Mosaico
“Semi”. Come a dire un’efficace metafora per definire la diffusione della cultura della legalità, attraverso qualcosa da piantare in un terreno adatto. E che è pure il nome del festival della Legalità e della cittadinanza organizzato a Limena dall’associazione culturale Teatro Bresci, tra gli alfieri del teatro civile in Italia. Questa nuova iniziativa, che ha per sottotitolo “Piantare domande, coltivare coscienze”, comprende sei appuntamenti, cinque consecutivi dal 5 all’8 novembre e uno a fare da cammeo sabato 21. Un’offerta che abbina incontri con ospiti di alto livello a rappresentazioni teatrali vere e proprie. Il tutto al teatro Falcone Borsellino di via Roma, un luogo che sembra essere stato cucito quasi su misura per il festival, sia per il nome che per la capienza di 250 posti.
Aprirà la rassegna Pietro Grasso, già procuratore nazionale antimafia e presidente del Senato. «Alla base c’era l’idea che la legalità e quanto a essa collegato, la libertà e la giustizia, non si ereditano. Vanno bensì allenate ogni giorno, per l’appunto scelte e “coltivate”» spiega Anna Tringali, fondatrice di Teatro Bresci assieme al compagno nel lavoro e nella vita Giacomo Rossetto. Il debutto con Grasso si commenta quasi da sé. «Per la sua autorevolezza e la sua storia umana e professionale, incardina una figura centrale per l’affermazione della legalità – continua Tringali – Basti pensare al suo ruolo nel maxiprocesso antimafia degli anni Ottanta, ai suoi continui richiami alla giustizia vera e a tutto quello che ha rappresentato». A Limena Grasso farà capolino nella veste di presidente della fondazione “Scintille di futuro”: nella serata inaugurale presenterà il suo ultimo volume U maxi sul processo a Cosa Nostra e dialogherà con il giornalista Giuseppe Giulietti, coordinatore nazionale del gruppo Articolo 21; la mattinata successiva, alle 10, si confronterà con gli studenti e i loro insegnanti, partendo dal manuale da lui redatto Scintille per la scuola.
Sempre venerdì, ma di nuovo alle 21, sarà ricordata “Letizia Battaglia – Shooting the mafia”, fotografa palermitana in prima linea nei grandi fatti di cronaca. «Con la sua macchina fotografica ha immortalato momenti di grande intensità e tragicità. Penso all’attentato in cui aveva perso la vita Piersanti Mattarella, lei catturò il momento in cui fu preso in mano dal fratello e attuale Capo dello Stato, Sergio». Ma per Tringali c’è anche qualcos’altro. «Mi ha colpito la sua stessa storia personale: fino ai 34 anni non era una fotografa professionista; iniziò dopo una storia familiare andata male, per lei prendere in mano la macchina fotografica significò riprendere in mano la propria vita».
Sabato 7 alle 21 sarà la volta di Marco Omizzolo, sociologo e docente dell’università La Sapienza. «Si è occupato a lungo di caporalato, con inchieste sul campo in incognito tra gli sfruttati». Parlerà di “Lavoro: chi paga il prezzo?”.
Per domenica 8 alle 17, Teatro Bresci proporrà un vecchio cavallo di battaglia, Lo schifo, monologo sulla giornalista Ilaria Alpi uccisa in Somalia nel 1994 assieme al cameraman Miran Hrovatin; sul palco salirà Anna Tringali, su un testo di Stefano Massini che miscela sapientemente l’inchiesta giornalistica con il materiale scenico.
La chiusura definitiva è prevista a distanza di quasi due settimane, sabato 21 alle 20.45, con un’altra produzione originale della compagnia: Non chiamateli eroi con Giacomo Rossetto. A ispirare il racconto di tante storie di lotta alle mafie, con l’accompagnamento musicale dal vivo di Matteo Nicolin, l’omonimo libro del magistrato Nicola Gratteri e del giornalista Antonio Nicaso.
Info: www.semifestival.com
La legalità è un modo di stare insieme, di prendersi cura del bene comune e l’impegno civile non nasce all’improvviso, ma si coltiva nel tempo, è qualcosa che si semina, si cura e cresce giorno dopo giorno. Questo il motivo del titolo del festival. Ogni incontro, ogni spettacolo, ogni libro, ogni testimonianza può lasciare un segno, generare una domanda, far cambiare la percezione di qualcosa.