex casa del sacrestano è diventata l’asilo nido. Sempre qui è stato individuato un altro edificio per ricoprire le funzioni di patronato» conclude don Luigi.