Fatti
Il 10 febbraio scorso si è celebrato il Safer Internet Day, importante occasione annuale internazionale per riflettere sulle sfide e i rischi imposti dalla navigazione in rete di bambini e ragazzi. Telefono Azzurro e Doxa hanno presentato un’interessante ricerca che ha confermato una percezione comune e radicata: non solo i ragazzi sono sempre connessi (e sostanzialmente fuori controllo), ma ormai stanno usando sempre più i diversi sistemi di intelligenza artificiale. Alla duplice domanda: “Conosci e utilizzi le principali chatbot di IA?”, hanno risposto rispettivamente il 74 e il 76% dei ragazzi di 14 e 15 e il 78 e 79% degli intervistati tra i 16 e i 18 anni. Uguale invece la percentuale (conoscenza e utilizzo) del 67% nei dodici/tredicenni.
Il numero, insieme a molti altri, è stato utilizzato sostanzialmente per cogliere la vastità del fenomeno e l’incredibile penetrazione di questi nuovi sistemi nella vita dei nostri ragazzi, particolarmente nei più piccoli. Offre però almeno altre due interpretazioni meritevoli di qualche rilievo. Tutti colpiti dal fatto che tre ragazzi su quattro usano l’intelligenza artificiale, ci stiamo dimenticando del restante 25%, che a distanza di tre anni dall’esordio pubblico di ChatGPT non utilizza per nulla questa tecnologia. Una buona notizia? Un piccolo resto che resiste nella sua verginità tecnologica? Temo di no. Personalmente la reputo una notizia preoccupante, soprattutto se riferita alla fascia più alta, quella tra i 16 e i 18 anni. Pensare che ci siano circa 800.000 ragazzi italiani (il 25% dei 3.300.000 degli italiani di quell’età) che nel 2026 non usano, anche solo per aiutarsi nei compiti o nell’organizzazione delle vacanze, un qualsiasi sistema di IA mi preoccupa. Dove vivono? Quale rapporto hanno con la tecnologia? Non la vogliono usare? Non ne hanno sentito parlare, visto che non leggono quotidiani e non vedono telegiornali? Non hanno la disponibilità economica necessaria? Sono così bravi a scuola che non hanno bisogno di ChatGPT? Oppure vanno così male (o forse non ci vanno proprio) che non hanno bisogno di questo aiuto?
La preoccupazione si rafforza se si vedono i numeri degli italiani senza cellulare o senza una connessione internet. I maggiori di 10 anni (età in cui – ahimé – arriva il primo smartphone) che non possiedono un cellulare sono circa 2.360.000. Il dato percentuale non spaventa (il 4% della popolazione) ma il numero assoluto è decisamente preoccupante: più di due milioni di persone, soprattutto anziani, sono esclusi dalla forma oggi più comune di comunicazione e dai moltissimi servizi ormai disponibili solo online. Secondo poi l’indagine ISTAT 2024, il tasso di utilizzo di internet è dell’86,2% della popolazione: più di 8.000.000 di persone sostanzialmente sconnesse.
Certamente internet e l’intelligenza artificiale non risolvono le esistenze, ma una nazione che ha milioni di anziani disconnessi e 800.000 ragazzi che non usano i sistemi tecnologici del momento dovrebbe farsi qualche domanda… Domande che dovrebbero nascere anche sull’altro dato che la ricerca ha messo in luce: sia nella fascia dei 14-15 anni, sia in quella 16-18, la percentuale di quanti dichiarano di conoscere l’intelligenza artificiale è inferiore di un punto rispetto a quella degli utilizzatori. Non pochi ragazzi usano una tecnologia che conoscono poco o niente. Quali sono dunque i problemi da affrontare davvero con urgenza e passione educativa? L’ampia diffusione della tecnologia o il fatto che intere sacche della popolazione non vogliono o non possono usarla? L’uso diffuso o l’ignoranza che non di rado accompagna tale diffusione? Forse, ai ragazzi che non usano o usano inconsapevolmente l’intelligenza artificiale, prima di parlare loro dei rischi di queste tecnologie, dovremmo fare venire loro la voglia di conoscerle e di usarle. Forse è proprio questo il modo migliore di rendere internet e l’IA sicuri.