Fatti | Calcio Padova
Termina con una vittoria la stagione del Padova. Un 4-3 che vale tre punti e permette alla squadra di Breda di concludere al meglio la stagione contro il Cesena, ottenendo in sei partite 12 punti, frutto di due sconfitte e quattro vittorie. Per i biancoscudati le reti di Di Maggio — doppietta per lui —, Caprari — alla prima rete in maglia biancoscudata — e Seghetti, al terzo gol stagionale dopo le due reti rifilate alla Reggiana, una all’andata e una al ritorno. Shpendi — doppietta anche per lui — e Cerri firmano le reti per i romagnoli. Un primo tempo scoppiettante, con cinque reti nei primi venti minuti. Una partita che ha dimostrato come, con la mente libera da pressioni, il calcio cambi volto: gambe meno pesanti, più voglia di divertirsi, e una squadra capace a tratti di esprimere un bel gioco, regalando emozioni ai tifosi che hanno seguito la partita da casa.
Nell’ultima partita della stagione, l’undici iniziale vede, come preannunciato alla vigilia, molti cambi per dare spazio anche a chi nell’ultimo periodo ha trovato meno minutaggio: 3-5-2 con Fortin che torna tra i pali, Faedo, Perrotta e Pastina — autore del gol salvezza venerdì scorso contro il Pescara — in difesa; Ghiglione sulla fascia destra, Jonathan Silva sulla fascia sinistra, Fusi, Giunti e Di Maggio i tre di centrocampo. In attacco spazio a Caprari e Seghetti. Il Cesena di Ashley Cole conferma il 4-2-3-1 con Siano in porta; Ciofi, Zaro, Mangraviti e Corazza in difesa, linea mediana con Bastoni e Bisoli; Berti, Christian Shpendi — fratello di quel Kargbo… no: fratello di quel Shpendi incontrato qualche settimana fa con l’Empoli — e Olivieri alle spalle dell’unica punta Cerri.
Il Manuzzi si accende subito, e che primo tempo. Il Padova, in divisa rossa da trasferta, passa in vantaggio già al 2′: sul traversone di Fusi, Siano anticipa Seghetti ma il pallone resta pericolosamente in area e il primo ad arrivare è Di Maggio, che piazza all’angolino e porta avanti i biancoscudati. La gioia dura però appena tre minuti: al 5′ il Cesena pareggia con Shpendi, bravo a colpire al volo con il destro sul cross di Cerri. E non è finita, perché due minuti dopo, al 7′, i romagnoli ribaltano tutto: Shpendi restituisce il favore al compagno con un traversone preciso e Cerri impatta bene di testa, battendo l’incolpevole Fortin. 2-1 Cesena. Il Padova accusa il colpo ma non si disunisce. Al 10′ Fortin salva su un destro secco di Shpendi dai margini dell’area, tenendo in vita i suoi. Ed è proprio quando il Cesena sembra prendere in mano la partita che Di Maggio si prende la scena per la seconda volta: al 13′ raccoglie il cross di Ghiglione e pareggia con un ottimo colpo di testa. 2-2. La rimonta biancoscudata non si ferma qui: al 17′ Caprari raccoglie il pallone recuperato e appoggiato da Fusi al centro dell’area e con un destro chirurgico all’angolino firma il 3-2 e il sorpasso del Padova. Il Cesena reagisce con veemenza. Tra il 23′ e il 28′ i padroni di casa sfiorano più volte il pareggio: prima una doppia occasione sventata dalla difesa biancoscudata, poi il destro alto di Corazza dalla lunga distanza, infine un tiro-cross al volo di Bastoni che trova Shpendi in scivolata mancante il tap-in vincente per una questione di centimetri. Al 29′ ci prova invece il Padova con Giunti dalla distanza, ma Siano è attento e alza sopra la traversa. Nella seconda parte della frazione il Cesena assedia l’area ospite: al 36′ Mangraviti sfiora il palo sinistro di testa su corner, al 39′ Fortin compie un miracolo sulla conclusione ravvicinata di Olivieri, al 40′ si ripete opponendosi con una grande parata al colpo di testa di Cerri. Nel recupero il Padova sfiora il 4-2 con Caprari, ma Ciofi compie un salvataggio miracoloso sulla linea a portiere battuto. Dalla ripartenza seguente il Cesena non perdona: Shpendi si fa trovare pronto sull’assist di Olivieri e firma la sua doppietta personale, riportando il match in parità sul 3-3 prima del fischio del signor Arena che manda le due squadre negli spogliatoi.
