Chiesa
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete
della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
Spesso nella vita, anche quando non ne siamo del tutto consapevoli, ci mettiamo a confronto con gli altri. E spesso usciamo da questo “confronto” sentendoci inferiori, inadeguati, non all’altezza di alcune persone o di certe responsabilità. Ciò che inganna è il nostro “metro di misura”, è l’insieme dei criteri che ci portano a discernere e a ritenere alcune persone più brave o beate di altre. In realtà, qualsiasi confronto toglie energie, soprattutto ci fa perdere il contatto con la realtà e con noi stessi, non ci fa cogliere alcune opportunità. Perciò, questa premessa mi porta a chiedere: quali criteri usa Dio? La risposta ci è offerta in modo particolare dal Vangelo delle beatitudini. Devo ammettere che ogni volta che mi ritrovo a leggere e a meditare questa pagina non riesco a arrivare alla fine della lettura senza accorgermi di avere gli occhi lucidi. Nelle otto beatitudini contenute nel Vangelo di Matteo faccio esperienza di essere accompagnato nel cuore del Dio di Gesù Cristo, percepisco da una parte la libertà di volare alto e dall’altra l’esigenza di abitare con verità la realtà. Ancora, meditare sulle beatitudini è il privilegio offerto a ognuno di noi per entrare in punta di piedi e con commozione nel sogno di Dio.
È necessario ricordare che le beatitudini determinano l’inizio del Discorso della Montagna. Nel Vangelo di Matteo c’è un parallelismo tra Mosè e Gesù, considerato come il nuovo Mosè. Come Mosè, infatti, è salito sul monte per ricevere da Dio le tavole dell’Alleanza (i comandamenti incisi sulla pietra), così Gesù sale sul monte non da solo ma con i suoi discepoli per proclamare la nuova Alleanza (le beatitudini). Non è più un’alleanza basata su divieti e comandamenti, che coinvolge ciò che si deve fare o non si può fare, ma è una proposta di vita in pienezza che investe sull’essere. È, quindi, una proposta che nasce da uno sguardo («vedendo le folle, Gesù salì sul monte»): il suo sguardo ha saputo vedere allora e riesce a guardare e cogliere oggi un desiderio che è dentro di noi, spesso non esplicitato. È, in fondo, il desiderio che accomuna ogni uomo e ogni donna: il desiderio di essere felice. In realtà, sono consapevole che spesso le esperienze personali e la complessità della vita ci portano a chiederci cosa sia in realtà la felicità, se sia possibile oppure sia un’illusione. Eppure, nel proclamare le beatitudini, Gesù raccoglie il mio desiderio di felicità e traccia alcune strade come possibilità alternative, rivelando dei criteri che sono contrapposti a quelli umani.
È lo stesso Paolo a ricordarcelo nella seconda lettura di questa domenica, tratta dalla prima lettera ai Corinzi: «Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono». Gesù, quindi, usa i suoi criteri per chiamare “beati” coloro che nessuno di noi oserebbe definire tali. Partendo da situazioni concrete di povertà, di sofferenza, di ingiustizia, di conflitti, di persecuzione, di impegno concreto, propone una logica nuova, un sogno di umanità controcorrente.
Scorrendo le otto beatitudini, mi sono chiesto: in realtà che cosa accomuna i poveri in spirito, coloro che sono nel pianto, i miti, quelli che cercano giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati? Mi sono dato con umiltà questa risposta. Ciò che lega questi “beati” è il fatto che sono persone libere. Sono persone libere dalla logica dell’accumulo o del trattenere, sono libere dalla paura di mostrarsi deboli o di piangere, libere dall’arroganza, libere dalle logiche del potere, libere dai rancori e dalle vendette, libere dalle maschere, libere dalle logiche dei conflitti e dei relativi interessi, libere dalla propria immagine e dal rischio di “perdere la faccia”.
La felicità proposta da Gesù non è un miraggio o un prodotto che si può acquistare, ma è l’approdo lento e graduale di un cammino in cui, giorno dopo giorno, assumiamo i criteri del Dio di Gesù Cristo e contribuiamo come suoi discepoli e come comunità cristiane a realizzare il suo sogno sempre attuale per la sua e nostra umanità. Perciò, c’è una terra di riscatto per coloro che scelgono di essere autentici, aderenti alla propria realtà, impegnati a realizzare le logiche del Dio di Gesù Cristo. Se sapremo essere pienamente liberi potremo essere beati, sperimenteremo davvero una felicità vera e piena, che non sarà solo nostra ma anche di altri fratelli e di altre sorelle. E allora, buon cammino sulle strade tracciate dalle beatitudini.