Fatti
Ripresina, che deve essere consolidata per diventare ripresa a tutti gli effetti ma che male non fa e, soprattutto, fa ben sperare in termini di occupazione e crescita del comparto. Anche se a pesare sui conti sono più che altro i mercati mondiali, che arretrano. E’ quanto hanno registrato le imprese italiane della meccanizzazione agricola: settore importante per la filiera agroalimentare nazionale e per l’industria in generale, la cui qualità di produzione è riconosciuta in tutto il mondo.
Il punto è stato fatto pochi giorni fa con la presentazione dell’edizione 2026 di Eima, la manifestazione che a novembre raccoglierà il meglio della meccanica agricola mondiale. Comparto che va a due velocità, dunque. “Il mercato interno sta dando segnali di ripresa – ha sostenuto la Presidente dei costruttori di macchine agricole raccolti in FederUnacoma – e il consuntivo del 2025 ha registrato un recupero delle vendite, tanto per le trattrici (+13,7% in ragione di 17.600 unità immatricolate) quanto per le altre tipologie di mezzi, tutte in positivo con la sola eccezione delle mietitrebbie”. Le cause di questa crescita, stando agli analisti del settore, sono da attribuire agli aiuti statali che in vario modo hanno sostenuto la domanda. Certo, non tutti i problemi sono stati superati. Ed è qui che il mercato delle macchine agricole funziona come cartina tornasole dello stato di salute dell’agricoltura. Le criticità, infatti, sono dovute in “buona parte all’insufficiente redditività agricola, che scoraggia gli investimenti per l’acquisto di tecnologie di ultima generazione, favorendo invece il mercato dei mezzi d’occasione”, è stato spiegato dal vertice di FederUnacoma. Con tutte le conseguenze del caso, anche in termini di sicurezza del lavoro. Basta pensare, per esempio, che l’età media dei mezzi agricoli in circolazione è superiore ai 22 anni e che questi non rispondono alle caratteristiche di efficienza e affidabilità richieste dalla moderna agricoltura. E per comprendere meglio la situazione, basta sapere che nel 2025 il mercato delle trattrici usate ha raggiunto il suo massimo storico, con una crescita del 6%, mentre tra il 2014 e il 2025 gli acquisti di trattrici d’occasione sono più che raddoppiati passando da 25mila a più di 60mila mezzi. Ma non è certo con le trattrici usate che si fa efficienza e sicurezza del lavoro.
E i mercati internazionali? Tenendo conto che solo il 30% del fatturato della meccanizzazione agricola è realizzato in Italia, si capisce subito quanto i mercati esteri siano cruciali. Mercati che, è stato spiegato durante la presentazione di Eima, “mai come in questo momento sono condizionati da una congiuntura non favorevole. L’instabilità geopolitica, le sanzioni commerciali e le nuove barriere doganali hanno penalizzato il commercio globale di macchinario agricolo”. Bastano due numeri per capire: le vendite all’estero sono scese del 2,1%, con un valore complessivo di 85,7 miliardi di euro. Gli ultimi dati disponibili (ottobre 2025) indicano una flessione dell’export di macchine italiane del 4,8% in valore rispetto allo stesso periodo 2024; un fenomeno dovuto in special modo al crollo del mercato USA (-34%), ma arretrano anche Francia (-7%) e Germania (-2%) che diventano primo e secondo mercato di sbocco per i macchinari made in Italy. In crescita risulta invece l’export verso la Spagna (+31,3%) e la Polonia (+11,8%) che però non presentano volumi tali da compensare la flessione sui principali mercati.
Ma quindi che fare? Innovazione e incentivi pluriennali, un nuovo approccio di marketing combinato anche con attività di formazione per gli operatori, la valorizzazione della qualità e dell’utilità di macchine agricole moderne ed efficienti anche in termini economici, paiono essere gli strumenti fondamentali da mettere adoperare. Si tratta di un cammino lungo da intraprendere, ma obbligatorio.