Idee
Nei giorni scorsi la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina 2026 (6-22 febbraio) con la sua portata di meraviglia e suggestione, ha introdotto gli spettatori presenti e tutti coloro che hanno seguito l’evento sui media in una dimensione di straordinarietà. Al centro della scena abbiamo visto rappresentati non soltanto lo sport, ma anche la tradizione e la cultura del nostro Paese, nonché l’abbraccio virtuale e collettivo di tutti i popoli del mondo uniti da un messaggio di pace e speranza. Quest’ultimo aspetto assume una particolare efficacia nell’attuale contesto storico e politico: se a parlare di pace sono i testimonial e gli atleti delle Olimpiadi l’invito diventa più forte e incisivo, perché proviene da figure che, per natura e vocazione, incarnano i valori del rispetto, della lealtà e della competizione sana. Gli atleti olimpici condividono un linguaggio universale fatto di impegno, sacrificio e dialogo. In questo senso, il loro messaggio di pace supera i confini e le ideologie, in grado di trasformare l’evento sportivo in un simbolo concreto di convivenza possibile e di speranza per il futuro.
Le Olimpiadi non sono mai state soltanto un evento sportivo e possono rappresentare un’occasione proficua anche dal punto di vista educativo. Hanno il potere di trasformarsi in uno spazio simbolico di identificazione, aspirazione e appartenenza collettiva: il momento in cui lo sport diventa un intenso momento di crescita interiore. In un’epoca in cui molti giovani vivono un rapporto complesso con istituzioni, scuola e modelli di riferimento, i grandi eventi sportivi globali possono mobilitare emozioni, valori importanti e promuovere partecipazione.
Rispetto al passato i giovani oggi hanno un modo diverso di fruire gli eventi dei Giochi olimpici. La generazione digitale non vive più lo sport come faceva un tempo lo spettatore televisivo: lo interpreta come esperienza di confronto sui forum o sui social, ha modo di seguire le vicende degli sportivi sulle pagine instagram, tiktok o sul web in generale.
Questo potenziale di partecipazione e condivisione, ha ispirato la creazione di una piattaforma dedicata ai Giochi olimpici nella prospettiva di una fruizione giovanile. Il programma Gen26, così si chiama l’iniziativa, nasce con l’obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni attraverso progetti scolastici, universitari e di orientamento professionale, ispirati ai valori olimpici e paralimpici e alla promozione di stili di vita sani.
Le proposte includono settimane sportive nelle scuole, toolkit educativi su inclusione e rispetto, percorsi di ASL (ex PCTO) legati all’organizzazione dei grandi eventi, incontri con atleti e progetti universitari per formare i professionisti del settore sportivo.
Dal punto di vista socio-educativo, iniziative come Gen26 mostrano una trasformazione interessante: l’evento sportivo viene utilizzato come cornice pedagogica, cioè come contesto capace di rendere concreti valori spesso percepiti dai giovani come astratti – inclusione, rispetto, equità, impegno.
Quando un adolescente incontra un atleta paralimpico a scuola o partecipa a un progetto legato all’organizzazione dei Giochi, il valore olimpico smette di essere slogan e diventa esperienza.
Un altro elemento rilevante è il legame tra sport e orientamento al futuro. Le Olimpiadi propongono ai giovani lo scorcio di una filiera professionale complessa: organizzazione eventi, comunicazione, logistica, tecnologie sportive, sostenibilità.
Per gli adolescenti, partecipare – anche indirettamente – alle Olimpiadi significa sentirsi parte di uno spettacolo globale. In un periodo storico segnato da frammentazione sociale e individualizzazione, i grandi eventi sportivi offrono una rara occasione di esperienza comunitaria condivisa.
Progetti educativi diffusi nelle scuole contribuiscono a costruire una dimensione di cittadinanza sportiva, in cui lo sport non è solo performance, ma pratica sociale che educa alla convivenza, alla gestione del conflitto, al rispetto delle differenze.
Milano-Cortina 2026 può rendere dunque ai giovani la possibilità di passare da una “generazione spettatrice” a una “generazione protagonista”. In questo senso, il rapporto tra adolescenti e Olimpiadi diventa un indicatore della capacità della società di trasformare lo sport in un terreno di educazione civica e di sviluppo umano e i buoni risultati non rischiano di restare confinati all’evento stesso.