Idee
Nel territorio della Diocesi di Padova sono operative 26 aziende che da anni, seppur in misura diversa per la rispettiva percentuale di fatturato militare sul fatturato totale, rientrano nella filiera bellica. Parliamo complessivamente di un fatturato che nel 2024 (ultimi dati disponibili) raggiungeva quota 1,4 miliardi di euro per un totale di 4.074 dipendenti. Dati tutt’altro che irrilevanti se si considera che, stando ai report della Camera di Commercio di Padova, sempre nel 2024, il personale impiegato nell’industria manifatturiera padovana arrivava a 12.229 operatori.
Occorre tuttavia spiegare fin dall’inizio che solo una parte minoritaria di quel fatturato deriva, per le 26 imprese padovane, da produzione di componenti o sistemi commercializzati poi nella filiera bellica italiana. «Parliamo di realtà prettamente civili che sommano anche alcuni committenti del settore aerospazio-difesa, dai quali ricavano parte del loro fatturato. Se dovessimo fare una stima occorrerebbe parlare di meno della metà», spiega Gianni Alioti, già metalmeccanico e sindacalista, oggi è uno degli analisti di “The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e del Mediterraneo” che, a partire dal caso della nave saudita carica di armi Bahri Yambu, che tra il 2019 e il 2020 è transitata anche per il porto civile di Genova, monitora la produzione di armi nel nostro Paese.
«Avere dati precisi sulla produzione delle aziende sul territorio diocesano e più in generale in Veneto non è semplice perché non tutte le imprese comunicano il loro fatturato derivante da commissioni belliche – riprende Alioti – Di certo tuttavia possiamo dire che nel territorio padovano non esistono aziende hub o pivot attorno alle quali ruota la produzione bellica italiana. Questo lo dimostrano le autorizzazioni all’export che le aziende devono ottenere prima di spedire oltre confine qualsiasi tipo di fornitura collegata a questo settore. Al contempo, per relativizzare una narrazione che enfatizza le ricadute occupazionali derivanti dall’aumento esponenziale delle spese militari e del riarmo sull’industria aerospaziale e della difesa, abbiamo calcolato come “The Weapon Watch” l’andamento del numero di dipendenti delle 26 aziende nella Diocesi di Padova negli ultimi 5 anni. Il numero di occupati dal 2021 al 2026 è cresciuto di sole 256 unità, un più 6,7 per cento lontano dalla crescita percentuale di risorse pubbliche destinate, in questo periodo, alla difesa e sottratte ad altri settori».
Tra le 26 aziende padovane della filiera, compare Isoclima spa di Este, azienda italiana che produce vetri anti-proiettile e anti-sfondamento, resistenti al fuoco, con protezione elettromagnetica. Le sue attività sono destinate sia a usi civili nei settori automotive, ferrotranviario, navale, costruzioni e aero-spazio, sia a usi militari nell’aero-spazio e nei veicoli corazzati. Una produzione quindi tipicamente civile e non di sistemi d’arma, ma di protezione del personale. C’è poi la Carraro Drive Tech Italia spa, divisione del Gruppo Carraro che produce macchine agricole, che commercia componenti e assali per veicoli speciali, come fuoristrada estremi, spesso usati anche come veicoli militari. La ZF Padova srl, è uno degli undici siti in Italia della multinazionale tedesca ZF Friedrichshafen AG, operante nel settore automotive
(cambi meccanici e automatici, assali, sistemi sterzanti per auto e veicoli industriali), nell’automazione industriale (freni a isteresi, riduttori epicicloidali e angolari) e nel settore navale militare (propulsori marini ed eliche).
Nel Vicentino, ai confini della Diocesi di Padova, operano due realtà importanti della filiera bellica. La prima è Officina Stellare di Sarcedo, specializzata nella produzione di sistemi ottici avanzati per l’aerospaziale, ma attiva anche in ambito difesa, per il quale sviluppa sistemi ottici sigillati per la rotazione ad alta velocità. La fusione per incorporazione con Global Aerospace Technologies Group spa, intervenuta il 1° giugno scorso, ha portato alla costituzione di un nuovo gruppo industriale italiano specializzato nello sviluppo di prodotti e tecnologie avanzate per i settori aerospazio e difesa. La seconda azienda vicentina è la Forgital di Velo d’Astico, leader a livello mondiale nella produzione di anelli forgiati di grandi dimensioni.
«Possiamo concludere – precisa Alioti – che il Veneto è presente solo indirettamente nella filiera bellica e con determinate specializzazioni. Al momento, se la spinta politico-economica su questo tipo di economia venisse meno, non ci sarebbero importanti conseguenze».