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Si è spento nelle prime ore di sabato 2 maggio don Umberto Sordo, già parroco della Madonna Pellegrina in Padova. Aveva 62 anni. Negli ultimi giorni la sua condizione di salute era precipitata, portando all’epilogo di un cammino di malattia che lui stesso aveva imparato a chiamare “il monte” su cui restare a pregare.
Nato a Padova il 16 febbraio 1964 da Antonio e Anna Maria Massarotto (mancata nel febbraio 2025), don Umberto era cresciuto nella parrocchia cittadina di San Carlo. Dopo il percorso completo del Seminario era stato ordinato presbitero l’11 giugno 1989 dal patriarca di Venezia, il cardinale Marco Cè, in un anno segnato dalla recente scomparsa del vescovo Filippo Franceschi. Il suo primo incarico fu di vicario parrocchiale allo Spirito Santo in Padova; nell’estate del 1992 venne mandato a San Giacomo di Romano d’Ezzelino, e nel settembre 1997 a Lozzo Atestino, comunità della quale divenne parroco nel giugno 1999. Proprio Lozzo sarebbe rimasta nel suo cuore come “gli otto anni più belli della mia vita”, al punto da chiedere espressamente di esservi sepolto.
A fine estate del 2005 fu nominato co-parroco dell’Unità pastorale di Cona, comprendente Cona, Cantarana, Monsole e Pegolotte. Dal luglio 2014 all’estate 2018 ricoprì il delicato incarico di arciprete della Cattedrale e di parroco moderatore dell’Unità pastorale della Cattedrale, con le parrocchie di Sant’Andrea, San Benedetto, San Tomaso Becket e San Nicolò; più tardi fu anche legale rappresentante della parrocchia dei Servi. Nel dicembre 2017 venne nominato canonico dell’Amplissimo Capitolo della Cattedrale, con il titolo di Santa Maria. Dal settembre 2018 era parroco della Madonna Pellegrina, una destinazione che aveva il sapore di un ritorno alle origini: in quella stessa chiesa i suoi genitori si erano sposati e lui era stato battezzato, prima del trasferimento della famiglia. Negli anni aveva inoltre servito nel Consiglio presbiterale (1990-1993) ed esercitato il ministero di vicario foraneo nei vicariati di Lozzo Atestino (2003-2008), Pontelongo (2006-2013) e per qualche mese, nel 2018, anche della Cattedrale.
Il marzo 2021 segnò una svolta: don Umberto fu colpito in modo grave dal Covid, con strascichi che ne avrebbero condizionato la presenza in parrocchia, tanto che il vicario don Marco Piva si fece carico di sostenerlo e sostituirlo in più modi. Nell’ottobre 2023 arrivò inattesa la diagnosi di un tumore al colon, e il mese successivo don Umberto si trasferì nella Casa del Clero per affrontare meglio le cure, continuando però a seguire la Madonna Pellegrina nei tempi e modi possibili. In occasione del ritiro d’Avvento dei presbiteri preparò un messaggio, letto dal vescovo Claudio, in cui raccontava “pur tra qualche fatica e lacrima” la sua esperienza nelle lunghe ore d’attesa all’Istituto Oncologico Veneto, quella che lui chiamava “valle di lacrime”: di fronte alla sofferenza di tante persone più giovani di lui, scriveva, gli sembrava di non avere nulla, e indicava ai confratelli quelle “tante situazioni di malattia nascoste e silenziose, presenti nelle nostre parrocchie”, verso le quali i preti sono chiamati a portare almeno un raggio di luce e di speranza.
Con l’autunno 2024 don Umberto venne sollevato dall’incarico di parroco e iniziò una convivenza coraggiosa e serena con la malattia, senza mai perdere i legami con le persone, la lettura, la vita spirituale e la collaborazione con la Madonna Pellegrina. In una lettera di fine 2023 aveva consegnato pagine di rara intensità: il ringraziamento al vescovo e al presbiterio, l’affetto per la Casa del Clero dove il direttore don Luigi era diventato “prima di tutto un grande amico” e gli altri preti anziani come “nonni” che lo coccolavano, ribaltando i rapporti dei tempi della Cattedrale. Aveva raccontato anche la sorpresa di avere accanto, “proprio tutti”, i compagni di ordinazione alla celebrazione dell’Unzione degli infermi ricevuta l’11 novembre 2023. E aveva descritto la Madonna Pellegrina come “una parrocchia da sogno, la più bella del mondo”, divenuta in quei mesi “una comunità che prega”: nessuno lo chiamava più per questioni pratiche, ma solo per dirgli che pregavano per lui. “Adesso per me è arrivato il momento di fare il parroco così – scriveva –: non più correndo, ma restando sul monte della malattia a pregare”. E davanti al futuro vedeva “un libro aperto con solo pagine bianche”, pronte per essere riempite non da lui, ma da Chi “sta scrivendo uno spartito nuovo, per me ancora sconosciuto, senz’altro bellissimo”.
Restano, di lui, parole che illuminano il senso del passaggio: “Dentro ogni morte c’è la vita – aveva scritto a Natale 2023 – e tutto ciò che può sembrarci una fine non è altro che un modo nuovo per ricominciare”. E ancora, nel Venerdì Santo 2024: “Di fronte al male e alla sofferenza noi siamo tutti compagni di scuola e anche Dio lo è con noi. Lui però ci aiuta a passare oltre, persino oltre il muro della morte: e passare oltre in ebraico si dice Pasqua”.
Le esequie saranno celebrate dal vescovo Claudio nella Basilica Cattedrale giovedì 7 maggio alle ore 9.30. La salma di don Umberto si trova nella camera ardente dell’Opsa, dove è possibile portare un saluto dalle 8 alle 19 nei giorni che precedono le esequie. Mercoledì 6 maggio, alle 21, alla Madonna Pellegrina si terrà una veglia di preghiera alla presenza della salma. Dopo le esequie il feretro sarà accompagnato a Lozzo Atestino: alle 15.30, nella chiesa parrocchiale, un momento di preghiera precederà la tumulazione nel cimitero locale, dove don Umberto ha chiesto di essere sepolto “se possibile nella nuda terra”.
La vicinanza della Diocesi e della comunità cristiana va al papà Antonio, al fratello Leonardo, alla cognata Antonella e ai nipoti Emanuele, Alessandro e Camilla.