Fatti | Calcio Padova
Sono passati nove giorni dall’inizio della preparazione in casa Padova in quel di Pejo, e la settimana appena trascorsa è stata una settimana di presentazioni culminata con la prima sgambata della squadra, amichevole con la Virtus Abano, terminata 14 a 0 per gli uomini di Calabro. Al di là del risultato, però, quello che conta è mettere benzina nelle gambe in vista dell’inizio stagione, con il primo impegno fissato per sabato 15 agosto alle 18:30 a Udine, contro l’Udinese, per la sfida di Coppa Italia. La stagione vera e propria comincerà invece la settimana successiva, con l’anticipo fissato per venerdì 21 agosto. Il Padova scoprirà il calendario — e quindi contro chi se la dovrà vedere nella prima giornata — mercoledì 22, quando verrà diramato.
Settimana di presentazioni dicevamo e Il primo a raccontarsi è stato Diego Marcolini, centrocampista tesserato per il Padova già lo scorso gennaio e figlio d’arte, che ha spiegato quanto la figura del padre Michele abbia influito sulla sua scelta: «Mio papà mi ha parlato benissimo di Padova e questo ha influito anche sulla mia scelta. Padova, per me, è una piazza importante, una città stupenda, una società ambiziosa». Al suo primo anno in Serie B dopo l’esperienza al Trapani, il giovane centrocampista ha descritto le proprie caratteristiche tecniche usando come riferimento il padre: «A differenza di mio padre — che era più un giocatore di qualità — io sono magari più di gamba… mi reputo un giocatore abbastanza duttile». Sul gruppo trovato a Padova, Marcolini si è detto entusiasta: «Ho trovato veramente un bel gruppo, sembra proprio una famiglia», aggiungendo di aver già avuto un primo confronto con il nuovo tecnico: «Mi sembra una persona molto tosta, con le idee chiare, che trasmette molta energia».
Spazio poi a Luca Zanimacchia, uno dei colpi di mercato più significativi dell’estate biancoscudata, che ha ricordato con simpatia il proprio passato da avversario del Padova, Juventus Under 23 – Padova di play off post lock down terminata due a zero: «Fu uno strano play-off… ho dei bei ricordi perché abbiamo vinto e segnai anche un gol su punizione». L’esterno, reduce da due promozioni con la Cremonese e dall’ultima stagione al Modena, ha spiegato i motivi della scelta biancoscudata: «Avevo avuto subito una bella impressione. Poi mi avevano parlato benissimo di Padova, della città e della squadra, appunto della proprietà ambiziosa». Sul proprio ruolo in campo ha aggiunto: «Sicuramente farò l’esterno… se giocheremo a cinque, con il 3-5-2, penso di fare l’esterno. Ho giocato sia a destra che a sinistra». Sull’ambientamento nel gruppo, Zanimacchia si è detto soddisfatto: «Mi sto trovando bene… stiamo facendo gruppo, ci stiamo allenando, stiamo correndo». Sul campionato ha usato parole di rispetto: «Mi immagino un campionato di Serie B difficile come sempre, dobbiamo essere preparati, attenti, noi dobbiamo restare umili, lavorare bene e poi pensare, secondo me, partita dopo partita».
Infine è toccato a Enrico Silletti, difensore arrivato dall’Altamura, che ha aperto il proprio intervento sottolineando le buone sensazioni di questi primi giorni: «Ho trovato un gruppo davvero fantastico. I risultati ottenuti recentemente da questo club non sono casuali». Al suo esordio in Serie B dopo diverse stagioni tra Serie D e Serie C, il difensore ha raccontato con orgoglio il proprio percorso: «Sono molto orgoglioso di affrontare il mio primo campionato di Serie B. Dopo tanti anni tra Serie D e Serie C, sono felice che i miei sacrifici siano stati ripagati. Ci arrivo a 28 anni, con una certa maturità». Sulla trattativa che lo ha portato in biancoscudato ha spiegato: «È stata una trattativa particolare. L’Altamura ha voluto che concludessi la stagione con loro e per questo voglio ringraziare il Padova, che mi ha aspettato». Sulle proprie caratteristiche tecniche si è definito «Un difensore moderno», precisando: «Preferisco giocare come centrale in una difesa a tre. Un aspetto nel quale voglio migliorare assolutamente è la prima giocata dopo la riconquista del pallone». Sul nuovo tecnico ha aggiunto: «Non l’avevo mai avuto come allenatore, ma avevo visto giocare alcune sue squadre. Mi piace molto il suo stile e sono convinto che insieme potremo fare bene». Silletti ha infine svelato di aver ricevuto diverse proposte prima di scegliere Padova: «Durante tutto il mese di gennaio ho ricevuto diverse telefonate da varie società. Alla fine, però, il Padova è stato il club che ha creduto maggiormente in me».
