Tra tweet virali, algoritmi e “flood the zone”, una riflessione sulla necessità di costruire paratoie cognitive per non lasciare che l’economia dell’attenzione spenga speranza e discernimento.
«Essere europei oggi significa fondamentalmente avere una giornata piuttosto bella fino alle 17 circa, quando la Casa Bianca inizia a pubblicare le cose più stupide che tu abbia mai avuto la sfortuna di leggere. Ogni. Dannato. Giorno». Questo tweet, pubblicato in inglese lo scorso 15 gennaio dall’account @GripenNews, ha superato in poche ore il milione di visualizzazioni. È vero. E non è solo Trump. In tanti ci sentiamo prigionieri di questa distorta economia dell’attenzione, nella quale anche la quotidianità più serena viene interrotta dall’irrompere di notizie brutte o grottesche, che però, data la loro importanza o il senso di pericolo che recano con sé, non possono essere ignorate. Gli algoritmi poi, per quel loro deviato criterio di efficienza riempiono di scenari di guerra, ingiustizie e atti di crudeltà pubblica soprattutto i cervelli di chi è più attento ai fatti del mondo. Non è solo la compulsione degli ossessivi informativi, ma l’architettura diabolica di una macchina cognitiva che spegne la speranza e aumenta un senso di catastrofe imminente. E allora conviene coltivare quella “competenza di sopravvivenza” descritta dal Washington Post lo scorso 2 gennaio e ripresa da Ester Viola nel Foglio, il “critical ignoring”, l’“ignorare critico”, cioè la capacità attiva e consapevole di saper indirizzare a comando il proprio sguardo. Come riassume efficacemente Viola, «qui bisogna cercare e saper riconoscere in mezzo all’inferno cosa non merita attenzione, prima che sia l’attenzione (l’inferno) a decidere per noi». Steve Bannon, guru di Trump, aveva così riassunto la tattica comunicativa dei populisti: “Flood the zone”, “allaga la zona”, cioè sovraccarica l’opinione pubblica “di escrementi” (aveva usato un’altra parola…). Credo sia giunto il tempo di costruire paratoie per proteggerci da queste alluvioni. Sì, anche con barriere tariffarie contro gli algoritmi tossici dei giganti del web della Silicon Valley.