Skip to content
  • Edizione Digitale
  • Abbonati
Area riservata
  • Edizione Digitale
  • Abbonati
  • Ultimi Articoli
  • Sezioni
    • Chiesa
    • Idee
    • Fatti
    • Mosaico
    • Storie
  • Festival Biblico 2026
  • Speciali & Mappe
  • Rubriche
  • EVENTI
  • Scrivici
logo

Chiesa IconChiesa | In dialogo con la Parola

giovedì 4 Giugno 2026

Eucaristia, culmine e punto di partenza

Santissimo Corpo e sangue di Cristo (anno A) Deuteronomio 8,2-3.14b-16a Salmo 147 1 Corinzi 10,16-17 Giovanni 6,51-58
don Riccardo Betto

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Dopo aver riflettuto, domenica scorsa sul mistero del nostro Dio che è Trinità, la liturgia di oggi con la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ci fa riflettere sul mistero dell’eucarestia.
È una significativa opportunità per fermarci, per considerare un mistero che rischiamo di dare per scontato. Un altro pericolo è di ridurre questa solennità a una serie di rituali o espressioni devozionali e popolari perdendo di vista il centro di ciò che è essenziale. Perché con umiltà mi sento di dire che prima di tutto l’eucarestia è un incontro, è un’esperienza. Non solo come singolo discepolo, ma come comunità cristiane, siamo interpellati perché l’eucarestia non può essere relegata a una dimensione intimistica e privata, a una sorta di devozione che ci estrania dal mondo e dagli altri. Perciò è un invito personale e comunitario a un incontro, a una relazione con il Signore presente e vivo che ci chiama, ci interroga, ci convoca e ci raduna. Ed è significativo pensarci come un popolo radunato, come una comunità di fratelli e di sorelle che sono consapevoli che «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Prendendo spunto dalla prima lettura, tratta dal libro del Deuteronomio, come popolo siamo chiamati a “ricordare” e a “non dimenticare” tutto ciò che il Signore ha già compiuto lungo il nostro cammino e come con la sua manna continua a farci compiere un nuovo esodo. Non ci può, dunque, essere eucarestia senza memoria, senza la riconoscenza e la gratitudine verso il Signore che ci offre il pane e anche la Parola. Perciò, questo incontro ci chiede la capacità di coinvolgerci con tutto il nostro corpo, con la nostra gestualità, con le nostre emozioni, con le nostre sensibilità, con le nostre storie variegate, con tutti quei linguaggi che esprimono la bellezza della relazione e del ritrovarsi insieme.
C’è una chiamata che ci interpella, scrivevo e, nello stesso tempo, vi sono domande che ci spingono, che ci scuotono e che ci fanno scegliere,
anche quelle che spesso tentiamo di mettere a tacere. Come in realtà c’è una fame che ci abita, un movimento nello stomaco, un’inquietudine, qualcosa che cerchiamo; inoltre, una sete che è segno di un bisogno di senso, di felicità e di pienezza.

Tutto questo che cosa c’entra con ciò che celebriamo? Il Vangelo scelto per questa liturgia è una risposta a queste domande: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo». Questi versetti sono contenuti nel capitolo sesto di Giovanni, in quel discorso che Gesù fa nella sinagoga di Cafarnao, dopo il segno del miracolo della condivisione dei pani e dei pesci. «Io sono»: è il nome stesso di Dio e Gesù si rivela come “pane”. Il pane non è un cibo sofisticato o elaborato, ma semplice, comune ed essenziale. Quel
pane è presenza, è Sapienza incarnata nella nostra storia, è Vita reale.
«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui»: l’invito di Gesù è di mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Quel mangiare non è solamente un deglutire o un mangiare in fretta, ma indica il masticare con calma per poter assimilare, per sentirci veramente nutriti. E Gesù usa il termine “carne” che indica anche la fragilità e la debolezza umana; è un mangiare tutta l’esistenza umana, nella logica dell’incarnazione. L’invito a bere il suo sangue, invece, è far scorrere nelle nostre vene il sangue del suo amore; è assumere uno stile evangelico, una logica di condivisione,
è avere il coraggio di spenderci per qualcosa di grande e per qualcuno. E l’approdo di questo mangiare e di questo bere è un terreno di profonda comunione e di intimità («rimane in me e io in lui»), come due corpi che si incontrano e si uniscono.

Tuttavia, dalle letture di questa domenica sento un’ulteriore provocazione: mangiare la sua carne e bere il suo sangue ci chiede il coraggio di uno sguardo evangelico nei confronti degli altri. Mi hanno colpito le parole di Paolo nella seconda lettura: infatti, scrive a una comunità come quella di Corinto divisa, ripiegata su se stessa che rischiava di lasciare fuori i poveri. Noi giustamente ci accostiamo, contempliamo, celebriamo, accogliamo l’eucarestia in adorazione e con profondo rispetto: come mi inginocchio davanti all’eucarestia, so inginocchiarmi davanti al mistero dell’altro, dei più fragili, emarginati e bisognosi, davanti le storie ferite e, secondo alcuni nostri criteri umani, irregolari? L’eucarestia è il culmine, ma rimane nello stesso tempo un costante punto di partenza per una conversione che mi porta ad accostarmi agli altri con gli occhi, con il linguaggio, con la gestualità e con la delicatezza di Gesù. Quindi, l’eucarestia diventa uno stile di vita, un modo di vivere le relazioni in modo inclusivo, accogliente e liberante. Per questo, da qui, come popolo in cammino, saziati da Lui e di Lui, continuiamo l’affascinante e difficile esercizio della fraternità.

Ultimi articoli della categoria

Tasselli di un mosaico ancora incompleto

giovedì 28 Maggio 2026

Tasselli di un mosaico ancora incompleto

Pentecoste: esaltazione delle diversità

giovedì 21 Maggio 2026

Pentecoste: esaltazione delle diversità

Il tempo della responsabilità

sabato 16 Maggio 2026

Il tempo della responsabilità

Condividi su
Link copiato negli appunti
Logo La Difesa del Popolo
  • Chi siamo
  • Privacy
  • Amministrazione trasparente
  • Scrivici

La Difesa srl - P.iva 05125420280
La Difesa del Popolo percepisce i contributi pubblici all'editoria.
La Difesa del Popolo, tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) ha aderito allo IAP (Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
La Difesa del Popolo è una testata registrata presso il Tribunale di Padova decreto del 15 giugno 1950 al n. 37 del registro periodici.