Nel post-amichevole, mister Antonio Calabro ha tracciato un bilancio complessivamente positivo del lavoro svolto finora, sottolineando prima di tutto l’assenza di intoppi fisici: «Impressioni positive, innanzitutto perché stiamo dando continuità agli allenamenti senza che nessuno si fermi e senza che si registrino intoppi a livello di infortuni. Poi, fino a oggi, ho visto una grande disponibilità da parte di tutti: sono soltanto segnali positivi». Sul piano tattico, il tecnico ha spiegato le scelte adottate nel test, in particolare l’assetto un po’ ibrido (3-5-2 e 3-4-2-1) visto nel primo tempo, sottolineando come la fase di conoscenza reciproca con i giocatori sia ancora in corso: «Per i giocatori che ho a disposizione in questo momento, andare a occupare determinati spazi richiede determinate caratteristiche. È ovvio che alcuni spazi sono più congeniali a certi giocatori e altri più congeniali ad altri, con attaccanti come Bortolussi, per esempio, e sarà quindi qualcun altro a dover occupare quegli spazi. Questa è la conoscenza tattica e di occupazione degli spazi che sta iniziando a crearsi tra me e loro, e che va poi a valorizzare le caratteristiche dei giocatori». Sull’impiego di Buonaiuto in una posizione più arretrata rispetto al solito ha aggiunto: «Sa occupare qualsiasi zona del campo, in questo momento, e questo ci permette di coprire tutti i 45 minuti. È un ruolo che Buonaiuto sta coprendo volentieri e con grande disponibilità».
Sui concetti guida del test, al di là ovviamente dell’obiettivo primario di non incorrere in infortuni dopo appena una settimana di lavoro, Calabro ha spiegato di essersi concentrato soprattutto sulle transizioni in entrambe le fasi: «Le richieste sono quelle poche cose che abbiamo allenato in entrambe le fasi, comprese le transizioni: reagire sui palloni persi per andare a riconquistare la palla, e reagire una volta conquistata per ribaltare l’azione». Sulla fase di possesso ha aggiunto: «Andare a occupare gli spazi senza palla, quindi non aspettare il pallone tra i piedi ma attaccare con i movimenti senza palla; e nel possesso, per quanto abbiamo potuto lavorare, andare a prendere i riferimenti nella metà campo avversaria». Il tecnico ha poi precisato un limite del test di ieri: «Oggi — e ringrazio i nostri avversari per la disponibilità — abbiamo fatto poca fase di non possesso bassa, e quindi ci siamo concentrati soprattutto sui riferimenti alti».
Chiudendo idealmente la prima settimana di lavoro, Calabro ha tracciato un bilancio a caldo, spiegando come si sia trattato soprattutto di un momento di conoscenza reciproca sia dal punto di vista fisico che umano: «Ottimo il bilancio di questa settimana di lavoro: è un’ottima base per iniziare a spingere, ovviamente in maniera graduale e senza creare traumi, perché un infortunio in questo momento, o degli intoppi, possono essere difficili da digerire per il giocatore e comportare tempi di attesa lunghi prima di tornare in forma. Li abbiamo conosciuti, hanno delle ottime basi a livello fisico, e da adesso possiamo iniziare a proporre esercitazioni che coprano tutte le nostre esigenze».
Non è mancato un ringraziamento al pubblico intervenuto numeroso alla presentazione della squadra sabato sera: «C’è da ringraziarli, perché sono venuti numerosi e calorosi: è un entusiasmo coinvolgente, soprattutto in questo momento, e vederli così vicini a noi non può che farci bene. C’è stato un primo incontro, un primo approccio di conoscenza. La richiesta che ci hanno fatto è stata quella di dare sempre tutto a livello emotivo e caratteriale, perché — a prescindere dal risultato — loro saranno sempre vicini alla squadra. È un appello che ho apprezzato molto, io e tutti i ragazzi».
