Fatti
A causa dei bombardamenti russi delle ultime settimane, il monastero delle Suore della Famiglia Monastica del Verbo Incarnato (SSVM) di Kramatorsk, nell’est dell’Ucraina, è stato colpito e danneggiato due volte. Lo rende noto l’Esarcato greco-cattolico di Donetsk, rilanciando un messaggio pubblicato dalle religiose sui social network e sottolineando che, nonostante gli attacchi, la comunità continua a vivere nel monastero e a svolgere il proprio servizio pastorale a favore della popolazione locale.
“Per quasi tre settimane l’edificio del nostro monastero è stato danneggiato due volte”, scrivono le suore, accompagnando il messaggio con alcune immagini della struttura colpita. “Per l’aggressore non c’è nulla di sacro: nessun tempio, nessun monastero, nessuna croce, nessuna icona, nessun luogo di preghiera. Ma il peggior sacrilegio è il disprezzo per la vita umana, creata a immagine di Dio”. Le religiose richiamano quindi la sofferenza della popolazione civile: “Quando le case vengono distrutte, quando persone innocenti muoiono, quando i bambini sono costretti ad addormentarsi al suono delle sirene e delle esplosioni, tutto questo non ferisce soltanto l’Ucraina, ma l’intera umanità”.
Le Suore della Famiglia Monastica del Verbo Incarnato sono presenti nell’Esarcato di Donetsk dal 2018 insieme ai sacerdoti della stessa famiglia religiosa. Dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala, la comunità si è stabilita a Kramatorsk, dove il monastero è diventato un luogo di preghiera e un punto di riferimento per la popolazione. Le religiose collaborano con le parrocchie del territorio, in particolare nelle attività rivolte a bambini e giovani, e visitano regolarmente famiglie che vivono in condizioni di particolare vulnerabilità e pericolo. Nel loro appello le suore ribadiscono la volontà di non lasciarsi sopraffare dalla guerra:
“Non vogliamo che l’ultima parola appartenga alla distruzione, perché l’ultima parola appartiene sempre a Dio”.
Da qui l’invito alla preghiera “per l’Esarcato di Donetsk, per il nostro popolo, per i nostri difensori, per i sacerdoti e le persone consacrate, per tutti coloro che, rischiando la propria vita, continuano a portare Cristo e la sua luce dove sembra regnare soltanto l’oscurità”. E ancora: “Non perdiamo la speranza, perché sappiamo a chi appartiene questa casa. Sotto la protezione di Maria il nostro monastero è stato fondato e sotto la sua protezione è ancora in piedi oggi”. Le religiose concludono con una preghiera “per una pace giusta” e “per la vittoria della vita sulla morte, della verità sulla menzogna, del bene sul male”.
Secondo quanto riferito dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nella scorsa settimana la Russia avrebbe lanciato contro l’Ucraina quasi 1.900 droni, circa 1.600 bombe aeree guidate e 144 missili di diverso tipo, colpendo 16 regioni del Paese. Gli attacchi più intensi hanno interessato Kiev, Kharkiv e le regioni di Odessa, Zaporizhzhia e Dnipro, provocando vittime civili e danni a oltre 1.500 edifici, comprese numerose abitazioni. Commentando la situazione, l’esarca di Donetsk, mons. Maksym Ryabukha, ha denunciato le conseguenze dell’aggressione militare sulla popolazione e sui luoghi di culto. “È triste quando coloro che proclamano di essere autentici cristiani torturano e uccidono prigionieri, distruggono chiese e monasteri e colpiscono centinaia di civili senza alcun rimorso”, afferma il vescovo. Allo stesso tempo, però, mons. Ryabukha richiama i segni di speranza che continuano a emergere anche nelle comunità più vicine alla linea del fronte. “La Chiesa continua a rimanere accanto al suo popolo. Sacerdoti, monaci e monache non abbandonano le persone loro affidate. Sono una testimonianza vivente del fatto che fede, amore e speranza sono più forti della violenza”. Una testimonianza che richiama le parole pronunciate dal capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, all’indomani dell’inizio dell’invasione russa su larga scala:
“L’Ucraina resiste, l’Ucraina combatte, l’Ucraina prega”.