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Edilizia e Restauri | Edilizia & Restauri #07 2026

venerdì 30 Ottobre 2026

L’Ue chiede più spazi verdi urbani

Architetti. Un incontro promosso dall’Ordine ha analizzato il discusso Regolamento europeo sul ripristino della natura
Emanuele Cenghiaro

Prato della Valle a Padova.

Il “Regolamento europeo sul ripristino della natura”, il n. 1991 del giugno 2024, è stato al centro di un recente incontro di formazione dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Padova. È una normativa già in vigore anche in Italia, che valorizza il ruolo dell’architetto nelle scelte edilizie e urbanistiche, ma che tuttavia ha finito per mettere in allarme, non poco, sindaci e costruttori edili. Per i professionisti padovani, poi, si va a sommare al piano sperimentale per la valutazione dell’impatto percettivo del centro storico, presentato proprio in questi giorni dal Comune.
La norma europea chiede infatti che entro il 31 dicembre 2030 gli Stati membri provvedano affinché non si registri alcuna perdita netta della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani, né di copertura della volta arborea urbana nelle zone degli ecosistemi urbani, rispetto al 2024. Dall’1 gennaio 2031 si chiede invece di passare all’aumento di spazi verdi urbani.
L’incontro padovano, dal titolo “Dalla parte del suolo”, che ha visto come relatore principale Paolo Pileri del Politecnico di Milano, ha messo quindi a confronto la posizione di chi crede che lo stimolo europeo sia l’occasione per avviare un rapido processo di cambiamento, per il quale l’Italia è in ritardo rispetto agli altri partner europei, e chi invece teme che la normativa in questione rischi di “ingessare” i piani edificatori in vigore. Il mese scorso, tuttavia, a rasserenare gli animi è arrivata la bozza del “Piano nazionale di ripristino della natura” che il Governo italiano manderà alla Commissione, e che non introduce effetti conformativi diretti sui suoli né determina la modifica automatica degli strumenti urbanistici vigenti.
Il Piano italiano entra però nel merito delle azioni da attuare, tra cui emergono interventi di deimpermeabilizzazione dei suoli, incremento degli spazi verdi e della copertura arborea, tetti verdi, infrastrutture verdi e blu e sistemi di drenaggio urbano sostenibile. La bozza indica in 44.634,14 chilometri quadrati la “superficie totale indicativa di territorio oggetto di misure di ripristino” per conseguire l’obiettivo di nessuna perdita netta entro il 2030. L’individuazione degli interventi dovrà avvenire attraverso il processo di ricognizione, verifica, programmazione, pianificazione e monitoraggio previsto dal Piano, sulla base delle caratteristiche dei diversi contesti territoriali. Ne sono esclusi i Comuni nei quali, all’interno dell’ecosistema urbano, gli spazi verdi urbani superano il 45 per cento e la copertura arborea il 10 per cento.
«La norma europea sul ripristino della natura e la sperimentazione del Comune di Padova sul centro storico sono due strumenti importanti e innovativi – commenta Gloria Negri, presidente dell’Ordine degli architetti padovano – perché puntano a sensibilizzare tecnici e cittadini: spesso negli interventi si trascura l’impatto dell’edilizia minore, che è la trama del tessuto urbano. Il ruolo dell’architetto ne viene valorizzato come una figura tramite tra l’ente pubblico e il cittadino, in grado di suggerire pratiche corrette, performanti ma anche compatibili con il contesto. Interventi che spesso in centro storico costano di più, chiediamo per questo che i Comuni favoriscano le buone pratiche, in particolare nell’edilizia minore, ad esempio con la rinuncia ad alcuni tributi».

Gli edifici storici sono “energivori”

Uno dei problemi dei centri storici è la questione energetica: si tratta di edifici antichi, “energivori”, su cui è necessario intervenire per il benessere abitativo, ma non sono spesso applicabili soluzioni semplici e i costi sono elevati.

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