Rubriche | La vita interroga, la teologia risponde
Il Dio della Bibbia: “Dio degli eserciti” o Signore della pace
La domanda è “intrigante” e volutamente mette in contrapposizione due affermazioni bibliche.
La domanda è “intrigante” e volutamente mette in contrapposizione due affermazioni bibliche.
Non c’è dubbio che nell’Antico Testamento il dio degli eserciti era il dio nazionale che combatteva i nemici e ogni popolo aveva il suo dio. Per Israele le guerre erano guidate quindi da un Dio che ha un piano preciso riguardo al suo popolo e nel vocabolario ebraico la vittoria coincide con il concetto di salvezza, nei suoi molteplici significati. Inoltre è Dio di tutto il creato, l’Onnipotente. Jhwh Sabaoth è il Dio delle schiere, cioè Colui che domina sole e luna, uomini e donne, animali feroci e domestici… Questo Dio, a fatica, sia nell’Antico come nel Nuovo Testamento, progressivamente svela il suo vero volto all’interno di un mondo di violenza. Negli oracoli messianici di Isaia troviamo lo sviluppo più intenso e compiuto: «Egli sarà giudice tra le genti, e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci […] non si eserciteranno più nell’arte della guerra». Importanti poi i segni messianici, in Is 11, Jhwh rifiuta la società presente fondata sull’assenza della giustizia e in Is 9,5-6 l’annuncio della liberazione, anche dalla logica/struttura della guerra «un bambino è nato per noi […] consigliere ammirabile, Dio potente, […] Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine». Nei canti del Servo del Signore, identificato dai cristiani come il Messia, il Cristo, è colui che “porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non spezzerà una canna incrinata”. In effetti in Is 50 emerge la figura del servo sofferente che presenta il dorso ai flagellatori, rompe la spirale di violenza assumendola sulla propria persona, è il nonviolento per eccellenza. Soffre per espiare le colpe degli altri. Un Gesù che in 1 Pt 2,21-25 è il servo non violento. È datore di una Parola-Spirito capace di far nascere in noi il non-violento, a immagine del Messia-servo. A coloro che lo accolgono è dato di diventare figli di Dio e costruttori della pace (Gv 1,10-12; Mt 5,9). Cosa fare oggi? Pregare, profetizzare, agire politicamente (Rm 14,17-19).
Ennio Rosalen Docente di Ecumenismo allo Studio Teologico “card. Celso Costantini” di Concordia Pordenone