Si riparte con un cambio nel Padova: fuori Fusi, dentro Favale. Il copione del primo tempo sembra ripetersi immediatamente: al 47′ Shpendi gira di testa ma il pallone si spegne sul fondo, al 49′ Fortin si oppone ancora una volta a Cerri — tutto fermo però per fuorigioco. Il Cesena spinge, e al 50′ arriva il primo cartellino giallo del secondo tempo su Perrotta, seguito un minuto dopo dall’ammonizione di Mangraviti per un fallo su Caprari. La partita si fa più spezzettata ma il Padova tiene bene il campo. Tra il 59′ e il 60′ i biancoscudati si difendono con ordine: prima Perrotta chiude su Shpendi, poi un corner guadagnato sulla deviazione del traversone di Di Maggio per Caprari. Al 62′ il Cesena getta nella mischia Vrioni al posto di Cerri, mentre il Padova risponde al 63′ con il doppio cambio: escono Di Maggio e Ghiglione, entrano Capelli e Buonaiuto. Due minuti dopo i romagnoli inseriscono anche Castrovilli per Bastoni. La partita rimane equilibrata e le occasioni si fanno più sporadiche. Al 69′ Olivieri prova dal limite sull’invito di Castrovilli, ma Fortin blocca in presa bassa senza problemi. Al 70′ giallo anche per Giunti per una trattenuta. Al 73′ il colpo di testa di Zaro su corner termina alto, e al 74′ Breda effettua un altro cambio: esce Perrotta, entra Boi — esordio in maglia biancoscudata per il difensore classe 2005. Al 77′ Fortin è ancora protagonista, stavolta sulla botta al volo dal limite di Shpendi. Al 79′ cambio nel Cesena con Ciervo per Corazza, all’80’ ci prova da fuori Favale ma la sua conclusione è alta. All’81’ Breda toglie Caprari e inserisce Varas. All’84’ arriva il gol che vale la vittoria per i biancoscudati: ripartenza perfetta del Padova da corner a sfavore, Capelli conduce palla al piede con lucidità e trova in area Seghetti, che mette in porta con un ottimo sinistro al volo. Padova nuovamente avanti, 4-3. Sul finale di gara i romagnoli sfiorano il pareggio in modo clamoroso: Mangraviti centra la traversa e sulla respinta Fortin compie un intervento superlativo su Bisoli, tenendo in piedi il vantaggio biancoscudato. Nel recupero — cinque minuti — il Padova soffre ma non molla. Al 94′ Buonaiuto pennella un pallone perfetto sulla sinistra per Seghetti, la cui conclusione viene deviata in corner da Berti. L’ultima emozione è tutta biancoscudata: al 96′ Seghetti si inventa un fantastico pallonetto al termine di un’ottima ripartenza, ma il pallone si stampa sulla traversa. Finisce 4-3 per il Padova, che chiude la stagione in bellezza negando al Cesena l’accesso ai play-off: i romagnoli, con una vittoria, avrebbero raggiunto la zona post-season.
Roberto Breda si presenta ai microfoni dopo il fischio finale con la soddisfazione di chi sa di aver chiuso nel modo migliore un’avventura iniziata in corsa. Il primo pensiero va ai ragazzi che avevano trovato meno spazio: «Era un’opportunità per tanti che meritavano di giocare. Sono veramente contento perché i gol sono venuti da Di Maggio, da Seghetti e da Caprari, che ci hanno dato una grande mano. Ieri avevo detto che, nonostante i cambi, ero convinto che la squadra rimanesse competitiva. E l’atteggiamento è stato da squadra che voleva fare la partita che doveva fare, contro un avversario con motivazioni anche più grosse delle nostre. Nel calcio, al di là delle motivazioni esterne, ci sono anche quelle interne che devono sempre costringerti a fare la partita giusta. Da questo punto di vista sono molto contento».
Arriva poi la domanda che tutti aspettavano: Breda merita la riconferma, dopo quattro vittorie su sei, 46 punti e una squadra prelevata a più tre dalla zona play-out? Il tecnico risponde con equilibrio e senza sbilanciarsi: «La riconferma è frutto di un confronto e di un matrimonio che va fatto in due. Se c’è la volontà di entrambi si va avanti. Qua mi sono trovato molto bene con tutto: con il gruppo squadra, con la piazza, con la proprietà, con la società, col direttore. Ogni stagione si riparte da zero, bisogna parlare e poi si vedrà.» Sul tema dell’etichetta di “allenatore dei subentri” Breda non si sottrae: «Purtroppo le etichette ci sono, e uno va avanti e lavora. Se si guardano le altre stagioni, le poche in cui mi hanno dato la possibilità di iniziare dall’inizio, con la Salernitana sono andato in finale playoff e con l’Entella avevamo una media punti che oggi varrebbe 51 punti. L’unico anno andato male è stato Livorno, il secondo, ma secondo me con mille attenuanti. Le considerazioni che devo fare io sono di altro genere; la società farà quelle che deve fare». Spazio poi a Jonathan Silva, che oggi ha giocato in un ruolo insolito: «Si va sempre più verso i giocatori che possono fare più ruoli e Silva ha questa potenzialità. Gli ho chiesto qualcosa che non fa frequentemente e oggi ha avuto due problemi: nella sua zona c’era Shpendi, un attaccante vero, e poi lui è un ragazzo molto sensibile che al primo errore, non avendo la certezza del ruolo, è andato un po’ in tilt. Mi spiaceva bocciarlo: so che in quel ruolo fa molto bene, e dal trentesimo in poi ho chiesto a Fusi di coprire quella zona, facendo secondo me una grande partita. Silva ha qualità importanti ma deve determinare di più: ci sono state tre o quattro volte in cui è rientrato bene e avrebbe dovuto tirare, invece per altruismo eccessivo è andato a cercare ancora i compagni. Può far bene». Chiude con una riflessione sul futuro della rosa. Alla domanda su quanti ritocchi serviranno: «Con me hanno fatto tutti bene, però ogni anno si riparte da zero e nelle valutazioni ci sono mille cose: i ragazzi in prestito, quelli in scadenza, mille variabili che competono relativamente a me. Prima di tutto bisogna capire la linea che la società vuole tracciare e cosa vuole raggiungere. Sono discorsi molto prematuri, e soprattutto non devono essere mai unilaterali, ma sempre dopo un confronto con la società — che è quello che finora non c’è stato».
