L’edilizia minore è vista come il cuore del tessuto urbano
L’architetto Marisa Fantin, coordinatrice del gruppo di lavoro di Archistudio, spiega la scelta di non partire dal singolo edificio ma dal tessuto urbano come sistema unitario: piazze, strade strette, portici e condizioni di ombreggiamento contribuiscono alla qualità della vita. Le linee guida non sono un elenco di divieti, ma uno strumento progettuale che estende la tutela anche agli edifici senza vincolo monumentale e agli spazi verdi.
Un centro storico è un monumento nel suo complesso: non solo per i suoi edifici di pregio, ma anche per quell’architettura cosiddetta minore che costituisce la gran parte del tessuto urbano. Ne è convinta l’architetto Marisa Fantin, coordinatrice del gruppo di lavoro di Archistudio che ha definito le strategie del nuovo progetto per il centro storico di Padova. «Abbiamo scelto di lavorare non sul singolo edificio, ma sul centro storico nel suo insieme – ha precisato – partendo da una conoscenza molto accurata e aggiornata del suo patrimonio edilizio. L’obiettivo è stato quello di ragionare come un sistema unitario, fino a immaginare di “mettere in classe A” non soltanto i singoli edifici, ma l’intero tessuto urbano. Le condizioni climatiche e ambientali generate dalla forma storica della città, dalle piazze alle strade strette, dai portici alle diverse condizioni di ombreggiamento e irraggiamento, possono infatti contribuire alla qualità della vita. Per questo le linee guida non vogliono essere un elenco di divieti o regole, ma uno strumento progettuale che consenta di individuare, caso per caso, la soluzione migliore, aprendo anche a un confronto più diretto tra professionisti e amministrazione». È un approccio che dovrà ora essere sperimentato e che permette di ampliare di fatto la tutela anche a quegli edifici privi di uno specifico vincolo monumentale, tuttavia fondamentali per definire l’identità di un centro storico, come pure agli spazi verdi e ai parchi.