Dai monaci buddisti in marcia verso Washington nasce l’auspicio di una “marcia della pace” anche in Occidente: fede in cammino, senza slogan, per parlare ai cuori
Dall’ottobre scorso, 19 monaci buddisti del tempio vietnamita di Fort Worth nello Stato del Texas degli Stati Uniti, si sono messi a camminare per coprire i 3.700 chilometri che li separano dalla capitale Washington DC, dove giungeranno tra qualche giorno. Una pratica usuale, che i monaci di tutto il mondo intraprendono nei momenti di particolare criticità, attuata anche da figure come Francesco di Assisi, Gandhi e Martin Luther King. Una pratica umana prima ancora che religiosa, che fonde antropologia e sociologia con la spiritualità. Da settimane seguo, come milioni di persone nel mondo, “Walk for Peace” (Cammino per la pace). Lo faccio intenerito dalle immagini di questi monaci accompagnati dal cane Aloka, dalla lunga e avvincente storia, che incontrano la “compassione” della gente comune lungo la strada. Niente bandiere o slogan, solo 38 piedi e altrettanti mani e occhi che offrono un messaggio di peace universale. È un piacere e una consolazione vedere quanto sta accadendo nelle strade americane, dopo le già tristi vicende che conosciamo. Stridente contrapposizione all’abominio che si sta consumando negli uffici del potere centrale. E qui arrivo al “dunque”, riconoscendo la differenza con il nostro mondo monacale e conventuale, chiuso fin troppo nei confini claustrali. A motivo mi sento di tirare il saio a Francesco di Assisi e i suoi primi accoliti, per onorare gli 800 anni dalla fondazione, esprimendo un sogno: vedere una “Marcia della pace” fatta da nostri, frati, suore e monaci occidentali che si mettono in cammino portando la “pace per strada” come fecero i loro maestri. Una “missione” silenziosa da Nord a Sud Italia, che – sono certo – incontrerebbero la stessa entusiastica risposta che si vede in America, nutrendo con il silenzio e l’esempio i tanti cuori affamati di autentici messaggi di pace. Diventerebbe un inaspettato esempio più valido di tante prediche o salmi. L’augurio? Che non resti solo un mio sogno.