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Strade devastate dalla guerra, mezzi sempre più rari e carburanti a prezzi proibitivi: nella Striscia di Gaza anche un semplice spostamento è diventato un’impresa. A denunciarlo è padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia di Gaza, che ha diffuso ieri sera una testimonianza via social per richiamare l’attenzione sulla gravissima emergenza dei trasporti che colpisce famiglie, bambini e attività educative della comunità cristiana.
Emergenza trasporti. Mentre prosegue la scuola estiva dell’Oratorio San Giuseppe, animata da sacerdoti, religiose e laici della parrocchia, il sacerdote racconta le enormi difficoltà che ogni giorno accompagnano il trasferimento dei bambini e delle famiglie verso le attività educative e pastorali. “Portare qui in parrocchia i bambini è un problema molto serio per quanto riguarda i trasporti. È una questione gravissima”, afferma Romanelli. Alla base dell’emergenza c’è innanzitutto la distruzione diffusa delle infrastrutture.
“Le strade di Gaza sono distrutte. Ci sono alcune strade un po’ meno danneggiate, o qualche tratto ancora praticabile per qualche centinaio di metri, ma la maggior parte è distrutta”.
“Ci sono buche, rottami, macerie, ferri contorti, vetri; l’asfalto non esiste più. In realtà, da queste parti l’asfalto era già raro da tempo, salvo in un paio di zone, come la strada costiera. Da anni – ricorda il parroco – si circolava soprattutto su blocchi di cemento. Perciò è già molto difficile spostarsi. Adesso, in queste condizioni, anche percorrere brevi tragitti richiede tempi lunghissimi e non mancano tensioni, litigi e discussioni tra le persone che attendono di essere trasportate”.
Costo del carburante. A rendere ancora più drammatica la situazione è il costo del carburante. “Oggi muovere un mezzo è diventato veramente molto difficile, perché il carburante è carissimo. Un litro di gasolio, per esempio, costa circa 13 dollari e mezzo. Quanto alla benzina, il prezzo è circa il doppio: 27 dollari al litro”. Cifre che costringono chi possiede ancora un’automobile a limitare al minimo ogni spostamento. “Coloro che sono riusciti a conservare un’auto, senza perderla durante la guerra, acquistano magari solo un litro di carburante alla volta e ponderano con estrema attenzione ogni spostamento”. Per consentire la partecipazione alle attività dell’oratorio e della scuola estiva, la parrocchia ha deciso di sostenere economicamente alcuni dei pochi autobus e minibus ancora operativi nella Striscia. “Li paghiamo affinché vadano a prendere i bambini, i giovani, le famiglie”, spiega il parroco. Mezzi che compiono percorsi molto lunghi e viaggiano spesso in condizioni precarie. “All’interno fa un caldo soffocante, come in un forno. Molti veicoli sono malridotti, altri sono in condizioni un po’ migliori”. Alle difficoltà legate al carburante si aggiungono quelle della manutenzione. “Molti autisti smettono di lavorare o riducono il servizio, anche quando vengono pagati, perché non possono sostenere i costi”. Emblematico il prezzo dell’olio motore: “Un litro costa, a seconda di dove si riesce a trovarlo, tra 500 e 700 dollari”. Una cifra impensabile fino a poco tempo fa, perché “prima della guerra il costo era compreso tra 7 e 10 dollari al litro. Perciò il trasporto rappresenta davvero un’emergenza. Lo viviamo e lo subiamo anche per la scuola”.
La vita in parrocchia. Nonostante tutto, la comunità cristiana continua a portare avanti le proprie attività pastorali. “Ci sono anche molti frutti spirituali”, racconta Romanelli. I bambini partecipano alla messa e ai momenti di preghiera della scuola estiva dedicata quest’anno alla Vergine Maria, mentre famiglie, giovani e anziani trovano nella parrocchia uno dei pochi spazi di “speranza, di incontro e di sostegno ancora attivi”. Sul fronte della sicurezza, la preoccupazione resta altissima. “La situazione continua a essere molto delicata. Nessuno sa che cosa potrà accadere”, osserva il parroco, riferendosi anche all’avanzamento della cosiddetta “linea gialla”, la zona di separazione tra le aree controllate dall’esercito israeliano e quelle abitate dai civili palestinesi. “Noi siamo molto vicini a questa linea e, secondo la testimonianza di molte persone, essa si sarebbe ulteriormente avvicinata. Non sappiamo che cosa questo possa significare. Speriamo che non porti nulla di negativo” conclude padre Romanelli.
La pace dal basso. Le parole del parroco della Sacra Famiglia trovano eco negli appelli lanciati dal patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, nei giorni scorsi in Italia per ritirare i premi ‘San Benedetto’, a Norcia e a Montecassino, e a Firenze per partecipare all’evento ‘Re-Imagine peace’. Richiamando la devastazione della Striscia, il patriarca ha ricordato che “l’80% di Gaza è distrutta” e ha ribadito che “la pace nasce dal basso”, attraverso il lavoro sociale, culturale ed educativo delle comunità locali. “Non esistono alternative al dialogo”, ha affermato e “Non si possono fondare gli equilibri del futuro solo col criterio della forza e della violenza”.
Emergenza caldo. Intanto a Gaza, nonostante la tregua, continuano i raid aerei israeliani che alimentano il bilancio delle vittime che ha superato il numero di 73mila. La popolazione vive in condizioni sempre più drammatiche, tra carenza di cibo, acqua potabile, medicinali ed energia elettrica. Alle conseguenze della guerra si somma l’emergenza climatica dell’estate: secondo le organizzazioni umanitarie, come il Norwegian Refugee Council (Nrc), quasi un milione di sfollati vive in tende e ripari di fortuna, dove le alte temperature, la scarsità d’acqua e la mancanza di elettricità aggravano una situazione sanitaria già estremamente critica.