Le donne partecipano alla vita politica del Paese e alla vita associativa? È una domanda importante, posta durante il convegno organizzato per celebrare gli 80 anni dal voto delle donne, insieme alla docente universitaria Martina Carone. I dati presentati raccontano che poco più di due donne su cinque (42,5 per cento) si informano settimanalmente di politica, contro il 54,1 per cento degli uomini. È in particolare sull’informazione quotidiana che il divario di genere è più evidente (27,6 per cento degli uomini e 19 per cento delle donne). In linea con questi numeri ci sono i dati relativi all’astensionismo elaborati da Ipsos Italia e da YouTrend: alle ultime elezioni regionali del Veneto, la quota stimata di donne che hanno votato è inferiore rispetto a quella degli uomini, con uno scarto che oscilla storicamente tra i 4 e i 6 punti percentuali a svantaggio delle elettrici, “nonostante le donne rappresentino circa il 51,3 per cento della popolazione teoricamente votabile. La riflessione della docente sugli ostacoli che portano a una scarsa partecipazione delle donne ha toccato prevalentemente i seguenti punti:
▶ il problema della conciliazione dei tempi della vita familiare con quelli della politica, in una società dove prevalentemente è l’uomo che si occupa della vita pubblica;
▶ il doppio standard comunicativo, dove candidate ed elette subiscono costanti intrusioni nella loro vita privata, giudizi sull’aspetto fisico e una continua messa in discussione della propria competenza, dinamiche a cui gli uomini non sono sottoposti;
▶ partiti e strutture con dinamiche prettamente maschili nelle quali le candidate sono inserite.
Un altro tema importante, poi, è il linguaggio utilizzato: ritenere errati termini come “sindaca” o “assessora” per difendere un presunto maschile istituzionale è uno stereotipo. Questa resistenza linguistica non nasce dalla grammatica, ma dalla storica assenza delle donne nei luoghi di potere.
E quali sono i numeri delle Acli di Padova?
Al 31 dicembre 2024, vi erano 1.074 socie e 961 soci e il personale dipendente constava di 68 donne e 15 uomini. All’interno degli organi dirigenziali, il divario di genere è al contrario: nel consiglio provinciale, sono presenti 17 uomini e 7 donne; nelle presidenze a partire dal 2012 fino al 2023, i componenti erano unicamente di sesso maschile, tranne che nel periodo 2014-2016, dove era presente una figura femminile.
La presidenza attuale, anche per effetto di una scelta delle Acli Nazionali di avere almeno il 40 per cento di genere diverso, è composta da 7 componenti, 5 uomini e 2 donne. Emerge chiaramente che, nonostante una base associativa e del personale dipendente prevalentemente femminile, i vertici dirigenziali restano a prevalenza maschile, rendendo necessarie azioni congiunte per una presenza paritaria tra uomini e donne nei vari ambiti della nostra vita associativa, per affrontare temi cruciali come lavoro, educazione e diritti, con punti di vista maschili e femminili: senza l’altra metà del cielo, ogni nostra prospettiva rimarrà parziale e a senso unico.