La pubblicità di un santo? Mai vista. Prima di oggi
Nell’ottocentesimo anniversario della morte del santo di Assisi, la macchina celebrativa trasforma Francesco in simbolo mediatico: una “esplosione di vita” che interroga tra libertà, memoria e bisogno di speranza.
Ci siamo: basta accendere la televisione, ed ecco che tra una pubblicità e l’altra, un prodotto e l’altro, ci compare la figura di Francesco di Assisi e l’anno a lui dedicato, come messaggio pubblicitario che conclude dicendo: «Francesco: un’esplosione di vita!». Quando mai si era vista prima d’oggi una pubblicità per la figura di un Santo? Certo, non parliamo di uno dei tantissimi santi italiani (la stima globale riserva a noi il 40 per cento della santità globale). È l’incontrastato patrono d’Italia, nominato nel 1939 da papa Pio XII assieme a santa Caterina da Siena, definito come «il più santo degli italiani e il più italiano dei santi». Mai definizione fu più calzante e storicamente ammiccante. Ma poi si sa come sono gli italiani, nel 1977 ci siamo stancati e abbiamo cancellato quella che era la sua festa nazionale, fino a due mesi fa, quando in un rigurgito di nazionalità ha rispolverato e ripristinato la festa nazionale che era. Siamo quindi già dentro il vorticoso anniversario che per tutto il 2026 ci consegnerà la figura di Francesco come figura dell’anno. Ottocento anni dalla sua morte non sono pochi e il rischio storico che ci ritroviamo è il medesimo che si ha da otto secoli: deformare la figura di Francesco. Intanto la macchina celebrativa ha già offerto un profluvio di titoli librari (tra questi sono stato tentato pure io), che sono usciti o stanno uscendo sul tema francescano. Che resti ancora qualcosa da dire sull’uomo di Assisi? Evidentemente no, vista la quantità di materiale prodotto in tutti questi secoli. Onoriamo quindi l’unicità di quest’uomo, ma il grande pericolo è che ci s’impossessi della figura di Francesco, togliendogli quella libertà che la storia ha sempre faticato a consegnarci. Il rischio c’è e la pubblicità potrebbe esserne un veicolo. Ma quella “esplosione di vita” ci serve eccome, stando a ciò che sta avvenendo nel mondo. Per questo dico, una volta tanto: benedetta pubblicità!