Idee
«Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, non preparare altre guerre!». Così Leone XIV nel videomessaggio rivolto all’incontro internazionale di Assisi, nella giornata conclusiva del 27 ottobre. Il papa ha osservato che nel 1986 «era il tempo della “guerra fredda”, uno scenario molto diverso da quello odierno» e che dopo il 1989 «non pochi sostennero che la globalizzazione avrebbe assicurato al mondo una pace stabile».
Riprendendo la Magnifica Humanitas, il pontefice ha spiegato che «si è affidata quasi ciecamente ai mercati la capacità di produrre benessere, democrazia e stabilità, mentre in realtà la globalizzazione non ha generato automaticamente unità e pace, ma ha suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche», fino a «una preoccupante riabilitazione della guerra, come strumento di politica internazionale».
Il papa ha richiamato poi il Catechismo della Chiesa cattolica: «L’accumulo delle armi sembra a molti un modo paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari.
La pace deve tornare a essere l’ideale comune dei popoli, la stella che guida ogni nostra scelta, il criterio che smaschera l’ingiustizia, l’orizzonte comune di tutte le genti».
Papa Leone ha ribadito con forza che «non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa! C’è bisogno di far crescere lo spirito di Assisi, che è rifiuto della legittimazione religiosa della guerra, spirito di mediazione e dialogo, esperienza contemplativa e azione creativa per un futuro di pace».
Ha poi aggiunto: «La preghiera può sembrare debole di fronte alle potenze del mondo, ma è la forza umile dei credenti». Per il pontefice «la strada iniziata ad Assisi nella comune ricerca della pace è, prima di tutto, la via della preghiera: ci rivolgiamo a Dio che dona la pace: tocchi il cuore di chi vuole la guerra e il terrorismo. E non dimentichiamolo: non si prega mai invano!».
Ricordando san Francesco, di cui lo scorso 4 ottobre si è celebrato l’ottavo centenario della morte, il papa ha aggiunto che «il mondo ha bisogno di dialogo. Il cammino di Assisi impegna i leader religiosi a far
crescere il clima di dialogo tra i fedeli e nella società, perché al linguaggio dell’arroganza si sostituisca quello della pace, del negoziato, della comprensione. Il Signore faccia di noi strumenti disarmati della sua pace».