La comunità energetica rinnovabile di Verona. Non si tratta solo di gestire un servizio, ma anche di ottenere le migliori economie di scala
Obiettivo finale è una grande alleanza tra le Chiese locali che, partendo dalla gestione responsabile delle risorse energetiche, possa generare nuove forme di solidarietà e cooperazione a favore delle persone più vulnerabili
Produrre elettricità per se stessi, casomai vendere l’eccedenza al Gse, il Gestore dei servizi energetici che riconosce qualcosina per quella immessa in rete. È una realtà per molti italiani, un po’ meno per il mondo ecclesiastico. Che a Verona (e non solo) ha voluto costituire, tramite una fondazione, una comunità energetica rinnovabile che mette assieme appunto la diocesi scaligera, alcune sue realtà (Caritas; Istituto sostentamento clero…), Fondazioni e Piccole fraternità che si occupano di disabilità, e la rete di case di riposo aderenti ad Adoa.
L’Associazione diocesana opere assistenziali di Verona raggruppa alcune importanti case di riposo del territorio, e al contempo nel corso degli ultimi anni si è associata a realtà consimili della diocesi di Bologna e di quella parmense. E altre stanno arrivando.
Non si tratta solo di gestire un servizio, ma anche di ottenere le migliori economie di scala: si pensi alla massa critica di utenze che è stata presentata ai fornitori di luce e gas, ad esempio, per ottenere il miglior trattamento possibile. Ora, la produzione di energia rinnovabile “in casa”.
La nuova fondazione si propone quindi di accompagnare enti ecclesiastici, istituti religiosi, organizzazioni del Terzo settore e comunità locali alla gestione di Comunità energetiche rinnovabili e solidali. L’energia prodotta – quasi sempre con il fotovoltaico – abbatte le bollette “interne”, rispetta il Creato, mentre la remunerazione ottenuta dalle eccedenze cedute in rete viene reinvestita nel sostegno alle persone e alle famiglie più fragili. È chiaro che in questo contesto la Caritas saprà fare, come sempre, la sua parte.
I punti chiave sono: la replicabilità del modello in altre diocesi italiane (non manca infatti l’interessamento della Conferenza episcopale italiana); la costruzione quindi di reti territoriali tra realtà consimili; l’accompagnamento tecnico e gestionale nelle scelte energetiche. Insomma l’obiettivo finale è una grande alleanza tra le Chiese locali che, partendo dalla gestione responsabile delle risorse energetiche, possa generare nuove forme di solidarietà e cooperazione a favore delle persone più vulnerabili.
Siamo all’inizio di un percorso reso sempre più pressante dall’ennesima crisi energetica provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, causato dalla guerra Usa-Iran. Se anche la situazione dovesse tornare alla “normalità”, è ormai chiaro come il sole che l’indipendenza energetica non è un corollario, ma un punto vitale per ogni economia. Nel suo piccolo, la Chiesa di Verona si è mossa, sperando che entro breve si possa dire e scrivere: “nel suo grande”.