Idee
La fotografia della Giornata mondiale di preghiera per la pace, celebrata ad Assisi il 27 ottobre 1986, che ritrae papa Giovanni Paolo II insieme ai leader delle religioni nei loro abiti variopinti, è una delle immagini religiose più note del Novecento. Il sogno di Wojtyla era far nascere, da quella giornata, un movimento interreligioso per la pace. «La pace – disse al termine dell’incontro – è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi».
Sono passati quarant’anni. Il cammino è proseguito, per iniziativa della Comunità di Sant’Egidio, anno dopo anno, in tante città del mondo. Per celebrare questo importante anniversario, l’incontro internazionale, dal titolo eloquente “Una pace disarmata e disarmante”, è tornato ad Assisi dal 25 al 27 ottobre, riunendo oltre quattrocento rappresentanti delle grandi religioni mondiali.
Lo spirito di Assisi continua a liberare le religioni dalla tentazione della violenza, ad alimentare il dialogo tra loro e a sostenere la ricerca della pace. Un riferimento che oggi appare più necessario che mai. La città
di Assisi ha accolto oltre cinquemila persone, provenienti dall’Italia – oltre 150 dal Veneto – dall’Europa e dagli altri continenti: un popolo che non si rassegna alle troppe guerre in corso nel mondo e che condivide la convinzione che la pace sia centrale nella storia dell’umanità.
All’assemblea inaugurale, il fondatore di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha affermato: «La memoria del 1986 ci proietta nel presente e nel futuro con una convinzione: non si vive senza dialogo in un mondo così complesso e conflittuale». Per questo, ha spiegato, alla preghiera per la pace sono stati affiancati numerosi forum sui temi del nostro tempo, per promuovere una cultura del dialogo. «Per una pace solida, bisogna passare dall’età del conflitto al tempo del dialogo».
Per tre giorni, Assisi è stata un osservatorio privilegiato sul grido di pace che sale da tanti luoghi del mondo. Le 24 tavole rotonde,
tutte molto partecipate e soprattutto frequentate da giovani, non sono state congressi per specialisti, ma occasioni di confronto tra credenti di diverse religioni ed esponenti della cultura e della politica sui principali temi del nostro tempo: pace, disarmo nucleare, crisi climatica e
ambientale, intelligenza artificiale, migrazioni, democrazia e solidarietà.
Viviamo oggi una stagione preoccupante, in cui, come ha osservato il card. Zuppi, presente ad Assisi, «prevale il vortice che fa credere indispensabile riarmarsi». Si è diffusa «una rozza e ignorante cultura della potenza», che provoca anche il «colpevole discredito delle organizzazioni internazionali», le quali, senza un’adeguata riforma e un convinto rilancio, non possono adempiere pienamente alla loro universale missione di pace.
Anche il politologo Olivier Roy ha richiamato l’attenzione sulla crisi delle organizzazioni internazionali: «Il Novecento aveva capito che, poiché ogni guerra si inscrive in un contesto mondiale, bisognava realizzare istanze internazionali capaci di fare la pace, o almeno di supervisionare negoziati e di affermare
il diritto al di sopra dello scontro».
È la convinzione che anche le grandi sfide del nostro tempo necessitano di un approccio universale che riconosce pace, diritti umani, protezione dell’ambiente come interessi generali della comunità internazionale.
La cerimonia conclusiva si è svolta nel pomeriggio del 27 ottobre, nella piazza inferiore di San Francesco, alla presenza dei leader religiosi. Come nella prima Assisi, si è articolata in vari momenti, a cominciare dalle preghiere delle diverse tradizioni religiose, recitate contemporaneamente in luoghi distinti. Durante l’assemblea finale la testimonianza della sopravvissuta al bombardamento di Hiroshima, Koko Kondo, ha sottolineato quanto occorra non sottovalutare il rischio atomico. Papa Leone XIV, non potendo partecipare in presenza su consiglio dei medici, ha inviato ai partecipanti un lungo messaggio, esprimendo un caloroso e sincero incoraggiamento a proseguire sulla via del dialogo e della pace.
Pietro Rossano definiva la religione una “forza debole”, estranea al potere e al denaro, ma dotata della «forza dello spirito che può renderla forte, invincibile e finalmente vittoriosa». La forza dei credenti risiede nelle parole, nel dialogo e nella preghiera. Il dialogo può disarmare un linguaggio bellicoso e minaccioso; la preghiera può invocare quella pace che gli uomini non sanno darsi. Per questo, chi crede non è inerme, ma dispone di una forza diversa. Dal cielo azzurro di Assisi si apre un orizzonte ampio, capace di ispirare pensieri lunghi.