È Luca Di Maggio poi a prendere la parola ai microfoni nel post partita: «Non c’è molto da dire, sono molto contento. È la prima doppietta in carriera, quindi sono molto contento». Si passa poi al bilancio di un primo anno in Serie B, categoria affrontata per la prima volta in carriera: un avvio più complicato, una presenza discontinua, ma una seconda parte di stagione sempre più convincente, con una crescita evidente culminata proprio nelle ultime giornate. «Sono soddisfatto della stagione. Era il primo anno che facevo in questa categoria e sapevo che non sarebbe stato facile. Alla fine mi ritengo comunque soddisfatto.» Inevitabile quindi la domanda sul futuro: dopo una stagione in crescendo, potrebbe restare a Padova? Di Maggio non si sbilancia ma non chiude la porta: «È talmente presto per parlare di queste cose che sono parole al vento. Si vedrà in futuro quello che vorrà fare la società e di conseguenza io». Una risposta che lascia aperto ogni scenario, rimandando ogni decisione alle valutazioni della società e al mercato estivo.C’è poi spazio per una nota quasi paradossale che strappa un sorriso: il Padova chiude la stagione a quota 46 punti, nella zona play-off, dopo aver lottato per la salvezza fino a pochi giorni fa. Di Maggio commenta con lucidità e un pizzico di ironia: «Siamo venuti qua a giocare a viso aperto ed è uscita una partita anche divertente, con tanti gol. È un po’ paradossale rispetto alla situazione che avevamo qualche settimana fa». Una chiosa che racconta meglio di qualsiasi statistica il percorso di una squadra capace di ritrovarsi nel momento più difficile e di chiudere in bellezza una stagione travagliata.
E proprio sul momento più difficile Di Maggio si sofferma con sincerità, ripercorrendo l’intera annata senza filtri: «Sicuramente dopo la sconfitta col Palermo c’era un clima non semplice, dove percepivamo pressione anche dall’esterno, perché dopo una serie di risultati negativi di fila non è mai semplice ripartire. Quello è stato il momento più difficile». Un periodo buio, vissuto sotto i riflettori di una piazza esigente e con la classifica che faceva paura. Ma la risposta del gruppo è stata all’altezza della situazione: «Con grande personalità, da grande gruppo, ce ne siamo tirati fuori». Il momento più bello: «Sicuramente la settimana scorsa, con la salvezza raggiunta.» Parole che restituiscono l’immagine di uno spogliatoio unito, consapevole del proprio valore e capace di reagire quando tutto sembrava andare storto. Chiude con una dedica che vale più di qualsiasi statistica, e che arriva dritta al cuore: «Alla mia famiglia, a chi mi sta accanto tutti i giorni. Solo loro sanno i sacrifici che faccio ogni giorno, quindi lo dedico a loro».
Termina così la stagione regolare: il Padova chiude a 46 punti al decimo posto, spostandosi nella parte sinistra della classifica. A salire in Serie A saranno Venezia e Frosinone, mentre Monza, Palermo, Catanzaro, Modena, Juve Stabia e Avellino si giocheranno la roulette dei play-off. A sorpresa, Sud Tirol — che ha pareggiato 1-1 con la Juve Stabia — e Bari dovranno vedersela nei play-out. In Serie C retrocedono Reggiana, Spezia e Pescara. Ora la società ha tutto il tempo per preparare al meglio la nuova stagione, che partirà il 21 agosto. Le prime cose da chiarire saranno le ambizioni, il nome dell’allenatore — non è scontato che Breda venga confermato sulla panchina biancoscudata — e la campagna acquisti. Ma una cosa è certa già dalla settimana scorsa: anche il prossimo anno il Padova giocherà in Serie B.