Il risultato del Referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma costituzionale della magistratura ha dimostrato in maniera chiara che la maggioranza degli italiani non vuole che i principi enunciati nella Carta costituzionale vengano toccati in maniera arbitraria. Ciò non toglie che il funzionamento della Giustizia abbia bisogno di attenzione da parte dei Governi che di volta in volta si succedono.
È utile, per valutare il reale stato del funzionamento della Giustizia in Italia, ricorrere alle analisi compiute dalla Commissione europea per l’efficacia della Giustizia (Cepej), che pubblica con frequenza biennale una valutazione sullo stato della giustizia dei 44 Stati membri del Consiglio d’Europa e di due Paesi osservatori.
L’ultimo rapporto, pubblicato il 16 ottobre 2024 sui dati del 2022, descrive, per l’Italia, una situazione positiva quanto al budget complessivo destinato alla giustizia, risultato pari a 5,92 miliardi di euro, con un aumento del 21,6 per cento rispetto al 2020. Il dato per abitante (100,6 euro) si pone al di sopra della media europea. Il budget allocato è pari allo 0,31 per cento del pil italiano, leggermente al di sopra della media europea. Quanto al grado di digitalizzazione della Giustizia, l’Italia si colloca nella seconda fascia più alta, ben al di sopra della media europea. Osservando invece il funzionamento dei procedimenti penali, il confronto tra Italia e standard europeo continua a restituire un quadro negativo: infatti, se in Europa la durata media dei procedimenti penali (sempre riferita ai dati 2022) è pari a 133 giorni in primo grado, 110 in secondo grado e 101 in terzo grado, in Italia, invece, il procedimento penale dura in media 355 giorni in primo grado, 750 in Appello e 132 in Cassazione. Tuttavia, non si può negare che vi sia stato un miglioramento rispetto al precedente rapporto (basato sui dati del 2020), in cui, a fronte di una durata media dei procedimenti penali in Europa pari a 149 giorni in primo grado, 121 giorni in appello, 120 giorni in terzo grado, l’Italia registrava una durata media di 498 giorni in primo grado, 1.167 giorni in Appello e 237 giorni in Cassazione.
Considerando le cause civili, l’Italia si trova ancora in una posizione difficile; pur essendo l’unico Stato che ha ridotto i suoi arretrati (sempre in base ai dati del 2022), continua ad avere una rilevante lunghezza dei procedimenti (540 giorni).
Nell’ambito del Pnrr, l’Italia ha messo in opera una serie di misure volte a ridurre sia la lunghezza dei procedimenti giudiziari sia gli arretrati. Sebbene i miglioramenti siano visibili, in linea con la tendenza osservata dal rapporto della Commissione, non bisogna dimenticare che la lunghezza dei procedimenti sia penali sia civili rimanga ancora eccessiva. Si auspica che la politica operi attivamente per incrementare gli organici, soprattutto del personale amministrativo, stabilizzare gli addetti all’ufficio del processo facendoli uscire dal precariato in cui si trovano, completare e semplificare la digitalizzazione e snellire le procedure, per consentire una giustizia efficiente, con tempi accettabili per i cittadini.