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Speciale acqua. Inquinamento e cattiva depurazione
Sulla base dell’indagine “Operazione fiumi” di Legambiente Veneto è questa la principale causa di inquinamento delle acque. Allarma la zona del Vicentino
MosaicoSulla base dell’indagine “Operazione fiumi” di Legambiente Veneto è questa la principale causa di inquinamento delle acque. Allarma la zona del Vicentino
Sono preziosi, ma spesso sono malati. Mala depurazione e glifosate sono i principali nemici dei fiumi veneti. Lo dicono i dati raccolti da Legambiente Veneto con “Operazione fiumi. Esplorare per custodire” che l’estate scorsa ha monitorato lo stato di salute dei fiumi più significativi della nostra regione: Brenta, Bacchiglione, Po, Adige, Livenza, Sile, Piave, Fratta Gorzone, Retrone e Dese che con numerosi altri affluenti e canali sono finiti sotto la lente di ingrandimento dei circoli territoriali di Legambiente. Su cinquanta punti totali campionati, il 54 per cento è risultato superare i limiti previsti per un buono standard di qualità delle acque. La cattiva depurazione è la malattia rilevata maggiormente: 29 punti monitorati nei 12 fiumi e corsi d’acqua, risultano inquinati o fortemente inquinati con valori di escherichiacoli (i batteri contenuti nelle feci) superiori a mille mpn/100ml, il limite massimo tollerato per le acque interne. Se volessimo prendere in considerazione il limite di qualità previsto per le acque di balneazione (non prevista per le acque di fiume) i punti a risultare non balneabili sarebbero ben 37. Le situazioni più critiche sono nel Vicentino dove i fiumi Retrone eBacchiglione spaventano: a Vicenza nel Retrone sono stati misurati dai laboratori di Arpav 241.960 unità di escherichia coli su cento millilitri d’acqua e nel Bacchiglione, sempre a Vicenza, 198.630 unità. Ma se nel Vicentino la situazione è da allarme rosso, problemi seri sono presenti anche nel Fratta Gorzone a Cologna Veneta dove le unità rilevate superano le 24 mila e per il Livenza con dei picchi di 12 mila unità a Motta di Livenza nel Trevigiano. La depurazionepresenta criticità anche per Adige, Brenta e Piave. Solo il Po sembra non superare mai i limiti. Per quanto riguarda gli inquinanti emergenti, Legambiente ha preso in esame il glifosate, l’erbicida di sintesi chimica più diffuso al mondo:le analisi condotte sui 50 campioni hanno rilevato glifosate oltre i limiti nel 26 per cento dei campioni. Un dato preoccupante perché residui di queste sostanze oltre che nelle acque si possono ritrovare in aria, suolo, sedimenti e di conseguenza nei prodotti alimentari.
La campagna itinerante ha coinvolto centinaia tra volontari e cittadini in attività di campionamento e analisi sulla qualità delle acque, nei rilevamenti morfologici e nel monitoraggio della river litter, vale a dire la presenza di rifiuti lungo le rive. Inoltre, i cittadini che hanno partecipato alle attività hanno potuto rendersi conto dell’importanza e della fragilità del sistema fiume, sistema che è messo a rischio anche dai continui tagli radicali di vegetazione lungo gli argini che possono compromettere l’ecosistema fluviale.
Nell’ultimo ventennio il 74 per cento dei disastri naturali al mondo è stato legato all’acqua e la frequenza è aumentata di quattro volte rispetto al 1980 a causa dei cambiamenti climatici. In Italia dal 2010-2020 in 507 comuni si sono verificati allagamenti da piogge con frane, blackout elettrici e altri danni a infrastrutture. Secondo l’indice di capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, l’Italia è̀ posizionata al ventesimo posto nell’Unione Europea.