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La Resistenza italiana contro il nazifascismo non fu soltanto affidata a partigiani comunisti e cattolici. Lo testimonia il messaggio di Carla Argenton, figlia di Mario (1907-1992) – estense, componente del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà e in seguito componente della Consulta Nazionale in rappresentanza del Partito Liberale Italiano – che verrà letto sabato 12 settembre, alle ore 17, nel cimitero di Prà d’Este, dove sarà inaugurato il restauro dell’area di sepoltura delle nove vittime dell’eccidio del 27 aprile 1945. Mario Argenton è ritratto nella celebre foto, scattata il 6 maggio 1945, durante la sfilata dei partigiani a Milano, al fianco di Enrico Mattei, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Giovanni Battista Stucchi e Raffaele Cadorna.
L’intervento di resturo è stato portato a termine grazie all’azione congiunta del Comune di Este e dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, all’interno del progetto “Per la valorizzazione dei luoghi della Resistenza in Italia”. Per l’Anpi nazionale parlerà Floriana Rizzetto; per la sezione “Amleto Rama” interverrà Bianca Tognolo.
Ma cosa fu l’eccidio di Prà d’Este? La mattina del 27 aprile 1945 (si era alla vigila dell’insurrezione che liberò Padova) alcuni gruppi di partigiani dell’Estense disarmarono e poi rilasciarono dei militari tedeschi. Nel pomeriggio di quello stesso giorno la reazione dei tedeschi in ritirata si concretizzò in un vero e proprio rastrellamento: i nazisti freddarono sette persone che cercavano di scappare. Non paghi, i tedeschi presero in ostaggio una trentina di persone, compreso il parroco don Francesco Artuso, che vennero catturate e portate a forza nella Fattoria Cortelazzo al Ponte della Torre. Dal gruppo furono poi prelevati Antonio Tiberto e Romano Banzato, che vennero fucilati.
L’episodio è riportato nell’Atlante delle stragi nazifasciste: la scheda è stata compilata da Adriano Mansi. Furono uccisi otto adulti e un ragazzo: tutti nati a Este. Ecco i loro nomi: Romano Banzato, partigiano, non aveva ancora 24 anni; Angelo Bevilacqua aveva compiuto 13 anni il 16 febbraio: Antonio Bovo era della classe 1927, Cornelio Leonini era un “ragazzo del ’99”; Mario Ninello era ventitreenne; Antonio Tiberto, classe 1901 era partigiano; Italo Tiberto era del 1907; Augusto Trevisan era un diciottenne; Lino Ziello era nato il 7 aprile 1928. Secondo la ricostruzione del battaglione Garbellotto, i due partigiani, Banato e Tiberto, si sarebbero offerti al posto degli ostaggi civili e per questo sono stati fucilati.