Idee
«I friulani non saranno soli». Così titolava La Difesa del popolo nella copertina di domenica 16 maggio, riferendosi alla prima dirompente scossa di terremoto del 6 maggio 1976, che colpì il Friuli. E così avvenne: quelle parole sono state prese alla lettera dalla Diocesi di Padova, allora guidata dal vescovo Girolamo Bortignon, che sin da subito si è prodigata per coordinare gli aiuti materiali raccogliendo brande, materassi, tende, viveri e tanto altro. Dal centro di raccolta situato in Casa Pio X, in via Vescovado a Padova, partirono diverse decine di camion, destinazione Friuli, solo considerando i primi giorni dell’emergenza.
Ci si attivò per la raccolta di denaro attraverso la Caritas diocesana, di cui era segretario don Gino Brunello. Per questioni logistiche e non solo, erano stati coinvolti anche il Centro diocesano per le comunicazioni sociali e l’Ufficio missionario. Furono plurimi gli appelli lanciati dalla Chiesa di Padova per la raccolta di generi di prima necessità, a partire da quello diramato da mons. Alfredo Magarotto, vicario generale, che istituiva una Giornata di solidarietà per domenica 16 maggio. Non mancarono le parrocchie che si organizzarono autonomamente per inviare volontari e spedire materiali vari, medicinali e denaro, facendoli confluire direttamente all’arcivescovado di Udine o alla prefettura del capoluogo friulano. Anche gli scout e diversi istituti religiosi padovani si attivarono per andare incontro alle necessità dei terremotati.
La Diocesi di Padova realizzò un gemellaggio con le parrocchie presenti nelle località di Sedilis e Ciseriis (frazioni di Tarcento, nella Valle del Torre, in provincia di Udine) dove arrivarono – a partire dal 6 agosto per rimanere due anni – suore di alcune congregazioni presenti in Diocesi, chiamate a seguire anziani e bambini. In questi territori la distruzione arrivò all’80 per cento con la tremenda scossa del 6 maggio. Dove sorgeva la chiesa di Sedilis «irrimediabilmente lesionata» dal sisma, la Chiesa patavina finanziò la costruzione di una struttura che avrebbe accolto il “Centro comunitario”; così come a Ciseriis. A Sedilis si legge che dal 15 agosto si poté celebrare la prima messa in una tenda adibita a cappella (prima veniva fatta in scantinati).
Nelle due frazioni dal 10 maggio al 30 settembre 1976 hanno operato molti giovani, futuri medici e infermieri, legati al Cuamm. La stessa organizzazione era stata delegata per «raccogliere e selezionare le richiesta di volontari» e organizzare un campo lavoro nelle due località gemellate, con la presenza di numerosi volontari divisi in turnazioni (a Sedilis si parla di più di 600 volontari nel periodo estivo).
Una terza località viene menzionata successivamente tra quelle con cui la Diocesi realizzò un gemellaggio: Zomeais, sempre nel comune di Tarcento. Frasi come «ci avete dato la speranza» o «se non ci fossero stati i volontari non avremmo avuto nulla; a quest’ora ce ne saremmo già andati tutti» o «voi ci avete aiutato a restare», erano spesso pronunciate dai friulani e rivolte ai padovani. A Ciseriis e Zomeais la Diocesi aveva finanziato la costruzione di cinque prefabbricati e da più fonti emerge come la Caritas diocesana sollecitasse a trovare roulotte per gli sfollati delle tre località gemellate con Padova.
A ragion veduta si è parlato di una partecipazione corale di sacerdoti, laici, seminaristi, religiosi, scout, giovani e molti altri padovani, espressione di un territorio mobilitato e coordinato perlopiù dalla Chiesa di Padova: un’onda di solidarietà che raggiunse il Friuli ferito dal sisma del 1976.