Tra dipendenza dalle Big Tech statunitensi e modello statale cinese, l’Europa punta alla sovranità tecnologica: cloud, IA, semiconduttori ed euro digitale per costruire un ecosistema autonomo
Nelle scorse settimane le bischerate groenlandesi del ciuffo alla Casa Bianca hanno fatto sorgere un pensiero a più di qualcuno da questa parte dell’Atlantico: «E se ci staccasse la spina?». La paura non è tanto che vengano meno gli aiuti all’Ucraina o le importazioni di gas liquido, quanto la messa in dubbio della terzietà e della disponibilità di servizi digitali che diamo ormai per scontati. Come avevo ricordato in questa rubrica nel febbraio 2025, il brutale divorzio de facto tra Europa e Stati Uniti mette seriamente in discussione le fondamenta su cui abbiamo costruito l’era digitale. Non solo i programmi Microsoft o i social media, ma anche i sistemi di pagamento digitale dei circuiti Mastercard e Visa, i server, i sistemi cloud, le memorie su cui operano in massima parte le nostre aziende, fino al boom dell’intelligenza artificiale generativa. È vero: Internet (dono di Dio come ricordava papa Francesco) è nata come autostrada pubblica in cui tutti sono uguali, ma ci siamo abituati – per comodità e pigrizia – a guidarci sopra solo auto americane. Qual è dunque il vero timore? Non un blackout del web prima dell’invasione militare dell’Islanda (sic.), quanto l’asservimento delle big tech alla Casa Bianca. Come ricorda Francesca Bria, fondatrice di Eurostack, in un’intervista al Corriere della Sera, «il Cloud Act americano è esplicito: le aziende Usa devono consegnare i dati al governo, se richiesto, anche se stanno su server in Europa». Eurostack, nato nella primavera 2025 come insieme di strategie per una sovranità digitale europea, prevede un fondo sovrano per «Ia Gigafactory, semiconduttori, deep tech» all’insegna del “compra europeo”. Lo scopo è accelerare sull’innovazione costruendo il nuovo sulle fondamenta dell’Intelligenza artificiale che c’è già. Ma soprattutto, spiega Bria, «che esiste una terza via tra il capitalismo monopolistico delle Big Tech americane e il centralismo statale cinese». La strategia della Bce per un “euro digitale” va in questa direzione.