Mosaico
Una economia davvero a misura d’uomo ha bisogno di andare oltre le mode e il pensiero dominante. Due importanti economisti da anni impegnati in questo ambito, Luigino Bruni e Stefano Zamagni, ce ne illustrano le possibilità , dati alla mano, nel loro recente “Introduzione all’economia civile. Tra il già-fatto e il non-ancora” (Città Nuova, 282 pagine, euro 17,90), con il grande merito di ripercorrere la storia di una economia umana che spesso ha scambiato il merito per il profitto, causando danni profondi, dalle disparità economiche abissali (fame, miseria, per molti, miliardi di profitti per pochi) alla distruzione dell’ecosistema, e quindi alla pratica inutilità di quelle economie, se pensiamo ad un domani senza natura e perciò senza creature.
Merito di questo libro è anche quello di andare controcorrente, con uno sguardo lucido verso le proposte di costruzione di una nuova civiltà, anche per quelle, come Laudato si’, che ripropongono l’antica e auspicabile futura comunione tra natura e uomo. Una comunione che non è solo riconoscimento del grande contributo del monachesimo benedettino, e poi dei Francescani, alla nuova economia d’occidente, ma anche delle istituzioni scaturite da quelle esperienze rivoluzionarie, come i Monti di pietà o le Mense frumentarie, finalizzate all’aiuto a poveri, ai caduti in disgrazia, senza scopo di lucro.
Qui iniziò il grande, e come tutte le umane cose, accidentato, cammino alla ricerca di beni che non divenissero poi nostri padroni. Un cammino già iniziato con Benedetto di Norcia che rimise al centro dell’essere un lavoro visto durante l’impero come umiliazione e roba da schiavi, insieme ad una preghiera che era anche cultura, anzi, una nuova cultura che però portava con sé tracce di un passato inteso come ammonizione a non cadere nel troppo e nella sua umana nausea.
Una grande battaglia anche contro l’usura, vista come causa di disperazione. E qui appare una delle figure centrali nella Economia civile promossa dai due autori: Antonio Genovesi, che, in pieno Settecento, rivaluta il concetto di fraternità come reciprocità, oltre i calcoli matematici e i progetti di puro profitto che arriveranno a divenire egemoni, cambiando forma, nel nostro tempo. Con il giusto richiamo ad un cristianesimo che certamente sarà stato attraversato dalla storia dei singoli uomini e quindi inevitabilmente sottoposta a contraddizioni, ma che ha visto l’ineguaglianza strutturale come contraria al messaggio evangelico.
Bruni e Zamagni individuano nel neo-liberismo il fallimento del tentativo di ancorare il cammino umano alla dignità dell’essere e soprattutto del suo modo di concepire l’economia come schiavitù rispetto al guadagno e alla speculazione, senza guardare e alle conseguenze sull’ecosistema e alle enormi disparità da esso favorite. Portando anche esempi in positivo, come quello detto Kaizen, anticipato dal fondatore della Panasonic, Matsushita ( e con la fondamentale esperienza italiana di Olivetti), che mira a sviluppare il potenziale intellettivo di tutti, compresi i lavoratori, favorendo il progresso di una ricerca multifunzionale e soprattutto sostenibile.
E proprio sul concetto di sostenibilità si chiude il discorso degli autori, che ne rintracciano le origini settecentesche (il tedesco Hans von Carlowitz) e ne approfondiscono gli sviluppi contemporanei, per tornare alla grande, meritoria “inattualità” di posizioni, come l’enciclica Laudato si’, che ha infastidito coloro che vorrebbero fare del profitto l’unico vero dio di questa terra. Una terra destinata alla distruzione proprio a causa di quella cieca fede nel profitto fine a se stesso.