L’inizio dell’estate 2026 si sta rivelando di un’intensità senza precedenti. La pressione sulle strutture ospedaliere è evidente: la Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Simeu) segnala che durante le ondate di calore estremo gli accessi ai pronto soccorso aumentano in media del 15 per cento. A Torino si registra un incremento significativo della mortalità tra gli over 65, soprattutto nell’area urbana.
Questo scenario dimostra che il caldo non colpisce tutti allo stesso modo: per gli anziani e le fasce indigenti l’afa si trasforma in un fattore di rischio micidiale. Il tema della povertà energetica è stato al centro del convegno “Servizi essenziali e povertà a Padova”, svoltosi l’11 giugno nella Sala Anziani del Municipio con il patrocinio del Comune, della Camera di Commercio e la partecipazione delle associazioni dei consumatori, tra cui la Lega Consumatori. Secondo l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (Oipe), nel 2024 il 9,1 per cento della popolazione italiana si trovava in questa condizione, un dato in lenta ma costante crescita. La spesa energetica grava in modo disuguale sul bilancio familiare: nel 2024 assorbiva l’8,8 per cento del reddito delle famiglie più povere, contro appena il 3,2 per cento di quelle benestanti.
La disparità economica si traduce così in una disparità di salute. Chi dispone di risorse adeguate può efficientare la propria casa e installare impianti fotovoltaici, godendo di un’estate fresca grazie a condizionatori alimentati a costo zero. Al contrario, per chi vive in povertà la situazione è paradossale: senza la possibilità di ristrutturare l’immobile, si ritrova a pagare tariffe energetiche tra le più alte d’Europa con stipendi o pensioni tra i più bassi del continente. Oltre al danno si aggiunge la beffa: nelle bollette, tra accise e Iva, sono nascosti oneri di sistema destinati a finanziare proprio gli incentivi per il fotovoltaico di cui hanno beneficiato i cittadini più abbienti.
A vent’anni dalla privatizzazione del settore energetico in Italia, il bilancio per la maggioranza della popolazione è fallimentare. Sebbene i conflitti internazionali abbiano influito sui costi delle materie prime, si sono tollerate speculazioni che hanno generato profitti record per i colossi energetici nel biennio 2024-2025. Per Enel si tratta di 7,10 miliardi di euro nel 2024 e 7,01 miliardi nel 2025. Per Eni 5,26 miliardi nel 2024 e 4,99 nel 2025. Per quanto riguarda A2A, 0,82 miliardi di euro nel 2024 e 0,69 miliardi nel 2025. Edison ha incassato 0,40 miliardi nel 2024 e 0,24 nel 2025.
L’analisi dell’azionariato di Enel spa mostra che i principali investitori istituzionali sono grandi fondi esteri come BlackRock (Usa), Norges Bank (Norvegia) e GIC (Singapore). Gli utili generati non rimangono in Italia ma vanno all’estero, alimentando un sistema che sottrae risorse alle fasce deboli per arricchire capitali stranieri. Questi profitti poggiano su reti (elettricità, gas e acqua) edificate con i sacrifici e le tasse delle passate generazioni per garantire a tutti quello che allora era un servizio pubblico essenziale.
L’articolo 3 della Costituzione affida alla Repubblica il compito di rimuovere ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona. A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, di fronte a questo caldo “ingiusto”, è necessario ricordare questo principio fondamentale. Se in passato il Paese ha avuto una politica capace di programmare il bene comune, l’attuale classe dirigente si dimostra subalterna ai colossi dell’energia e incapace di definire una strategia seria per la transizione dalle fonti fossili. L’auspicio è che la prossima campagna elettorale rimetta al centro questi temi concreti, urgenti e insopportabilmente caldi.