Storie
La sveglia suona alle 3.25. A quell’ora Maurizio Quaglia si alza, butta giù magnesio e miele selvatico, poi si prepara per uscire. Alle 4.20 arriva al suo posto di lavoro, l’edicola di piazza Mazzini, a pochi passi dalla basilica del Carmine, e pianifica la giornata. Venti minuti dopo arriva il furgone del distributore che gli recapita i quotidiani e i periodici illustrati. Il giornalaio si prepara la scaletta delle consegne a domicilio e alle 5.30 inforca la bici, che ha due cesti (quello più grande dietro) e il parapioggia, e percorre mezza città pedalando. Un po’ come nella pubblicità dei cracker che cinquant’anni fa consacrò Ninetto Davoli.
«Di biciclette in realtà ne ho tre – spiega Maurizio Quaglia, 63 anni compiuti il 18 ottobre – Da un paio di mesi ho pure quella elettrica, presto la metterò in funzione. Non perché voglia ridurre la fatica, mi piace troppo andare in bici, ma per ottimizzare i tempi di consegna». Il territorio da coprire, è particolarmente esteso: prima Arcella, via Bezzecca, via Palestro, riviera Paleocapa, Città Giardino, zona basilica del Santo. L’elenco dei destinatari-acquirenti comprende single, famiglie, bar e case di riposo come il pensionato Piaggi di piazza Mazzini e l’Altavita-Ira di via Beato Pellegrino. Gli anziani, che la mattina si svegliano presto, lo aspettano come una benedizione per quella che Hegel definiva la “preghiera laica” del mattino. Il suo giro si è progressivamente allargato dopo la chiusura di numerose edicole del centro storico: «Eh, ci vogliono passione e spirito di sacrificio».
Verso le 6 “il giornalaio più simpatico della città” (la definizione l’abbiamo sentita con le nostre orecchie da un’affezionata cliente) si concede una pausa meritata. Il rito della colazione lo vede, per cappuccio e brioche, al bar “La Specola” di riviera Paleocapa. «Più tardi – precisa – mi faccio un’altra colazione. Anche perché devo immagazzinare energie, per il pranzo spesso devo aspettare le 15. Il più delle volte sono panini, di tanto in tanto mi porto una buona pastasciutta».
Ma torniamo alla mattinata. Finito il giro, verso le 8.30 Maurizio apre bottega. E comincia ad accogliere i clienti. Che spesso sono degli habitués. Il giornalaio li guarda in faccia, li saluta per nome («Ciao Fabio», «Buongiorno, Maurizio, come va?») e soddisfa le esigenze di ciascuno: chi vuole i giornali locali, chi i nazionali, chi il settimanale o il periodico. «Una volta mi arrivavano anche i quotidiani francesi come Le Monde, spagnoli come El Pais o tedeschi come la Bild Zeitung. Adesso mi portano il New York Times e la domenica il Financial Times». E poi una valanga di libri, allegati di tutti i tipi, album e gadget. Di fronte a questa montagna di carta ci sarebbe da perdersi. Ma lui allunga la mano e, zac!, pesca la copertina giusta. Oppure: «Mi spiace, ma il nuovo numero non è ancora arrivato».
Nelle vetrine, per accontentare tutti, ci sono decine di testate di periodici. Da Il mio giardino a Cucina & Cooking Technology, da La Manovella (incentrata sui veicoli storici) a Caccia magazine. Ma non restano a bocca asciutta neppure i lettori di Grandi scienziati o de L’orologio. Un altro ampio settore è dedicato a maglia, uncinetto, ricamo e cucito.
E i ragazzi? «Difficile che acquistino un quotidiano. Si fermano all’edicola per chiedere soprattutto fumetti, figurine e card dei Pokemon. Però non mancano le eccezioni. Tutte le mattine, ad esempio, porto due quotidiani nazionali a un ragazzo di 15 anni che, prima di andare a scuola, vuole sfogliare i giornali. La mamma lo ha avviato alla lettura e lui ci ha preso gusto. Nel giro delle consegne quotidiane c’è anche l’istituto Leonardo da Vinci di via San Giovanni di Verdara, che riceve 20 copie del Gazzettino e 10 del Corriere. Io leggo i quotidiani locali, in primis il mattino di Padova. E poi il venerdì La Difesa. Ma poi, per tenermi aggiornato, sfoglio un po’ di tutto».
