Idee
«Oltre alla desolazione nel vedere tanta distruzione, ciò che mi ha colpito di più a pochi giorni dal sisma è stato l’atteggiamento e il comportamento della gente che viveva in quelle zone: non sentivamo lamentele e percepivamo una grande capacità di sopportare quello che aveva visto travolgere le loro vite. Vedevamo persone tristi, angosciate, molto abbattute ma non sfiduciate del tutto e sempre con una dignità straordinaria. Con ciò non c’era rassegnazione anzi: tra loro correvano voci di chi pensava già come ricostruire, come ripartire». È con questi pensieri che Ioannis Antoniadis inizia a raccontare i giorni vissuti da volontario a fianco della popolazione del Friuli, colpita dal devastante terremoto del 1976.
Antoniadis allora era un giovane trent’enne di origine greca, nato sulle colline poco fuori Olimpia. «Saputo del terremoto sono partito subito alla volta del Friuli, senza pensarci troppo perché sin da ragazzo in Grecia, a mia volta, ho vissuto l’esperienza traumatica di un forte sisma, capendo l’importanza della solidarietà e dell’aiuto immediato». Ioannis, dopo la prima scossa del 6 maggio, si è attivato con un piccolo gruppo di volontari padovani della parrocchia di Cristo Re di cui faceva parte, impegnato come volontario della San Vincenzo. «Quando siamo arrivati in Friuli, esattamente nella località di Forgaria, a una trentina di chilometri a nord-ovest di Udine, è stato straziante vedere tanta distruzione, con moltissimi edifici lesionati o diroccati». Antoniadis trascorre in loco due periodi di una decina di giorni, tra maggio e giugno. Entrambe le volte è stato impegnato in un centro allestito per l’emergenza per la distribuzione di cibo e vestiario provenienti da diverse parti d’Italia, anche dal Veneto: «Ero il responsabile della distribuzione e dell’organizzazione degli aiuti». Tra le situazioni che il giovane ha impresso nella mente e nel cuore, c’è quella di una donna anziana che offriva caramelle e dolciumi soprattutto ad altri anziani: «Un’immagine forte di vicinanza, di tenerezza, di un’umanità fatta di piccoli gesti capaci di strappare un sorriso».