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È dedicato alla commemorazione del genocidio armeno il concerto che apre la rassegna primaverile di Padova Urbs Organi. Quello di domenica 26 alle 17 nella chiesa di Sant’Antonio Abate, in via Savonarola 176 a Padova, sarà un concerto che porterà il pubblico a riflettere e a immergersi nella storia grazie allo straordinario impatto evocativo della musica armena, con brani di grande forza spirituale che vanno dall’11° secolo fino ai nostri giorni, accompagnati da alcune letture esplicative a cura dell’associazione ItaliArmenia. A eseguire i brani Giuseppe Dal Bianco, polistrumentista studioso di musica armena, che suonerà il duduk, il flauto traverso e il tin whistle, un particolare flauto piccolo e Viviana Romoli, organista, che accompagnerà le intense melodie del duduk, oltre a eseguire alcuni brani per organo solo, scritti da compositori armeni.
«Da qualche anno ormai collaboriamo con l’associazione ItaliArmenia – spiega Viviana Romoli che è anche direttrice artistica della rassegna Padova Urbs Organi – e proponiamo un evento che ricordi il genocidio. La musica proposta è molto evocativa e ha radici antichissime. Molte melodie risalgono addirittura all’8°-9° secolo e poi intorno all’Ottocento sono state elaborate e armonizzate da padre Komitas Vardapet, una figura importantissima per gli armeni. Sono melodie che potremmo definire identitarie per il popolo armeno, per la loro cultura». «Padre Komiytas – aggiunge Fabio Scarso, vicepresidente dell’associazione ItaliArmenia – fu un grandissimo musicologo armeno, riconosciuto come il padre della musica armena. Era un monaco, raccolse moltissimi brani popolari in giro per le campagne dell’impero ottomano e sopravvisse più o meno fortunosamente al genocidio perché era maestro di musica di una delle figlie del sultano che lo tenne sotto la sua protezione. Questo lo salvò fisicamente, ma non moralmente: morì infatti nel 1935 in un ospedale psichiatrico a Parigi. Dopo il genocidio abbandonò completamente la musica, non volle più toccare nessuno strumento musicale, si chiuse in uno stato depressivo senza più comunicare con nessuno. Eseguire i suoi brani significa non solo tenere viva la cultura armena, ma anche tenere vivo il ricordo di questa figura così importante. Lo strumento utilizzato da Dal bianco, il duduk, è tipico armeno, costruito in legno di albicocco, con una particolare imboccatura che lo rende molto duttile ma anche molto delicato da suonare, emette un suono coinvolgente, chi lo sente ne resta affascinato».
I brani scelti hanno una forte componente liturgica e spirituale, alcuni sono più “popolari”, come la ninna nanna che cantavano le deportate, l’inno armeno o un canto di lutto. «Sarà un concerto meditativo – spiega Viviana Romoli – con un aspetto spirituale molto forte, immersivo nella cultura armena. Il suono del duduk è molto particolare: è quasi ipnotico e si integra bene con l’organo che fa parte della cultura dal punto di vista religioso».
Un concerto dunque che assume più significati: non è solo infatti il ricordo e la commemorazione di un genocidio a lungo dimenticato, ma diventa voce di speranza: «L’intento – afferma l’organista – è di concludere il pomeriggio con qualcosa di gioioso, con un respiro di speranza per lasciare un messaggio al pubblico: la musica riesce in qualche modo a risvegliare e attivare dei canali inaspettati. È davvero voce di speranza».
«Attraverso la musica – aggiunge Fabio Scarso – si può e si deve cercare di raggiungere una comunicazione spirituale fra persone di provenienza diversa. Il messaggio trasmesso non è mai esplicito, ma la cultura, la musica che passa attraverso le note fa capire a chi è in ascolto quale bene prezioso può nascere in un ambiente e in un tempo completamente diverso dal nostro. Questo forse può dare un po’ di speranza e serenità, può essere una scintilla di luce che riesce poi a diffondersi».
Il concerto del 26 (a ingresso libero) si inserisce nella più ampia programmazione del Comune di Padova. La cerimonia ufficiale è il 24 alle 10 a palazzo Moroni presso il bassorilievo in bronzo a ricordo del genocidio. Alle 11 liturgia in rito armeno nella chiesa di Sant’Andrea. Il 29 alle ore 17.30, Memorie di una lady armena di Maria Nazle Corinaldi, presentazione del libro con Antonia Arslan e Cristiano Bendin.