Chiesa
La pagina del Vangelo di Matteo ci propone la lettura di tre parabole: il grano e la zizzania, il granello di senape, il lievito. Ci raccontano la mitezza del Signore nel suo agire con gli uomini, di più di parlano della pazienza di Dio che lascia crescere assieme il grano e la zizzania, come dire lascia che il male conviva con il bene. Ricordava Papa Francesco: con questa parabola “Gesù ci dice che in questo mondo il bene e il male sono talmente intrecciati, che è impossibile separarli ed estirpare tutto il male. Solo Dio può fare questo, e lo farà nel giudizio finale. Con le sue ambiguità e il suo carattere composito, la situazione presente è il campo della libertà, il campo della libertà dei cristiani, in cui si compie il difficile esercizio del discernimento fra il bene e il male”.
Nel nostro mondo, nella storia stessa dell’umanità convivono bene e male e quotidianamente ne siamo testimoni, anche se non lo vogliamo: vediamo il bene e il male, ma non sempre siamo capaci di scegliere con giustizia e in verità; anzi qualche volta siamo propensi a trovare delle “scorciatoie” per passare dal torto alla ragione. Questa pagina di Matteo ci parla della pazienza, dello scandalo della pazienza del Signore che lascia crescere l’una accanto all’altra il bene e il male; anzi il “padrone del campo” impedisce ai servi – gli angeli – di strappare via la zizzania: “lasciate che l’una e l’altra crescano assieme fino alla mietitura”. Egli “è preoccupato soprattutto della salvezza del grano, si oppone dicendo: non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano”. Quello che leggiamo in Matteo è la grande questione del male nel mondo cui si contrappone la pazienza di Dio che, leggiamo nel Salmo, è “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”. A volte i confini tra bene e male, tra giustizia e ingiustizia, non sono così netti, e le parabole utilizzate da Gesù sono un modo per indicarci “il vero fondamento di tutte le cose”, cioè di un Dio “che agisce e entra nella nostra vita e ci vuole prendere per mano” scrive Papa Benedetto nel primo libro dedicato a Gesù di Nazareth.
Con queste parabole il Signore intende richiamare “l’arrivo del Regno di Dio nella storia, il suo agire nella vita degli uomini, il modo in cui cresce, si espande e trasforma il mondo dal di dentro”, afferma Leone XIV all’Angelus, il secondo dal riposo estive di Castelgandolfo.
Si tratta di un modo, afferma ancora il Papa, di metterci in guardia “dalla tentazione di pensare a Dio come a una figura potente, che si impone con la forza, che occupa lo spazio per dominare, che arriva in modo trionfante”. Invece ecco come Dio opera nella nostra vita e nella storia: “predilige la piccolezza, segno del suo amore discreto, che ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo, che cerca di farsi strada anche in mezzo alla zizzania, che agisce in modo nascosto e invisibile come il seme più piccolo di tutti e lievita dentro la pasta senza fare rumore”.
A volte ci attendiamo altro da Dio, dice Papa Leone, qualcosa di “clamoroso”, che “intervenga dall’alto strappando subito la zizzania del male”. immaginiamo un Dio “forte e potente, e, purtroppo, a questa immagine adeguiamo anche il nostro modo di essere cristiani e di essere Chiesa”. Invece egli ci chiede “uno sguardo capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito; viene come il più piccolo tra i semi e domanda, dunque, la pazienza di saper accompagnare i processi, riconoscendolo nella piccolezza del quotidiano e nella semplicità della vita ordinaria; cresce in modo invisibile come il lievito nella farina e, così, ci libera dallo scoraggiamento e ci invita ad avere fiducia anche quando ci sembra che Dio sia assente. Perché in realtà Egli ci accompagna sempre e il suo amore è sempre all’opera per noi”.
La pazienza di Dio, diceva Papa Francesco, significa “preferire una Chiesa che è lievito nella pasta, che non teme di sporcarsi le mani lavando i panni dei suoi figli, piuttosto che una Chiesa di “puri”, che pretende di giudicare prima del tempo chi sta nel Regno di Dio e chi no”. Nell’abitale la realtà che ci circonda siamo chiamati, afferma Leone XIV, “ad assumere uno stile evangelico, senza contrapporci frettolosamente con giudizi arroganti, senza imporci con il potere e con la forza, senza perdere la fiducia nell’opera di Dio”. Citando il cardinale Ratzinger dice ancora che “si tratta di sottometterci alla logica del seme che non è quella del successo e della grandezza, ma ci chiede di farci piccoli e di servire la vita delle persone”. Così il nostro agire “germoglia” e diventa “un lievito di amore che trasforma la pasta del mondo”.
Angelus nel quale il Papa non dimentica i “paesi lacerati dalla guerra e dalla violenza”, e nella preghiera ricorda “il generoso impegno per la pace” e chiede di non dimenticare “chi soffre e muore a causa dei conflitti”.