Durante la recente visita del presidente Trump in Cina, i leader delle due potenze mondiali hanno confrontato i loro programmi spaziali. Mentre gli Usa hanno sempre giocato la carta di coloro che esploravano lo spazio a nome dell’umanità – chi può dimenticare la frase di Armstrong «questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità»? – la Cina mai ha nascosto di sviluppare la propria presenza nello spazio a proprio beneficio. In realtà, tutti i Paesi che hanno un programma spaziale lo sostengono a loro beneficio.
La corsa allo spazio iniziò dopo la Seconda guerra mondiale e si trasformò in una lotta tra Usa e Urss. Ben presto, altri Paesi si aggiunsero, volendo usufruire delle opportunità che la ricerca e l’applicazione di tecnologie spaziali offrivano. L’Italia si inserì sin dagli albori in questa ricerca e con ottimi risultati. Tutti i Paesi occidentali, e molti grandi Paesi come l’India e il Brasile, hanno ormai una presenza nello spazio. Meno conosciuta è la ricerca spaziale di Paesi poco sviluppati, ma questa non è assente. Attualmente, una ventina di Paesi africani hanno programmi spaziali e 18 hanno lanciato almeno un satellite. Contando anche i mini satelliti – i CubeSat – ci sono 65 satelliti africani in orbita, che diventeranno 120 entro il 2030. Quasi tutti i Paesi africani hanno aderito alla politica e strategia spaziale africana inaugurata dall’Unione Africana nel 2016.
Negli ultimi anni, la spesa media annua dei governi africani per il settore spaziale si è attestata intorno al mezzo miliardo di dollari. Tra i Paesi leader figurano Egitto, Sudafrica, Nigeria, Marocco, Algeria e Angola, tutti da tempo nello spazio. I loro programmi comprendono satelliti per l’osservazione della Terra, le comunicazioni e la ricerca scientifica, spesso con collaborazioni internazionali di rilievo. Lo spazio interessa le nazioni africane per il concreto sostegno allo sviluppo socio-economico e alla resilienza contro le minacce transnazionali. Per la maggioranza dei cittadini, questo impegno rimane invisibile, anche se le ricadute sulla loro vita sono molte. I dati forniti dai satelliti vengono utilizzati per prevenire gli effetti di siccità o di altri fenomeni climatici avversi. Ma a sentirne il beneficio sono anche le comunicazioni e la gestione del territorio, dalla sorveglianza delle frontiere al monitoraggio marittimo, per giungere alla salvaguardia della fauna selvatica. Negli ultimi anni, i satelliti sono stati utilizzati per contrastare minacce transnazionali come il terrorismo, il contrabbando e la tratta di esseri umani. Consentono ai governi di monitorare regioni remote e difficilmente accessibili, integrando le pattuglie terrestri con una visione aerea delle attività su vasti territori. Servono anche per monitorare la pesca, il disboscamento e lo sfruttamento petrolifero illegali. Si può affermare che, per i Paesi del Sud del mondo, la presenza nello spazio non porti con sé un prestigio, ma costituisca piuttosto una concreta forma di sicurezza e sovranità nazionale.
Oltre il continente africano, in tutto il mondo in via di sviluppo, il collegamento a trasmissioni satellitari consente una trasformazione sempre più accelerata delle strutture socio economiche. Le trasmissioni televisive permettono informazione e intrattenimento prima impossibile nelle aree rurali. I bambini delle zone più remote possono accedere alla stessa qualità di educazione primaria di chi vive nelle aree urbane. Si sta propagando l’uso dei satelliti per i servizi di telemedicina. Inoltre, i tecnici informatici locali hanno nuove opportunità di sviluppare programmi adatti ai loro obiettivi, e gli scienziati di disegnare satelliti da assemblare direttamente nei loro Paesi, eliminando la dipendenza tecnologica dalle potenze occidentali.
Per l’Africa, questo può avvenire anche grazie all’Iniziativa Africana per i Satelliti di Sviluppo (AfDev -Sat) in Egitto, che ha formato 71 ingegneri provenienti da 34 Paesi africani e ha aperto le sue strutture per l’assemblaggio, l’integrazione e il collaudo dei satelliti ai partner continentali. Questa iniziativa, con l’Agenzia Spaziale Africana inaugurata al Cairo nell’aprile 2025, permetterà una sempre più forte presenza del Sud nello spazio e garantirà che le attività spaziali supportino direttamente la visione dell’Unione Africana per un continente prospero e integrato.