Idee
Chi prima, chi dopo, in questi giorni, quasi tutti siamo rientrati o stiamo rientrando da un periodo di vacanza in villeggiatura, da un viaggio o anche solo da un tempo di riposo. Complici anche le condizioni atmosferiche quali il gran caldo o i primi violenti temporali, non è facile per nessuno riprendere le proprie normali attività. C’è chi è alle prese con il vero e proprio riavvio del lavoro e chi con una nuova sessione di studio per qualche esame all’Università. Anche chi frequenta la scuola dell’obbligo ha magari da terminare i consueti compiti delle vacanze, mentre chi si occupa dei lavori domestici si trova oberato di lavatrici da caricare e bucati da stendere. È in questo contesto che, vincendo la fatica e gli istinti più immediati, possiamo lasciare emergere in noi un “elogio della ferialità”. In tale dimensione il lavoro, lo studio e tutti gli oneri ordinari possono assumere un aspetto più amichevole, come dei compagni di vita che aspettavano il nostro ritorno. Le vacanze – brevi o prolungate, stanziali o in movimento, consuete o inedite – possono essere lette come un tempo che ha proprio lo scopo di rafforzarci nello svolgimento dei nostri compiti ordinari. Non sono una parentesi avulsa e completamente sconnessa dagli altri giorni del resto dell’anno, sono, invece, finalizzati a questi ultimi, li alimentano, aiutano a riportare alla luce il loro senso. Per questo motivo, è bene che in famiglia si favorisca un dialogo profondo che, attraverso il racconto e la condivisione del tempo dello svago e del riposo, non ci induca ad una nostalgia sterile per quello che abbiamo vissuto, ma piuttosto ci riporti tutti al presente, infondendo nuovo slancio per ciò che ci aspetta. Non è sempre facile vivere in modo propositivo questo ritorno alle cose di tutti i giorni, ma la famiglia può mettere in campo risorse buone per ricominciare con il piede giusto. È necessario stabilire un “patto di solidarietà” per sostenersi reciprocamente. Fra coniugi, coi figli, fra fratelli, tutti possono offrire il loro contributo, dando la precedenza a chi si sa più fragile e in una condizione di maggiore difficoltà. Si pensi, per esempio, ai ragazzi che devono recuperare, a settembre, un debito scolastico; oppure a quei genitori che ancora non hanno trovato lavoro e non hanno niente da ricominciare come tutti gli altri adulti. Le situazioni possono essere le più diverse ed è per questo che non solo è bene che la famiglia sia aperta al suo interno, ma è anche prezioso che sappia condividere all’esterno, con altri nuclei famigliari. Quando a fine estate si torna ad incontrarsi in parrocchia, o all’Eucarestia domenicale, non sono da sottovalutare gli scambi fraterni che si possono intrattenere per mettere in comune uno sprone a reimmettersi nella vita di tutti i giorni. L’elogio della vita feriale si celebra anche nel contesto comunitario, sociale e religioso. Si tratta di mettere in evidenza, gli uni per gli altri, il senso di un cammino che, passo dopo passo, fa crescere nella vita. Il cammino feriale di ciascuna famiglia non è isolato ma si forma nel contesto di un mondo che ha bisogno dell’impegno di ciascuno e dell’aiuto reciproco. Anche guardare al mondo nella sua complessità di bene e di male, aiuta a proseguire la propria strada con lo spirito giusto, ovvero uno spirito di pace, oggi più che mai necessario, come ci ha ricordato anche Papa Leone nel suo discorso al Meeting di Rimini: “Anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi”.