C’è un modo di viaggiare che va oltre la semplice idea di spostamento. Non è fatto solo di luoghi da visitare, ma di incontri da vivere, storie da ascoltare, domande da accogliere. È un viaggio che lascia tracce, che cambia lo sguardo, che costruisce relazioni.
È questa la visione che accompagna le proposte del Centro turistico Acli per il 2026: un percorso articolato di iniziative che intrecciano memoria, cultura, spiritualità e impegno sociale, offrendo ai partecipanti occasioni concrete per conoscere il mondo e, allo stesso tempo, rileggere il proprio posto al suo interno.
In un tempo segnato da profondi cambiamenti, tensioni internazionali e nuove fragilità sociali, il viaggio torna a essere uno strumento educativo potente. Non evasione, ma responsabilità. Non consumo, ma esperienza. Un cammino condiviso che diventa occasione di crescita personale e collettiva.
«Per noi il viaggio non è mai stato una semplice destinazione, ma un’esperienza di incontro e di formazione – sottolinea Matteo Altavilla, Presidente nazionale del Centro turistico Acli – È un modo concreto per costruire relazioni, aprire orizzonti e promuovere una cultura della pace. Viaggiare insieme significa mettersi in ascolto, lasciarsi interrogare e tornare a casa con uno sguardo più consapevole sul mondo e sugli altri».
Parole che trovano piena espressione nelle iniziative in programma, pensate come veri e propri itinerari di senso.Il primo appuntamento conduce nei Balcani, a Sarajevo e Srebrenica, a trent’anni dagli accordi di pace. Un viaggio che è prima di tutto un confronto con la memoria recente dell’Europa. Sarajevo, crocevia di culture e religioni, porta ancora i segni di un assedio che ha segnato profondamente la sua identità. Srebrenica, luogo del genocidio del 1995, rappresenta una ferita ancora aperta nella coscienza europea. Visitare questi luoghi significa attraversare la storia non come spettatori, ma come cittadini consapevoli. Significa interrogarsi sul valore della pace, sulla responsabilità collettiva e sulla necessità di costruire percorsi di riconciliazione. In collaborazione con Ipsia, il viaggio diventa occasione di approfondimento, grazie all’incontro con testimoni e realtà impegnate sul territorio.
Il tema del confine e dell’incontro tra culture emerge con forza anche nella proposta dedicata a Trieste. Città sospesa tra mondi diversi, Trieste racconta attraverso le sue architetture, le sue comunità religiose e la sua storia la complessità dell’identità europea. Qui il viaggio si fa occasione di riflessione sulle frontiere – geografiche, culturali, religiose – e sulla possibilità di trasformarle in luoghi di dialogo.
Le visite alla Risiera di San Sabba e alla foiba di Basovizza riportano alla memoria le pagine più difficili del Novecento, invitando a una lettura critica della storia e a un impegno rinnovato per la convivenza.
Accanto ai percorsi legati alla memoria storica, il programma propone esperienze che mettono al centro la dimensione interiore. I cammini di Leuca, nel Salento, offrono un itinerario lento, fatto di passi, silenzi e paesaggi. Qui il viaggio si trasforma in pellegrinaggio, aperto a credenti e non credenti, in cui ciascuno può ritrovare il valore del tempo, dell’ascolto e della ricerca personale.
Camminare diventa un gesto essenziale, quasi simbolico: lasciare qualcosa per strada, fare spazio dentro di sé, riscoprire il legame tra persona, natura e spiritualità. Un’esperienza che parla a tutti, al di là delle appartenenze, perché intercetta un bisogno diffuso di senso e di autenticità.
La memoria torna protagonista nel viaggio a Mauthausen e Sankt Radegund. Qui la storia si fa più dura, più diretta, più necessaria. Il campo di concentramento di Mauthausen richiama la tragedia della Seconda guerra mondiale, mentre la figura di Franz Jägerstätter, contadino austriaco che si oppose al nazismo pagando con la vita, offre una testimonianza luminosa di coerenza e coraggio.
È un itinerario che mette in dialogo memoria e responsabilità, passato e presente. Come ricordava Primo Levi, «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario»: un monito che attraversa l’intero percorso e che invita a non dimenticare.
Chiude il programma il pellegrinaggio in Polonia, tra Cracovia, Częstochowa e Wadowice. Un viaggio che intreccia fede, storia e cultura, attraverso i luoghi simbolo della spiritualità polacca. Il santuario della Madonna Nera di Jasna Góra, meta di milioni di pellegrini, e i luoghi legati a Giovanni Paolo II diventano tappe di un cammino che parla di radici, identità e apertura.
Anche qui il viaggio non è mai fine a sé stesso, ma occasione di incontro e di approfondimento, capace di mettere in relazione dimensioni diverse dell’esperienza umana.
A tenere insieme tutte queste proposte è un filo rosso chiaro: il viaggio come strumento educativo, sociale e culturale. Un modo per costruire ponti tra persone e popoli, per promuovere una cultura della pace e della fraternità, per riscoprire il valore della comunità.
Non è un caso che molte di queste esperienze siano pensate come momenti condivisi, in cui il gruppo diventa parte integrante del percorso. Viaggiare insieme significa anche questo: imparare a stare con gli altri, ad ascoltare, a confrontarsi, a riconoscere le differenze come ricchezza.
In un tempo spesso segnato da individualismo e frammentazione, queste proposte offrono uno spazio diverso: uno spazio di relazione, di dialogo, di crescita. Un modo per abitare il mondo con maggiore consapevolezza.
Il viaggio, in questa prospettiva, diventa davvero un “ponte”: tra passato e presente, tra culture diverse, tra persone che scelgono di mettersi in cammino insieme. Un ponte che non elimina le distanze, ma le attraversa, costruendo legami.
E forse è proprio questo il senso più profondo del viaggiare oggi: non andare lontano, ma andare incontro agli altri, costruendo insieme cammini di fraternità, giustizia e pace.
Per informazioni: eventicta@gmail.com