Sulle condizioni di Kevin Lasagna, uscito nella parte finale della scorsa stagione per infortunio in un momento decisivo, il mister ha rassicurato tutti sulle buone condizioni dell’attaccante: «Sta bene, sta bene. Anche lui è stato molto attenzionato, soprattutto all’inizio: non ha mai saltato un giorno di allenamento. Non abbiamo passeggiato, abbiamo fatto cose importanti — non importantissime, ma abbiamo spinto — e Lasagna ha spinto tantissimo. Quindi più minutaggio di allenamenti farà, più Kevin avrà la gamba giusta per essere utile».
Infine, alla domanda su cosa già si intraveda della propria impronta sulla squadra a poco più di una settimana dall’inizio del ritiro, e su cosa ci sia ancora da migliorare, il tecnico ha indicato nella “vecchia guardia” un punto di riferimento fondamentale su cui costruire il nuovo corso: «C’è una base sicuramente importante nella quale mi riconosco: soprattutto nell’atteggiamento della vecchia guardia, e l’ho già detto in precedenza — ci tenevo molto al fatto che la vecchia guardia facesse capire immediatamente a chi sarebbe arrivato come si lavora e come si gioca nel Padova. È un aspetto nel quale mi riconosco, quindi sono basi importanti». Il tecnico ha poi ricordato come, all’avvio di un nuovo ciclo, il lavoro da fare riguardi necessariamente molti aspetti: «C’è da lavorare su tante cose quando si inizia un nuovo ciclo, e quando un allenatore arriva ad allenare una squadra completamente nuova deve lavorare su molti aspetti». Sul gruppo a disposizione, la chiosa finale non lascia però spazio a dubbi: «Sicuramente su una cosa non c’è bisogno di soffermarsi: la disponibilità del gruppo. Gruppo eccezionale, ragazzi tutti molto disponibili a tutto quello che ho chiesto in questa settimana».
Interpellato sul fronte mercato, con la conferma che nella prima settimana di ritiro non sono arrivati nuovi giocatori, oltre a Marcolini, Zanimacchia, Bordoni e Silletti, Calabro ha ribadito la linea di pazienza già indicata dalla società al momento della propria presentazione: «Ci confrontiamo quotidianamente, siamo al telefono spesso e di continuo. Il direttore vi ha detto che c’è molto lavoro da fare sul mercato del Padova, e noi abbiamo le idee chiare: le frasi chiare sono state dette, nel senso che questo è un mercato dove, per prendere giocatori di un certo tipo, abbiamo bisogno di tempo. Gli operatori di mercato hanno bisogno di tempo, il direttore ha bisogno di tempo, e noi sappiamo il rischio che corriamo». Il tecnico ha spiegato nel dettaglio la scelta di partire con una rosa ancora incompleta, accettandone consapevolmente i rischi: «Se avessimo voluto partire con la squadra già fatta, sarebbe successo, ma avremmo rischiato di prendere magari quello che capitava al momento. Abbiamo ritenuto opportuno — e io sono d’accordo — rischiare di partire con una squadra ancora incompleta, ma di avere, per l’inizio del campionato, una squadra competitiva con i giocatori che vogliamo. È ovvio che sappiamo qual è il rovescio della medaglia: magari ci sarà poco tempo per amalgamare la squadra, ma è un rischio che mi sono preso tranquillamente, e sarà compito mio accelerare il processo di amalgama e di crescita della squadra». Su alcune indiscrezioni di mercato circolate in questi giorni, che vedono il probabile ritorno in biancoscudato di Matteo Lovato, nativo di Monselice, svincolatosi dalla Salernitana dopo aver disputato l’ultima stagione in prestito all’Empoli, il tecnico ha preferito non sbilanciarsi, rimandando ogni valutazione al lavoro della dirigenza: «Leggo anch’io i giornali. Il direttore mi parla di caratteristiche, io parlo di caratteristiche, e poi il direttore lavora di conseguenza… se così fosse sarei contento: sappiamo quello che ci serve, e poi sarà il direttore, con l’area scouting, a individuare le persone giuste».