Idee
“Guidami Tu, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda, sii Tu a condurmi!”. Così inizia una poesia/preghiera di John Henry Newman e in quell’aggettivo “gentile” si può cogliere il senso più profondo della parola gentilezza di cui oggi si avverte l’assenza e insieme cresce il desiderio di un suo ritorno.
Quel “gentile” di Newman, comprende e va oltre la dimensione estetica, oltre l’espressione di buona educazione, oltre la manifestazione di un gradimento.
C’è in quel “gentile” la fiducia di essere guidato per procedere con serenità nella nebbia dell’incertezza e del dubbio, rinunciando all’orgoglio e alla presunzione di controllare il proprio e l’altrui futuro.
Nella poesia/preghiera di Newman c’è la consapevolezza di essere lontano da casa, di avere i piedi vacillanti, di non riuscire a decifrare con chiarezza l’orizzonte e di cercare una guida che accompagni l’attraversamento della complessità senza subirla anzi vivendola come un tempo favorevole per tessere relazioni belle con l’Altro e con gli altri.
Con questa prospettiva si può anche leggere la scelta della gentilezza come atto di resistenza alla disumanità che in forme diverse sta coprendo come un’ombra minacciosa il mondo senza lasciar fuori i territori del vivere quotidiano.
Di questo pensiero è interprete una donna siciliana, Natalia Re, presidente del “Movimento italiano per la gentilezza” (Mig) e vicepresidente del World Kindness Movement nato nel 1997, che si è fatta portavoce nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere. Ha richiamato la necessita di un “Kindness Act”, un provvedimento che riconosca la gentilezza come strumento di prevenzione sociale e, attraverso l’educazione, ne incoraggi la diffusione nelle famiglie, nelle scuole, nei i luoghi di lavoro, nella vita sociale e nella politica.
In un mondo di bulli che si contrappongono ad altri bulli quale esito potrà mai avere la proposta della gentilezza come metodo per elaborare i conflitti senza il ricorso alla violenza delle parole, dei gesti, delle armi?
La risposta è da costruire giorno per giorno superando complessi di inutilità, atteggiamenti di rassegnazione e di indifferenza.
La gentilezza, come tutte le creature fragili, ha bisogno di volti, parole, gesti di umanità e al contrario del buonismo, si costruisce sul rispetto della dignità di ogni persona a volte opponendosi a leggi che vorrebbero piegare questa stessa dignità a disegni e interessi di parte.
Scrive il rabbino e filosofo Abraham Jousha Heschel “Quando ero giovane ammiravo le persone intelligenti, ora che sono vecchio amo le persone gentili”. L’auspicio è di avere questa consapevolezza anche prima di arrivare alla terza età: bisognerebbe forse concludere che le persone intelligenti sono le persone gentili, sono persone che nella complessità si fanno guidare dalla “Luce gentile” che guidò Newman.