Fatti
Il segretario regionale della Cisl del Veneto, Massimiliano Paglini, lo ha scritto ai consiglieri regionali: «C’è un’emergenza silenziosa che rischia di travolgere tutte le famiglie venete: l’insostenibilità delle rette delle Rsa schizzate a valori mai visti».
In Veneto, in 367 strutture, sono disponibili 35.831 posti letto per persone anziane non autosufficienti, 35.073 dei quali accreditati cioè quelli nei quali è spendibile l’impegnativa di residenzialità rilasciata dall’Ulss. A Padova i posti letto autorizzati sono 5.863, a Vicenza 7.050. L’aumento dei costi delle rette, che stime sindacali quantificano in 665 euro nell’ultimo biennio, l’invecchiamento costante della popolazione (il Veneto ha un quarto della popolazione con più di 65 anni), la difficoltà di trovare lavoratori nel settore socio-sanitario fanno del settore dell’assistenza uno delle maggiori preoccupazioni per chi amministra: «L’invecchiamento della popolazione apre scenari che chiedono una visione sistemica capace di risposte appropriate – sostiene Paola Roma, assessora regionale ai servizi sociali, famiglia, longevità – Decisivo sarà lavorare per lo sviluppo e il potenziamento dei percorsi di invecchiamento attivo, il rafforzamento dei percorsi di assistenza domiciliare integrata. Necessari la collaborazione istituzionale tra Ats, Comuni, Regione, Ulss ed enti del Terzo settore e il coinvolgimento delle autonomie locali nelle misure a favore della popolazione anziana, fragile e non autosufficiente».
Secondo l’assessora Roma le questioni aperte riguardano la copertura dei servizi e la piena attuazione della riforma della non autosufficienza perché «esiste una quota rilevante di cittadini, circa il 30 per cento, che rischia di non rientrare pienamente nella mappatura degli interventi e quindi ai margini del sistema».
Tuttavia l’approvazione da parte del Consiglio regionale del Veneto del bilancio regionale di previsione 2026-2028 ha lasciato aperto tutte le problematiche rispetto ai costi delle rette: «La maggioranza ha dimostrato poco coraggio – sintetizza Chiara Luisetto consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione sanità commentando l’esito delle votazioni a Palazzo Ferro Fini. – Il primo bilancio della presidenza Stefani non si discosta dalle scelte precedenti. A parte ripristinare i 400 euro come contributo alle persone seguite a domicilio, risorse da Fondo sociale europeo, la maggioranza non ha voluto, per questioni ideologiche, prendere in considerazione il nostro emendamento sulla rimodulazione dell’addizionale Irpef: chiedendo 9 euro al mese ai redditi più alti ci sarebbero state maggiori entrate per 210 milioni di euro da destinare alle famiglie venete che oggi si trovano a dover affrontare aumenti insostenibili delle rette nelle Rsa. Il nostro intervento avrebbe permesso di stanziare una somma fondamentale per dare ossigeno alle strutture e bloccare l’impennata delle tariffe a carico degli ospiti e dei loro familiari. Con lo slogan “non mettiamo le mani nelle tasche dei veneti” in realtà si costringono le famiglie venete a farsi carico di rette crescenti o dell’assistenza in casa delle persone fragili o con meno disponibilità. Quante famiglie possono permettersi 2.500-3.000 euro al mese per una retta?».
«La proposta alternativa presentata come intergruppo di opposizione, portare al 2,1 per cento l’addizionale Irpef per i redditi sopra i 50 mila euro, 4 euro al mese per i redditi oltre i 50 mila euro e 88 euro per quelli sopra i 100 mila, avrebbe portato introiti per 210 milioni e si sarebbero potuti destinare 57 milioni per dare risposta a tremila impegnative di residenzialità per gli anziani, praticamente a un quarto degli anziani che stanno attendendo l’ingresso in una casa di riposo – ribadisce Rossella Cendron, consigliera regionale de Le civiche venete – Abbiamo infatti 12 mila anziani che stanno attendendo un posto in Rsa ma senza copertura della parte sanitaria delle impegnative. Con altri 8 milioni si poteva azzera l’Irap alle Ipab, tassa impropria per chi ha finalità pubblica».
Per l’assessora Roma, però, «è pericoloso ridurre tutto solo a una questione di soldi e di posti letto quando è evidente che sia in atto una vera sfida sociale rispetto alle tre “I” che caratterizzano la società odierna: insicurezza, isolamento, individualismo. L’impegno della Giunta è agire su tutte le leve a disposizione».
In Italia ci sono 14,5 milioni di persone con più di 65 anni e circa 4 milioni non sono autosufficienti.
Secondo studi demografici nel 2042 il 10 per cento dei veneti avrà più di 80 anni (oggi sono il 7,9 per cento).