Fatti
(Bruxelles) Nella grande sala illuminata da decine di schermi e mappe interattive in continua evoluzione, il silenzio è rotto dal ronzio delle ventole e dal brusio di voci in lingue diverse che rispondono alla cornetta. Si presenta così il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze della Commissione europea, quartier generale nel cuore di Bruxelles da dove l’Europa prova a governare la stagione degli incendi che hanno devastato Francia e Spagna, senza risparmiare l’Italia.
L’eccezionalità della portata delle fiamme ha conquistato suo malgrado le copertine di giornali e telegiornali, e ovviamente i social media, attirando un’attenzione mediatica talmente ampia da spingere la Commissione ad aprire le porte del suo Centro di coordinamento ai tanti reporter presenti nella capitale belga. Un’occasione per toccare con mano la realtà di chi ogni giorno lavora per rispondere alle emergenze in tutto il continente, ma anche per ascoltare il parere di un pool di esperti guidato da Maria Zuber, capo unità del Centro.
Su una parete, una mappa digitale aggiornata dal servizio satellitare Copernicus mostra in rosso i fronti degli incendi che divorano foreste, colline e aree agricole, arrivando a lambire le zone urbane.Ogni linea è un pezzo di bosco che scompare, ogni punto un villaggio da evacuare con decine di case da abbandonare in fretta. E dietro ogni simbolo, famiglie, anziani e bambini che guardano da lontano le colonne di fumo alzarsi sopra le rispettive città. “Qui non stiamo solo contando aerei ed ettari di terreno andati perduti – spiegano gli esperti della Commissione – ma parliamo di intere comunità che vedono sparire il paesaggio in cui sono cresciute”.
Il Meccanismo di protezione civile dell’Unione europea, che riunisce 37 Paesi, è la spina dorsale di questo sforzo condiviso.Quando Francia e Spagna hanno chiesto aiuto, la richiesta è stata immediatamente condivisa con tutti: alcuni Stati hanno messo a disposizione aerei ed elicotteri, altri squadre a terra, altri ancora mezzi specializzati ed esperti di coordinamento. “È una catena di solidarietà organizzata dove ogni Paese contribuisce secondo le sue possibilità”, sottolineano i responsabili del Centro.
Mentre Zuber e il suo team parlano ai presenti, assiepati dietro il vetro che divide il corridoio dall’interno della sala operativa, in Francia il conto aggiornato parla di 7 aerei e 4 elicotteri mobilitati grazie al Meccanismo e alla riserva strategica rescEu, provenienti da più Stati europei, mentre in Spagna sono stati dispiegati 6 aerei antincendio e colonne mobili di vigili del fuoco e veicoli inviati da tutta Europa.Ma oltre al conto dei danni, il lavoro del Meccanismo racconta una solidarietà senza precedenti:per la stagione 2026 l’Unione europea ha predisposto il più grande dispositivo antincendio mai varato, con 777 vigili del fuoco di 14 Paesi pre-posizionati in aree ad alto rischio, e una flotta di 22 aerei e 5 elicotteri di rescEu pronta ad affiancare le flotte nazionali.
“In mezzo a questi incendi ci sono immagini che resteranno impresse nelle nostre menti, come le colonne di camion degli agricoltori diretti in Gironda per sostenere i vigili del fuoco con le forniture d’acqua”, ha ricordato la commissaria alla Preparazione, gestione delle crisi e uguaglianza, Hadja Lahbib. “Questa solidarietà umana è esattamente ciò che stiamo facendo a livello comunitario: il primo volto che le persone vedono quando fuggono dalle fiamme può arrivare da un altro Paese, con uniformi e lingue diverse, ma lo stesso spirito europeo”.
Osservando dall’interno la realtà del Centro di coordinamento per le emergenze, l’impressione non è di trovarsi davanti a un semplice centralino, ma a una squadra di donne e uomini altamente specializzati nell’elaborazione di scenari d’emergenza.“L’obiettivo è prevenire quando possibile, e intervenire più rapidamente quando non lo è più”, spiega Moises Galan Santano, esperto per gli incendi boschivi. Un’immagine nitida e concreta di un’Europa che, pur sotto pressione, impara ogni giorno a trasformare l’emergenza in responsabilità condivisa, difendendo territori e comunità.