Idee
Maria Maddalena ha affascinato artisti, scultori, poeti, narratori: la letteratura ci presenta una figura femminile che ha focalizzato su sé l’attenzione dei grandi: di Goldoni, ad esempio, un Goldoni assai giovane e alla prime armi, che scrive, e in latino, un oratorio dal titolo di “Magdalenae Conversio”, la conversione di Maddalena. Il futuro grande protagonista del teatro non solo italiano fa i conti con le varie interpretazioni della figura di questa Maria, identificata di volta in volta, solo per fare alcuni esempi, con Maria di Betania, o con colei che versa l’olio aromatico sul capo di Gesù, o la peccatrice che gli unge i piedi e li bagna con le sue lacrime, anche se dobbiamo dire, e in questo ci aiuta un approfondito saggio di Paolo Quazzolo apparso sul numero di marzo della rivista “Nuova Secondaria”, qui la protagonista appare in un contesto non moralistico, come se essa sprigionasse ancora una sua profonda fascinazione attraverso i tempi. E in effetti il Salvatore si rivolge a lei con parole, “vieni, o diletta” che fanno pensare al Cantico dei Cantici e ad un Gesù che è soprattutto perdono e amore per le creature.
Quando Clemente Rebora, sollecitato da familiari e confratelli, decide di tornare alla poesia, dopo decenni di silenzio, dedica una lirica proprio a lei. L’autore dei “Frammenti lirici”, uno dei capolavori poetici del Novecento, aveva deciso di dimenticare il vecchio sé, entrando in convento. In quella poesia, “La Maddalena”, raccolta in ”I canti dell’infermità”, la donna è specchio di se stesso: non solo il peccatore, ma colui che ha compreso i suoi errori e corre verso la casa in cui attende Gesù.
Come si vede, già da questi pochi esempi nella letteratura emerge non solo una peccatrice, ma anche una persona capace di affetto profondo, di riconoscere gli errori del passato e di avviarsi umilmente verso la nuova strada. Una figura talmente affascinante da conoscere molte vite, nel senso che alcuni testi gnostici e apocrifi (cui attinge in parte Jacopo di Varazze per la sua “Legenda Aurea”) la fanno navigare, assieme ai fratelli Marta e Lazzaro, nel Mediterraneo fino alle coste della Provenza, dove vivrà molti anni in preghiera e penitenza. E in effetti alcune opere la rappresentano proprio tra rocce e in una grotta, completamente immersa nella preghiera.
Ma la sua presenza è davvero notevole anche in contesti meno avventurosi, come nel caso di “Il dottor Zivago” di Boris Pasternàk: alla fine del romanzo sono presenti alcune poesie, attribuite proprio al protagonista, ed in esse fa capolino, fin dall’intitolazione, Maddalena, che riprende una delle sue identificazioni, vale a dire la donna che bagna di lacrime i piedi di Gesù e che, nella poesia, vede profeticamente la crocifissione e resta inorridita da quelle braccia tenute dai chiodi “per un troppo grande amplesso”.
Come si vede, amore e morte divengono una cosa sola, perché la vita è condivisione, perdono e lungo, tribolato sentiero di redenzione. Anche Marina Cvetaeva dedica una poesia alla Maddalena, vista come una prostituta portatrice di Mirra per i piedi del Signore, come spiega il saggio di Franca Grisoni, raccolto nel secondo volume di “La Bibbia nella letteratura italiana”, curato da Pietro Gibellini ed edito da Morcelliana. Qui è ricordata anche Anna Achmatova che in una sua poesia in cui pensava al figlio gettato in carcere nell’Urss di Stalin, vede “Maddalena” che “si disperava e singhiozzava” ai piedi di una Croce che è anche quella delle madri che non vedranno più i propri figli inghiottiti dalle tenebre della dittatura.
Una Maddalena specchio del difficile cammino della donna e dell’uomo di oggi, come di ieri, in cui emerge soprattutto la forza di ricominciare, nonostante le ombre.