Si intitola “Le custodi della vita. Il potere silenzioso delle donne nell’Esodo” la meditazione che don Lorenzo Voltolin curerà domenica 17 maggio alle ore 21 nel Centro di spiritualità scout “Giulia Spinello” di Carceri, Padova; lectio che affronterà il tema femminile nel libro dell’Esodo in cui è narrata l’uscita degli ebrei dall’Egitto, il loro viaggio nel deserto e l’alleanza con il Signore al Sinai per mezzo di Mosè. «È stata scelta questa tematica perché ci sembra di grande attualità – spiega don Lorenzo Voltolin – Nell’Esodo compaiono tredici figure femminili – madri, sorelle, levatrici – che con forza e determinazione affermano il loro potere contro quello maschile, incarnato dal faraone. Attraverso uno sguardo attento e profondamente umano, andremo alla scoperta di queste presenze femminili che, con gesti nascosti e coraggiosi, aprono vie di salvezza dove tutto sembra chiuso. Donne inserite nella cultura maschilista del tempo che, nonostante questo, riescono a salvare Mosè e con lui tutto il popolo d’Israele. Oggi, come allora, il potere maschile è spesso prepotente, l’agire femminile invece è silenzioso, a volte dimesso, ma nel nascondimento sa essere partecipato ed efficace. La questione dell’identità di genere è delicata, tocca sensibilità diverse, l’appuntamento di maggio sarà un’occasione per rifletterci».
“Esodo” significa “uscita”, l’uscita degli ebrei dall’Egitto verso la libertà, narrata nei primi 15 capitoli del libro; i successivi raccontano il cammino nel deserto verso la terra promessa e l’alleanza che il Signore stringe con loro, subito infranta e ristabilita. Infine, il Signore viene a dimorare in mezzo al suo popolo nella tenda innalzata da Mosè. In questa narrazione fanno la loro comparsa le protagoniste femminili con il loro potere silenzioso che parla di alleanza tra donne, di disobbedienza civile per finalità più “alte”, di amore che non cede all’arroganza di chi si ritiene forte, giustificando ogni decisione. «Sono le levatrici Shiphrah e Puah, le prime che si oppongono al decreto di morte del faraone: mosse dal timore di Dio, rifiutano di uccidere i bambini. Jochebed, madre di Mosè, sfida la legge nascondendo il figlio e, quando non può più tenerlo con sé, costruisce per lui una “piccola arca” (tevah) rischiando la propria vita per preservare la bellezza del bambino. Miriam, la sorella di Mosè, agisce come custode e vigilante sulla vita del fratello, rappresentando il paradigma della “sororità” e della custodia reciproca: è lei a suggerire alla figlia del faraone di nutrire il bambino tramite la madre naturale».
E poi c’è la stessa figlia del faraone, Bithiah, che compie un atto politico sovversivo salvando un nemico e disobbedendo alla legge del padre-imperatore. L’ancella della principessa, allo stesso modo, partecipa attivamente alla catena di salvezza. Le sette figlie di Ietro, tra cui Zippora, completano l’opera di salvezza accogliendo Mosè come profugo nel deserto, permettendogli di sopravvivere e maturare.
L’appuntamento a Carceri è aperto a tutti, a differenza di quello proposto il 14 maggio alle 20.30 nello stesso luogo, riservato ai giovani, dal titolo “Il potere di ridarti quello che la vita ti ha tolto”: si svolgerà in modalità laboratoriale con un’attività pratica ed esperienziale basata sulla storia del cieco di Gerico (iscrizione obbligatoria: informazioni.cssc@gmail.com).