Idee
Da alcune settimane mi trovo a Monaco di Baviera, dove sto trascorrendo un periodo di ricerca, durante il mio percorso di studi dottorali.
Tra i desideri maturati in me, nel corso di queste giornate bavaresi, vi è senz’altro quello di continuare a partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale, motivo per cui, da alcune settimane, sto prendendo parte alla messa proposta dalla missione cattolica italiana della città. E questo momento, al di sopra di ogni mia aspettativa, è incredibilmente partecipato: tanti italiani, giovani, adulti, anziani e molti bambini prendono parte ogni domenica alla celebrazione, con coinvolgimento e fede viva.
Ma anche nella propria vita ordinaria la missione si costituisce come una comunità vera e propria: con un parroco, un consiglio pastorale e numerosi gruppi pastorali e formativi.
Mi ha stupito, lo ammetto, l’entusiasmo con cui vivono le proprie esperienze di fede queste persone così diverse e “distanti” fra loro, provenienti da ogni parte d’Italia e trovatesi riunite insieme spesso per motivi fortuiti e casuali. Mi sono interrogato sul loro “ingrediente segreto”, sul sale in grado di dare sapore alle loro iniziative e, in particolar modo, alla celebrazione domenicale, e credo che la differenza la faccia la loro scelta consapevole e rinnovata quotidianamente di essere e fare comunità.
È grazie al loro desiderio, divenuto poi scelta, di continuare a camminare nella fede che hanno reso un posto e delle persone inizialmente estranee una casa che potesse accogliere loro e le loro necessità di vita spirituale. Lo si percepisce anche solo partecipando alla messa.
È sorto allora inevitabile, in me, il confronto con la mia parrocchia di appartenenza, in Diocesi di Padova: come mai non percepisco così vivo e sentito il senso di comunità, a casa mia? Cosa ci manca, o cosa abbiamo perso, che possa rendere davvero la nostra chiesa una casa di spiritualità e il nostro centro parrocchiale un’oasi di fraternità? Forse, anzi, sicuramente, indosso le lenti della consuetudine: non mi rendo conto a pieno delle capacità della mia comunità di vivere insieme la gioia della fede perché vi sono abituato. Ma credo anche che forse, nella mia parrocchia, corriamo spesso il rischio di trascurare la portata della nostra scelta di essere comunità, dandola per scontata. Potremmo invece dedicarci a riscoprirne il valore autentico, riconoscendoci come persone diverse e senz’altro per certi versi “distanti”, proprio come gli italiani qui a Monaco, ma che hanno anche preso la decisione coraggiosa di camminare insieme lungo le vie del Signore.
E una prima occasione per celebrare la gioia di questa nostra scelta di vita comunitaria potrebbe essere proprio la messa domenicale, opportunità per incontrare il Signore insieme a coloro che, per desiderio, e non per necessità, sono diventati i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fede.