L’edicola di piazza Mazzini resta aperta fino a sera. «In realtà per la nostra categoria ci sarebbe la possibilità di tenere l’edicola aperta 24 ore. Qualche volta, in occasione del black friday, sono rimasto al mio posto di lavoro anche di sera. Ovviamente non posso fare sconti sui giornali, ma era giusto segnalare la presenza dell’edicola. Apro tutte le domeniche e riesco ad andare a casa per ora di pranzo. Anche il lunedì riesco a chiudere presto, qualche volta anche alle 14, perché arrivano solo i quotidiani».
Nel pomeriggio, oltre al servizio clienti, bisogna occuparsi anche delle bolle di accompagnamento, che vanno spuntate con precisione. «Qualche mio collega gestisce questa operazione con il computer. Io uso ancora la biro, ho chiesto che mi vengano portate sempre in versione cartacea». L’edicola chiude intorno alle 19. Ma, quando arriva a casa, Quaglia non è stufo di notizie. «Alle 19.30 sono puntuale, davanti alla tivù, per il Tg3 regionale. Alle 20 invece mia moglie vuol vedere il Tg5». La serata prosegue con un po’ di pacchi di “Affari tuoi”, ma alle 21.30 Maurizio comincia a desiderare il letto. La mattina successiva, d’altra parte, arriva in un attimo.
Tra le passioni dell’edicolante c’è quella per il calcio. «Io, di mio, sarei un tifoso milanista. Ma quando il Padova, nell’estate del 2014, è finito in serie D, ho sentito un’irrefrenabile voglia di dare un supporto ai biancoscudati e mi sono fatto l’abbonamento allo stadio. Negli ultimi anni ho seguito di meno, anche perché il tempo libero è ridotto, adesso però avrei voglia di vedere almeno qualche partita in tivù». Nei momenti liberi Maurizio gestisce pure una pagina Facebook “Edicola Quaglia Maurizio”, in cui dà conto dei nuovi arrivi (da Padova e il suo territorio al calendario di Frate Indovino). Hanno poi un sapore romantico i video artigianali che l’edicolante realizza la mattina di buon’ora, mentre la città ancora dorme: una sbirciatina al ponte della Specola, la magia del mercato di piazza delle Erbe che prende forma, l’incanto di Prato della Valle. Insomma, un padovano che ama la sua città.
Ma il giornalaio di piazza Mazzini non è stanco di faticare così tanto? «Beh, questa è un’edicola storica e sono onorato di portarla avanti. Spero che l’archivio del Comune di Padova mi aiuti a trovare la data esatta di apertura. L’esercizio è stato inaugurato, credo, durante la Seconda guerra mondiale, da Francesca Montini, una zia di mio papà, Giuseppe Quaglia. Che poi le è subentrato. Io ho frequentato l’istituto agrario Duca degli Abruzzi e mi sono iscritto a medicina veterinaria a Bologna, perché mi piacciono tanto gli animali. Poi ho interrotto gli studi e nel 2007 ho preso il posto di mio padre, che ogni tanto veniva a vedere la sua edicola. Sono affezionato a questo lavoro. Mi piace la carta stampata. Ma soprattutto mi piace parlare con le persone, ascoltarle. Penso che, se la gente si parlasse un po’ di più, forse in giro ci sarebbero meno problemi. Mia madre, in questo campo, era imbattibile: si conquistava la fiducia dei clienti, era una vera “psicologa”».
Sono sempre più rare le edicole nel centro storico di Padova. All’interno della stazione ferroviaria si è rinnovata quella accanto alle biglietterie, mentre ha chiuso l’altra che era a ridosso del binario 1. Resistono gli esercizi collocati ai piedi del cavalcavia Borgomagno e l’altro posizionato in direzione del Tempio della Pace. Tabula rasa, per chi voglia acquistare un quotidiano o un periodico, sulla direttrice che porta ai Giardini dell’Arena. Attiva, invece, l’edicola del Centro culturale Altinate San Gaetano.
Continuano a esercitare la loro preziosa funzione l’edicola di riviera dei Ponti Romani (angolo via Battisti), quella di piazza Cavour e di piazza Pedrocchi. Resistono i chioschi di piazza delle Erbe e di piazza Duomo.
Oltre al lavoro “sul campo” – all’ombra del cupolone della chiesa del Carmine, a Padova – Maurizio Quaglia cura anche una pagina Facebook con le ultime novità arrivate nella sua edicola. Sicuramente da seguire, anche se… merita una visita. Certamente per acquistare un giornale – la carta, ebbene sì, piace ancora molto – ma soprattutto per conoscere Maurizio.