Terra Santa: a Gerusalemme nascerà un centro di formazione per operatori sanitari e volontari
A Gerusalemme Est, grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, i Silenziosi Operai della Croce daranno nuova vita alla casa “Mater Misericordiae”, destinata a diventare un centro permanente di formazione per operatori sanitari, sociali e volontari. Metterà in rete realtà sanitarie cattoliche. Don Angelelli: “La cura può diventare linguaggio di pace”
A Gerusalemme Est, grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, i Silenziosi Operai della Croce daranno nuova vita alla casa “Mater Misericordiae”, destinata a diventare un centro permanente di formazione per operatori sanitari, sociali e volontari. Metterà in rete realtà sanitarie cattoliche. Don Angelelli, “la cura può diventare linguaggio di pace”
In una Terra Santa ferita dalla guerra e dalle divisioni, la cura può diventare spazio di incontro e riconciliazione. È l’obiettivo del progetto “Il plurale della cura: terapie e relazioni per la pace”, sostenuto con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e promosso dai Silenziosi Operai della Croce, che punta a rendere operativa la casa “Mater Misericordiae”, a Gerusalemme Est, come centro permanente di formazione per personale sanitario, operatori sociali e volontari.
La struttura, situata nel quartiere arabo di A-Tur, a ridosso della barriera di separazione israeliana, sarà un luogo di incontro e coordinamento per una rete di realtà cattoliche impegnate nell’assistenza e nella promozione umana nei territori del Patriarcato latino di Gerusalemme. In particolare, il progetto punta a mettere in rete diverse realtà socio-sanitarie e caritative cristiane – 9 strutture ospedaliere, 9 case per anziani e 11 organizzazioni a finalità caritatevole e umanitaria – presenti in Israele, Palestina, Giordania e Cipro. A settembre cominceranno i lavori di ristrutturazione. La durata stimata è di dodici mesi.
“La guerra lascia ferite profonde non solo nei corpi ma anche nelle relazioni. Per questo – afferma don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei – è necessario investire in percorsi di formazione e accompagnamento che aiutino a custodire l’umanità della cura. La cura, infatti, può diventare un linguaggio di pace e un terreno nel quale persone diverse, pur segnate dal conflitto, riscoprono ciò che le unisce. Attraverso l’8xmille i fedeli italiani sostengono un’opera che guarda al futuro e contribuisce a costruire ponti di fraternità proprio dove sembrano prevalere divisioni e sfiducia”.
Una volta completati i lavori di adeguamento degli impianti, la casa “Mater Misericordiae”, fondata nel 1977 in collaborazione con il Patriarcato latino di Gerusalemme, potrà accogliere attività residenziali e iniziative sul territorio. Il programma prevede tre moduli formativi annuali, in collaborazione con l’ufficio Cei, e cinque ambiti di approfondimento – umanizzazione, infermieristico, medico, sociale e volontariato – con l’obiettivo di favorire competenze professionali e relazioni capaci di superare diffidenze e divisioni. “Sostenere chi cura significa anche seminare speranza – conclude don Angelelli –. In un contesto segnato dalla sofferenza, la prossimità e la collaborazione tra persone e istituzioni possono diventare un segno concreto di pace e di futuro”.