È un santuario molto frequentato, tra quelli padovani, scelto dalla Diocesi – nel 2025 – anche come luogo giubilare. Ma… è anche tra i meno conosciuti. È il santuario delle Sette Chiese giubilari di Monselice, che la parrocchia del Duomo e gli Amici della Pieve e del santuario hanno candidato all’iniziativa “I Luoghi del Cuore” 2026, promossa dal Fai-Fondo ambiente italiano.
Il santuario sorge a metà costa lungo la salita al colle della Rocca, tra l’antica pieve di Santa Giustina, chiesa matrice risalente al 1256, e villa Duodo. Tra i molti caratteri originali di questo santuario, il primo che salta all’occhio è la sua struttura: non si tratta di una singola chiesa, ma di ben sei cappelline poste lungo la via, ognuna delle quali è dedicata ad altrettante basiliche giubilari romane, tranne una che ha una doppia titolazione. Si tratta quindi di un vero e proprio percorso devozionale, una “via sacra” introdotta dalla cosiddetta “porta romana” (foto sotto), al cui termine si trova una settima cappella, l’oratorio di San Giorgio, un tempo spazio sacro riservato alla nobile famiglia Duodo.
Per questa sua particolare conformazione il santuario si inserisce nella tipologia dei sacri monti, ma al contempo è un unicum, in quanto non solo rappresenta in miniatura l’antico percorso giubilare di visita alle sette basiliche maggiori, ripreso verso la metà del 16° secolo da san Filippo Neri a Roma, ma concede ai pellegrini le stesse indulgenze e benefici del percorso romano. Percorrere con devozione quei pochi metri di salita equivale quindi all’intero tragitto tra Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le Mura, San Sebastiano, San Pietro e San Paolo (basiliche accomunate nella medesima cappellina).
Anche la storia del santuario è originale ed è legata non a un evento miracoloso o a un santo, come spesso accade, ma alla nobile famiglia veneziana dei Duodo, presenti a Monselice dal 1518 per amministrare i beni della proprietà. Ambasciatori e curatori nei rapporti tra la Serenissima Repubblica e lo Stato Pontificio, assunsero anche l’impegno di difensori e promotori delle istanze religiose della Controriforma. Verso la metà del 16° secolo incaricarono l’architetto vicentino Vincenzo Scamozzi di edificare l’attuale complesso signorile nelle vicinanze dell’antico oratorio di San Giorgio, recuperato e destinato a cappella di famiglia. Lo Scamozzi progettò anche le sei cappelle, per le quali nel 1605 Pietro Duodo ottenne da papa Paolo V, mediante un “breve” papale, la concessione della citata indulgenza riservata ai pellegrini delle sette basiliche capitoline. Le sei cappelle furono dotate entro il 1615 di pale d’altare raffiguranti i santi cui le basiliche sono dedicate, opera di Jacopo Palma il Giovane.
Il 24 giugno 1651, grazie a un altro Duodo, Francesco, nell’oratorio di San Giorgio furono trasferiti da Roma i corpi di tre martiri cristiani: la cappella di famiglia diventa quindi un “santuario nel santuario”. Tra il 1719 e il 1721 Nicolò Duodo ottiene da papa Clemente XI nuove reliquie e altri corpi di protomartiri cristiani, tra cui quelle di san Valentino presbitero e martire, che la tradizione locale vuole protettore dall’epilessia, soprattutto infantile.
In occasione del recente Giubileo sono state restaurate le settecentesche vetrate legate a piombo, alcuni infissi lignei ed è stato rifatto l’impianto di illuminazione.
Il santuario giubilare delle Sette Chiese è candidato all’iniziativa “I Luoghi del Cuore” 2026 promossa dal Fai, un censimento nazionale che permette ai cittadini di votare i luoghi italiani da tutelare e valorizzare. Si può fare la propria scelta tramite il sito www.fondoambiente.it, selezionando il proprio “luogo del cuore” italiano.