Idee
Non di solo pane vivono l’uomo e la donna. Chi ha detto infatti che una persona che sta attraversando una fase complicata della sua vita, e magari dorme sotto un ponte o all’asilo notturno di via del Torresino a Padova, abbia perso la curiosità di apprendere o il desiderio di restare a bocca aperta davanti a un’opera d’arte? La stimolante “provocazione” è arrivata da una rappresentante del Gruppo R – che gestisce una piccola biblioteca sociale all’interno del centro diurno “La Bussola” di via Minio, all’Arcella – in occasione della 26a edizione de “La notte senza dimora”, tenutasi sabato 17 ottobre, nel cortile di Palazzo Moroni. L’iniziativa stavolta era imperniata sul tema “Oltre il pane, le rose: il diritto alla cultura e alla bellezza”.




«Pensavo che i centri diurni – è il cuore della riflessione maturata nel Gruppo R, di cui si è fatta portavoce Giusi – fossero luoghi per anziani. Poi ho scoperto che possono essere luoghi aperti alla comunità. Quando vivi momenti difficili, spesso pensi: “Tanto costa, non ci vado”. Cinema, musei, eventi sembrano lontani, quasi non ti appartengono più. Eppure, a volte, basterebbe che qualcuno ti dicesse: “Guarda che questa opportunità c’è, magari potrebbe piacerti”. Perché magari, dentro di te, l’interesse esiste, solo che resta nascosto dietro a tutto il resto».
Maledetti pregiudizi. «A volte – continua la suggestione del gruppo R – sono quelli degli altri, altre volte diventano persino i nostri. C’è ancora l’idea che chi vive una situazione di difficoltà sia povero, non solo economicamente, ma anche culturalmente. Come se certe passioni o certi interessi non potessero appartenere a tutti».
Alla “provocazione” cercherà di dare una prima risposta, come ha anticipato Nicola Carrara, conservatore del Museo della natura e dell’uomo, il tavolo di lavoro che il 26 ottobre riunirà i rappresentanti di varie istituzioni culturali cittadine, dell’ateneo e delle associazioni che si occupano dei senza dimora. L’obiettivo è quello di varare, attraverso il progetto “Musei luoghi aperti”, un vero e proprio calendario di appuntamenti “inclusivi” gratuiti. «Abbiamo già dei riscontri positivi – evidenzia Carrara – Alcune persone
“in difficoltà”, che abbiamo invitato a vedere un museo, poi, a seguito dell’emozione vissuta,
ci sono tornate spontaneamente, pagandosi il biglietto».
Ma, al di là del bisogno di partecipazione alla vita culturale della città, ci sono le necessità quotidiane. Ben riassunte nel “Gioco dell’oca” che l’associazione Noi sulla strada, attiva dal 1995, ha creato per sensibilizzare i padovani al tema dell’emarginazione. Tirando il dado, dalla casella sfratto si può finire in parrocchia, all’ospedale, alla Caritas o alle Cucine economiche popolari. Con un tiro sfortunato, però, si potrebbe cadere pure nelle caselle carcere o ambulanza. Ma la vita vera, ahinoi, non è un gioco. «Ogni lunedì sera – spiegano Elisa e Alban, che partecipano all’unità di strada “Balù” – dalle 20.30 alle 22, tra sette e nove operatori di “Noi sulla strada” sono in giro per la città a distribuire alle persone che vivono in strada cibi, tè caldo e biscotti, indumenti, coperte e materiale per l’igiene personale. Alcuni li ritroviamo settimanalmente, altri si aggiungono di volta in volta. Normalmente ci sono più uomini, probabilmente le donne se la cavano meglio di fronte alle avversità».
In prima fila, tra le associazioni che si occupano dei senza dimora, c’è naturalmente la Croce Rossa Italiana, che a Padova può contare su 1.600 volontari, il secondo gruppo nel Paese. Oltre a quella del capoluogo, in via della Croce Rossa, sono attive le sedi di Trebaseleghe, Cittadella, Piove di Sacco e Noventa Padovana. «Dal 1° dicembre, e fino a metà marzo, in base alla convenzione sottoscritta con il Comune di Padova – sottolinea la presidente Annamaria Pirajno – saremo in strada con il nostro furgone per l’accoglienza invernale. A bordo ci saranno sempre due crocerossine e un medico. Mettiamo poi a disposizione il nostro ambulatorio. Ogni sabato c’è la distribuzione dei viveri».
Paolo Sinigaglia si occupa invece, sempre per la Croce Rossa Italiana, del servizio continuativo di assistenza, che si svolge tutto l’anno. «L’ultima annata è stata molto dura – ricorda – perché tra i senza dimora sono mancate cinque persone che seguivamo abitualmente». Nel 2025 sono stati registrati 3.710 contatti. Sono state distribuite 5.727 confezioni di cibo, 666 coperte e 1.563 litri d’acqua. «All’emergenza freddo eravamo abituati – aggiunge Sinigaglia – ma ora ci preoccupa molto quello che succede d’estate. La Casetta Borgomagno ha aperto anche ad agosto, di pomeriggio, per dare un po’ di sollievo a chi non sapeva dove affrontare il gran caldo». Fiore all’occhiello della Cri di Padova resta il progetto “Penelope” che si occupa, con la propria unità di strada, della riduzione del danno per le persone soggette a problemi di abuso di sostanze psicotrope.
A “La notte senza dimora” di sabato 17 ottobre a Padova ha partecipato anche la Rete veneta degli ambulatori del Terzo settore, che offre assistenza sanitaria gratuita alle persone prive del medico di base. Nella rete è inserito anche l’ambulatorio Caritas, che opera a Padova in via Duprè 26, nella zona di San Gregorio Barbarigo, e offre – dopo un colloquio con il Centro di ascolto diocesano – cure odontoiatriche e visite oculistiche e ottiche. Perché, con un paio di occhiali, anche i miopi possono gustare al meglio un museo.
Sul versante dei senza dimora sono presenti ormai da 144 anni. Le Cucine economiche popolari, gestite dalla fondazione Nervo Pasini, forniscono in media ogni giorno 220 pasti a pranzo e 110 a cena. «Lavoriamo in rete con le altre associazioni che si occupano di emarginazione – spiega Davide Rampazzo, alle Cep dal 2002 – e ci scambiamo informazioni per venire incontro al meglio alle esigenze degli utenti. Si presentano in mensa persone che conosciamo, ma c’è sempre qualche volto nuovo. In quest’ultimo periodo sono in aumento pakistani e afghani, per lo più uomini. Purtroppo la maggior parte non sa parlare l’inglese. E noi non sappiamo parlare l’urdu, la lingua ufficiale del Pakistan, e neppure il pashto. Quando riusciamo a instaurare un dialogo, ci raccontano di viaggi incredibili, attraverso Iran, Turchia, Grecia o i Balcani occidentali».