Per gli appassionati di musica leggera, febbraio resta il mese di Sanremo, anche quando il Festival si fa attendere. L’edizione 2026 andrà in onda dal 24 al 28 febbraio, posticipata per lasciare spazio alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Torna Carlo Conti, ancora una volta conduttore e direttore artistico, chiamato a guidare il “dopo Amadeus”. Dopo anni di sperimentazioni, lo scorso anno Conti ha riportato il Festival su binari più classici, con ritmi serrati e una “sanremesità” rassicurante. Questa edizione, probabilmente l’ultima per il presentatore toscano, punta a una maggiore varietà musicale: dal rock al country, dal rap puro ai ritmi latini, con meno spazio ai tormentoni e più attenzione a canzoni strutturate e scritte “come una volta”.
Conti ha dichiarato di essersi ispirato a Pippo Baudo, per un Festival generalista che parli a tutti. Per questo è atteso un omaggio al conduttore scomparso lo scorso agosto, insieme ai tributi a Ornella Vanoni, Tony Dallara e Sandro Giacobbe, figure che hanno segnato decenni di storia musicale italiana.
A mancare sarà anche il più famoso direttore d’orchestra, diventato una vera e propria icona: Beppe Vessicchio. La sua improvvisa scomparsa lascia un vuoto enorme, perché era una figura capace di unire generazioni e linguaggi, diventato a sua insaputa virale grazie ai meme sui social a lui dedicati a ogni edizione. Sanremo perde così una delle colonne portanti, una presenza familiare, rassicurante e professionale.
Accanto a Conti, per tutte le serate, ci sarà Laura Pausini nel ruolo di co-conduttrice. Un nome che a Sanremo è legato anche per il debutto nel 1993, quando vinse tra i giovani con La solitudine, segnando l’inizio di una carriera internazionale. L’annuncio, arrivato qualche settimana fa al Tg1, ha suscitato entusiasmo ma anche qualche interrogativo: la Pausini torna all’Ariston in un momento complesso del suo percorso artistico e mediatico, in cui sembra aver esaurito l’ispirazione artistica per dedicarsi più alle polemiche che alla musica.
Ospite fisso di tutte le serate, in diretta da una nave da crociera ormeggiata al largo della costa ligure, ci sarà Max Pezzali, pronto ad accogliere l’eventuale partecipazione di Mauro Repetto, in una réunion che non sorprenderebbe nessuno: il “biondino degli 883” si è praticamente autoinvitato!
A riscaldare ulteriormente l’attesa ci pensa la politica: il senatore Maurizio Gasparri ha chiesto a Rai e Carlo Conti di dare più spazio a figure storiche della musica italiana come Mogol, Minghi, Bennato e Cocciante. Un appello presentato come difesa della tradizione, ma che inevitabilmente sposta il dibattito su un terreno politico e identitario, in un momento in cui il Festival è già sotto i riflettori. La conferma che il rapporto tra cultura e pressione istituzionale sta diventando sempre più delicato e la libertà di espressione, per artisti e intellettuali, appare sempre più fragile.
Questo Sanremo 2026 si configura già come un’edizione di transizione, apparentemente statica, che non ha il coraggio di osare: tra rinvii, addii annunciati, ritorni simbolici e tensioni esterne. Un Festival che prova a rinnovarsi senza perdere la nostalgia, e che ancora una volta racconta il Paese attraverso la sua musica: quell’Italia abitudinaria e condizionabile, che critica restando seduta in poltrona, senza fare la fatica di attivarsi per cambiare!