Fatti
Le piogge sono diminuite, le temperature continuano a salire e i principali corsi d’acqua registrano portate ben al di sotto delle medie storiche. I recenti dati diffusi da Arpav confermano come il cambiamento climatico stia modificando il ciclo dell’acqua, imponendo nuove strategie di gestione e una maggiore responsabilità collettiva nell’utilizzo di una risorsa sempre più preziosa. Le precipitazioni a giugno sono state inferiori alla media del 15 per cento, mentre da ottobre a giugno il deficit raggiunge il 26 per cento. A preoccupare non è soltanto la scarsità delle piogge: temperature sempre più elevate, neve che si scioglie con largo anticipo, falde in sofferenza e grandi fiumi che registrano portate ben al di sotto dei valori storici. Per affrontare questa fase la Regione Veneto ha dichiarato lo stato di emergenza e ha attivato una serie di misure per garantire l’approvvigionamento di acqua potabile e sostenere il comparto agricolo, particolarmente esposto agli effetti della siccità. Ne abbiamo parlato con l’assessora regionale all’Ambiente Elisa Venturini.
Stiamo vivendo un’estate che mette a dura prova la nostra terra. Come sta affrontando la Regione questa sfida climatica?
«Giugno ha segnato temperature che non avevamo mai visto prima, unite a una cronica mancanza di piogge. Dobbiamo avere l’onestà di guardare ai dati: pensiamo al fenomeno delle “notti tropicali”, in cui la temperatura non scende mai sotto i 20 gradi. Se fino a qualche decennio fa erano eventi rari, quest’anno ne abbiamo contate ben 11 in un solo mese. Questo significa che il territorio e le persone non riescono a rigenerarsi durante il riposo. Non è solo un disagio termico, ma una prova che mette in sofferenza la natura e i raccolti. Non siamo spettatori passivi: la Regione lavora seriamente. Abbiamo monitorato la situazione passo dopo passo, intervenendo dove necessario con tempestività, ad esempio alla gestione del Lago del Corlo, dove abbiamo anticipato l’apertura dell’invaso di 10 giorni rispetto al previsto per portare acqua vitale alle coltivazioni del padovano».
Cosa comporta concretamente lo stato di emergenza dichiarato dalla Regione e quali sono le priorità?
«È lo strumento che ci permette di agire con la rapidità che la crisi richiede. Non è un atto burocratico, ma una cornice operativa per accelerare le misure di messa in sicurezza. Le nostre priorità, confermate dai documenti ufficiali, sono chiare: garantire la continuità dell’approvvigionamento di acqua potabile per le famiglie e assicurare che la risorsa idrica arrivi al settore agricolo. Stiamo lavorando con la massima serietà per evitare che la crisi comprometta il nostro tessuto produttivo e la sicurezza delle nostre comunità».
Qual è il ruolo della nuova task force che avete istituito?
«Non nasce perché ci mancano le idee, ma perché in un momento così complesso credo fermamente nel valore della condivisione. Abbiamo riunito istituzioni, esperti, mondo universitario e società civile per confrontarci sulle soluzioni migliori. È un percorso di ascolto che arricchisce la nostra programmazione. La Regione ha una linea chiara e ha già predisposto progetti per oltre 400 milioni di euro per la sicurezza idraulica, si tratta di un impegno vasto che abbiamo preparato nei minimi dettagli, pronti a partire appena le risorse saranno pienamente disponibili».
Vuole rivolgere un appello o una riflessione ai cittadini?
«Vorrei dire ai cittadini di non scoraggiarsi. Il nostro Veneto ha dimostrato tante volte di saper superare le difficoltà rimboccandosi le maniche. Allo stesso tempo, vorrei lanciare una riflessione: riscopriamo il valore profondo dell’acqua. Non è solo una risorsa economica, è il bene più prezioso che abbiamo. Rispettare le regole sul risparmio idrico non è un sacrificio fine a se stesso, ma un gesto di solidarietà civica verso il prossimo, verso chi coltiva la terra per darci da mangiare e verso le generazioni che verranno. Proteggere la nostra terra è un atto di civiltà e di rispetto verso il Creato che abbiamo ricevuto in custodia».
«Sono le nostre braccia operative sul campo. La loro competenza tecnica nel gestire i canali e la risorsa idrica è insostituibile. In seno alla task force, stiamo lavorando per rafforzare il loro ruolo nella regia territoriale: il loro lavoro quotidiano è la garanzia che ogni goccia sia distribuita con la massima efficienza possibile, minimizzando gli sprechi in un momento in cui l’acqua è, più che mai, vita»